Un film da non perdere stasera in tv: LADY MACBETH di William Oldroyd (lunedì 4 maggio 2020)

Lady Macbeth di William Oldroyd, Cielo, ore 21:10. Lunedì 4 maggio 2020. Prima tv.off_ladymacbeth_02Lady Macbeth, un film di William Oldroyd. Con Florence Pugh, Cosmo Jarvis, Paul Hilton, Naomie Ackie. Uk.
off_ladymacbeth_01Per il suo esoprdio nel lungometraggio, l’inglese William Oldroyd prende un romanzo del secondo Ottocento russo e lo sposta nel countryside d’epoca vittoriana. Con una giovane donna, malmaritata a un nobile debosciato, che finisce col buttarsi tra le braccia dello stalliere (ricorda qualcosa?). E sarà l’avvio di una serie di nefandezze. Più che in zona Macbeth, siamo dalle parti di Il postino suona sempre due volte. Impeccabile messinscena tra Terence Davies e Joseph Losey. Ma il film è fin troppo meccanico, senza molte sfumature. Ottimo sucesso al Torino Film Festival 2017. Lancio clamoroso di Florence Pugh: la si rivedrà in Midsommar e Piccole donne. Voto 6 e mezzo
Schermata 2017-06-15 alle 18.53.58Recensione scritta al Torino Film Festival 2017.
Un film che ha tutto per piacere al pubblico intelligente e riflessivo delle nostre arthouse: le ascendenze letterarie che ne garantiscono autorialità e artisticità, la smagliante messinscena, attori eccellenti di pura scuola british. Un period movie con ogni cosa al suo posto, i costumi, le atmosfere, le location, le scenografie, i decori, oltretutto senza scadere nell’esteriorità e nella sindrome chicchere-tappezzerie-e-merletti che affligge tanto cinema made in Uk. Il regista William Oldroyd, al suo primo lungometraggio dopo un paio di corti e parecchio teatro, più che a Downton Abbey guarda grazie a Dio ai film in costume belli e crudeli di Terence Davies, Stanley Kubrick (Barry Lyndon) e soprattutto Joseph Losey (Messaggero d’amore, con cui Lady Macbeth ha non pochi punti di contatto). Inquadrature perlopiù a camera fissa e simmetriche, assai Terence Davies, a raggelare e conferire severità a una vicenda che rigurgita di peccati carnali e sangue. Oldroyd e la sua sceneggatrice Alice Birch han preso un romanzo del secondo Ottocento russo, Lady Macbeth del Distretto di Mcensk di Nikolai Leskov, e l’hanno spostato nel countryside in epoca vitoriana. Come si evince dal titolo, foschissima vicenda, anzi truculenta, con una giovane donna malmaritata a un nobilastro di campagna malvagio e debosciato che la disprezza e neanche ci fa l’amore (tutt’al più la fa sbiottare per poi masturbarsi guardandole il sedere). Il suocero, il padrone del castellotto e della tenuta, è se possibile anche più stronzo. Stronzo e misogino. Chiaro che quando all’orizzonte le spunta uno stalliere di gran fulgore fisico lei non ci metta granché a portarselo a letto rotolandosi tra le lenzuola con soddsfazione. E mentre il marito è via la passionaccia divampa. La discesa verso il baratro, abiezione dopo abiezione, sarà veloce e inarrestabile. Più che Lady Macbeth, una dark lady genere Lana Turner del Postino suona sempre due volte che tutti usa e soggioga. Nonostante la notevole messinscena il fim appare alquanto meccanico nella sua progressione, fin troppo prevedibile e con pochi momenti davvero sorprendenti. Il regista ha il merito di non aduggiarci con i soliti tempi lunghi e i ritmi contemplativi del period movie. Qui si va per le spicce, grazie anche a una sceneggiatura encomiabile per sintesi e uso dell’ellisse. Molti dettagli non strettamente necessari son spazzati via, molto vien lasciato all’intuito dello spettatore. Una qualità che però nell’ultima parte si rovescia in limite. I colpi di scena degli ultimi venti minuti si susseguono rapidissimi e anche inesplicati, con forzature oltre il giusto e il consentito. L’impressione è di un buonissimo prodotto un po’ troppo programmato e calcolato, con personaggi senza troppe sfumature e ambiguità, come in un melodramma operistico. Film di molte belle cose, ma è troppo presto per gridare alla scoperta di un autore.

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