Un film di culto stasera (tardi) in tv: CERIMONIA SEGRETA di Joseph Losey (lun. 18 maggio 2020)

Cerimonia segreta di Joseph Losey, Iris, ore 1:16. Lunedì 18 maggio 2020.
Disgraziatissimo film di Joseph Losey incastonato come un epico fallimento tra le mitologiche collaborazioni con Harold Pinter sceneggiatore: dopo L’incidente e il capolavorissimo Il servo e prima di Messaggero d’amore. Del 1968, è anche il secondo girato da Losey con la superstar Elizabeth Taylor, una Taylor fisicamente debordante, dopo l’ultracamp e stracultistico Boom – La scogliera dei desideri. Si scrisse tutto il male possibile di Cerimonia segreta, tant’è che il pubblico se ne scappò a gambe levate, a parte i soliti irriducibili entusiasti del regista e del suo cinema ambiguo, lurido e barocco, elegante e sordido, pieno di allusioni e perversioni segrete. Senza Pinter stavolta Losey non ce la la mantenersi funambolicamente sul filo e precipita nel kitsch. Che però è anche la ragione per cui Secret Cerimony resta massimamente godibile, con quel suo interno-inferno di famiglia dove non si capisce chi sia a recitare e mentire e chi no, chi sia la vittima e chi il carnefice. In un gioco della parti dove la simulazione corrode ogni possibile verità, dove la maschera prevale sul volto fino a distruggerlo e renderlo inintellegibile. Passioni illecite in un soffocato scenario, in un “a porte chiuse” dove precipita tanto teatro novecentesco, da Pirandello a Tennessee Williams passando per O’Neill.
La giovane Cenci (Cinzia nell’edizione italiana), colpita dalla somiglianza della prostituta Eleonora con la madre morta, decide di ingaggiarla perché reciti la parte della defunta agli occhi di zia e cugina. Ma dovrà fare i conti con il patrigno Richard, e alle di lui mire incestuose. Ecco, la perversione di famiglia è servita, e le conseguenze saranno drammatiche. Liz Taylor gigioneggia e istrioneggia alla grandissima, Mia Farrow fa l’acqua cheta, mentre al glorioso e assai poco convinto Robert Mitchum tocca la parte del patrigno porco. Che forse tale non è.  Joseph Losey al solito inocula il perturbante, suggerisce ambiguità e vizi, ci rende diffidenti di ogni dichiarata innocenza. Da recuperare.

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