Il film imperdibile stasera in tv: IL RISOLUTO di Giovanni Donfrancesco (venerdì 29 maggio 2020)i

Il risoluto, un docufilm di Giovanni Donfrancesco, Rai 3/Fuori orario, ore 1:15. Venerdì 29 maggio 2020. Da domani su RaiPlay.
Proiettato a Venezia 2017 alle Giornate degli Autori e da quel momento entrato, attraverso il passaparola tra i critici più curiosi e attenti al differente (lasciate perdere i recensori del salotto buono), tra i film-che-proprio-non si-possono-perdere. Fluviale – 160 minuti – a rispettare il tempo della confessione e della memoria, dell’orgoglio e del pentimento, dell’esaltazione e della colpa del suo protagonista unico, l’ottantasettenne Piero Bonamico. Il quale nella sua casa di Barre, Vermont, nel mezzo di uno scenario naturale maestoso e innocente, racconta in una personale lingua angloitaliana non solo di come sia arrivato lì nei primissimi anni Cinquanta dal nostro (e suo) paese, di come abbia conosciuto la moglie Lee Aura, della vita passata da allora con lei, del suo essere ormai parte della comunità presbiteriana locale, ma anche del prima. Prima di quella vita americana, di quando era giovane a Genova. Di quando, neanche quindicenne, ragazzino sottoproletario, si arruolò in tempo di guerra, o venne arruolato da uno di quegli amici pericolosi che ti cambiano la vita, tra i Risoluti, una banda di fascisti pescati nel milieu criminale. E decisi, fino alla ferocia animale, a tenere il territorio ‘pulito’ dai partigiani, dai dissidenti, dagli ebrei. Mentre fuori campo il filmmaker Giovanni Donfrancesco lo interroga, cerca di trovare il varco per smontare le sue difese, indurlo a dire finalmente quanto ha nascosto per tutta la vita, Piero si offre alla macchina da presa ora confessando, ora ammettendo, ora cercando di scappare da sé e dal proprio passato. In una partita di verità e simulazione spesso inscindibili, in un gioco che ricorda quello, paradigmatico, del gatto con il topo, anche se non si capisce chi tra il regista e colui che racconta sia l’uno e l’altro. È la sincronizzazione della macchina da presa sul tempo del racconto, e forse sull’inconscio da cui il racconto erompe, a rendere differente questo film e così conturbante. Ecco le rievocazioni di fatti e misfatti, violenze su innocenti (le incursioni nelle case degli ebrei ricattando e cercando soldi e oro), esecuzioni, massacri. Un ragazzino mostrificato. Da chi? Da cosa? Dalla manipolazione della propaganda fascista come lascia intendere lui? O è il male ancora una volta a emergere come un dato naturale e misterioso, inintellegibile nella sua origine? Guardando Piero, ascoltandolo, non si può non pensare a Hannah Arendt – e non ditemi che è ovvio -, a quella categoria della banalità del male da lei elaborata assistendo al processo di Gerusalemme contro Eichmann. Il Risoluto è uno dei rari casi in cui il nostro cinema sia andato a indagare l’altra parte, quella che non fu virtuosamente antifascista e resistenziale, il cuore di tenebra degli italiani che invece minacciarono, uccisero, depredarono, violentarono, che del fascismo più radicale fecero la propria personale bandiera nera dietro la quale liberare i più distruttivi e peggiori istinti. Difficile in alcuni momenti distinguere in Piero il delirio e la mitomania dal reale, dalla testimonianza fedele. Come quando assicura di aver visto il molto chiacchierato e mitizzato tesoro del Fascio affidato nella curia di Milano al cardinale Schuster. Se il fascismo fu biografia della nazione, Il Risoluto ne è un frammento indispensabile e oscuramente illuminante.

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