Film imperdibile stasera in tv: LEZIONI DI PIANO di Jane Campion (domenica 31 maggio 2020)

Lezioni di piano (The Piano) di Jane Campion, 1993. Cielo, ore 21:20, domenica 31 maggio 2020.
Non che passi spesso in tv, anzi. Allora occasione da afferrare quella di stasera, sperando che Cielo non mandi in onda una copia tagliata e o di miserrima qualità come spesso (gli) capita. Intanto, celebriamo il cinema al femminile che non ha bisogno di quote rosa né di protezionismi di genere e indulgenze speciose e ancora meno di retoriche metooiste per farsi valere perché se ne sta benissimo in piedi, e negli annali della storia dei film, per forza propria. Jane Campion è un’autrice che senza troppo urlare ha abbattuto barriere e divelto soffitti di cristallo come poche altre, che si è portata a casa una strameritata Palma d’oro più innumerevoli altri riconoscimenti qua e là per il mondo, Oscar compresi, semplicemente realizzando con Lezioni di piano un classico assoluto. Senza ideologismi e melliflue dichiarazioni d’intenti, cercando e trovando dentro di sé una visione di cinema che fosse insieme di genere e universale. Che film, nel quale uno sguardo selvaggiamente romantico (Emily Bronte ora e sempre)  si unisce a un’energia tellurica, a una femminilità primigenia che invade e plasma il mondo e lo restituisce trasfigurato nella rappresentazione. Quanto Lezioni di piano sia stato importante per il cinema, e per le donne che il cinema lo fanno o lo vogliono fare, lo dimostra il recente e non così soddisfacente Ritratto della giovane in fiamme, in cui la regista francese Céline Sciamma cita scopertamente la scena iniziale, quella dell’approdo tra i flutti di Ada, la protagonista del film di Jane Campion, con il suo pianoforte (in Sciamma a sbarcare e a essere quasi travolta dal mare è una pittrice-ritrattista con gli strumenti del suo mestiere). Anche, quello di The Piano – tale il titolo originale – un cinema d’autore – d’autrice – che sa essere popolare, nel suo riproporre senza falsi pudore la forma del melodramma più fiammeggiante e sregolato.
Ottocento, Nuova Zelanda. Dalla Scozia arriva Ada con il suo pianoforte e la figlia per sposare un colono britannico. Ada soffre di mutismo dall’infanzia, il suo linguaggio è la musica, il suo mezzo per esprimerlo è quello strumento che si è portata nel nuovo mondo, un pezzo di sé, il suo prolungamento. Metafora enorme, quella del pianoforte, che sta anche a significare una sessualità ingorgata che non ce la fa a incanalarsi altrimenti, la sessualità femminile malcompresa se non apertamente repressa, blindata. Se il promesso sposo fatica a accettare quella donna venuta da lontano, sarà invece un outsider, un altro uomo venuto dall’Inghilterra ma come separato dai suoi connazionali, autorecluso in un mondo a parte spalancato solo sulla natura e la cultura misteriosa dei maori, a sincronizzarsi su Ada. Con una scena di sesso tra lei e il selvatico quanto irresistibile Baines come pochi registi uomini avevano osato realizzare e che resta ancora oggi l’indelebile marchio di questo film grandissimo eppure rimasto unico e anche sterile (Jane Campion non si sarebbe mai più espressa allo stesso livello e troppo presto avrebbe rinunciato a girare film dedicandosi a serie anche importanti, ma non abbastanza da non farci rimpiangere quello che ci siamo persi al cinema). Cinema sbilenco e forsennato il suo, che sembra venire dal profondo della terra e dell’acqua, materico, un corpo a corpo continuo con i personaggi, gli ambienti, lo stesso spettatore. Da rivedere, Lezioni di piano, adesso che da quel 1993 sono passati 27 anni, per collocarlo definitivamente sullo scaffale alto dei capolavori. Con Holly Hunter (Oscar) e un Harvey Keitel al suo massimo storico. Più Sam Neill e Anna Paquin.

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