Un film-capolavoro stanotte in tv: È DIFFICILE ESSERE UN DIO di Aleksey Jurevic German (sabato 9 maggio 2020)

È difficile essere un dio (Trudno byt’ godom) di Aleksey Jurevic German, Rai 3/Fuori orario, ore 2:10. Sabato 9 maggio 2020.

Opera postuma del regista russo di Il mio amico Ivan Lapshin. Un capolavoro annunciato, l’evento del festival di Roma 2013 (ancora regnante Müller, mica Monda). Tre ore sublimi al limite del sostenibile, in bianco e nero che più alto-autoriale non si potrebbe, un oggetto cinematografico di incerta identità che sta tra la fantascienza e il viaggio nel tempo, e nel tempo oscuro e ferrigno di un medioevo immaginario e terribile. Alla base ci sarebbe un romanzo di sci-fi sovietica, ma è inutile rintracciare qui una qualsivoglia storia: di quel che vediamo sullo schermo poco si capisce e poco c’è da capire. Un universo di mostruosità, disfacimenti, putrefazioni, fango, merda, piscio, budella e squartamenti. Un film che ti fa sentire la puzza della nostra umana bestialità. Apparentabile a certe parti del Faust di Sokurov, ma più radicale, folle, di un estremismo febbricitante e come sotto delirio indotto da ostanze psicotrope. Un cinema aristocraticamente orgoglioso della propria differenza e inaccessibilità. Non ne sono caduto innamorato, ma ammirato sì, e folgorato dal titanismo dell’impresa, dall’immane danse macabre che il talento di Jurevic German ci rovescia addosso.

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