Il film da riscoprire stasera in tv: RISATE DI GIOIA di Mario Monicelli (sabato 9 maggio 2020)

Risate di gioia di Mario Monicelli, Rai Storia, ore 21:10. Anche su RaiPlay e YouTube.
Quando lo gira – corre l’anno 1960 – Mario Monicelli è reduce dal doppio successo dei Soliti ignoti e La grande guerra (Leone d’oro ex aequo a Venezia). Ma Risate di gioia, che pure riunisce per la prima volta al cinema la clamorosa coppia Anna Magnani-Totò che tanto teatro di rivista aveva praticato insieme, non convince i critici e ancora meno il pubblico. Adesso, come spesso capita, è considerato un titolo imprescindibile della nostra commedia nella sua versione più amara. Nonostante il titolo, Monicelli lo definiva “un film triste, molto triste”, con quel ritratto di donna ingannata, usata, manipolata dagli amici e anche dall’uomo da cui pensa di essere amata: non diversamente dalla di poco precedente Cabiria felliniana, come tante donne sconfitte del cinema di Antonio Pietrangeli. Monicelli comunque conferisce la sua carica acida, il suo tono mai remissivo a questa storia tratta da un paio dei Racconti romani di Alberto Moravia e sceneggiata dalla grande Suso Cecchi d’Amico (fu lei a proporre il progetto a Monicelli).
È la notte di Capodanno a Roma. Gioia detta Tortorella, generica di Cinecittà, si appresta a raggiungere con Umberto, collega di lunga data nei gironi più bassi del sistema cinema, alcuni amici per il cenone. Ma quelli non si presentano all’appuntamento stabilito in piazza Esedra: Tortorella scoprirà più tardi che i miserabili l’hanno mollata per non averla come tredicesima a tavola. Incomincia la sua notte di vagabondaggio con Umberto in una Roma meravigliosamente vuota, mentre ai due si aggiunge il più giovane Nello, balordo che ha stabilito con Umberto un accordo segreto per mettere a segno tra una portata e l’altra e un brindisi e l’altro qualche colpo ai danni dei festeggianti. Passeranno dalle trattorie proletarie ai palazzi aristocratici, poi arriverà l’alba e non sarà un happy end. Commedia drammatica su due perdenti che Anna Magnani e Totò sanno restituire in tutta la loro complessità e ferita umanità. Ma sempre con la risata pronta a erompere perché nonostante tutto siamo in Monicelli, siamo nella commedia all’italiana. Sono infiniti i meriti del film, ma basterebbe la presenza di quei due attori immensi per giustificarne la visione. Magnani, qui con capigliatura bionda, è Magnani, Totò è come prosciugato, essenzializzato, mai una ridondanza, mai una smorfia di troppo. E quando rifanno un numero cantato del loro periodo di rivista si fatica a trattenere l’applauso. Il terzo è Ben Gazzara. “Si dimostrò bravissimo”, ricordava Monicelli. Battuta memorabile: La società è fracica, fracica! Lo capisci?”, urla Gioia a Umberto.

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