Film-capolavoro stasera in tv: CRONACA FAMILIARE di Valerio Zurlini (sabato 13 giugno 2020)

Cronaca familiare di Valerio Zurlini (1962), Rai Storia, ore 21:10. Sabato 13 giugno 2020.
Chi mai se lo ricorda, questo remoto film dell’altrettanto dimenticato e violentemente rimosso dalle memorie cinefile Valerio Zurlini? Eppure – correva l’anno 1962 – Cronaca familiare vinse a Venezia il Leone d’oro ex aequo con un giovane, semisconosciuto autore di nome Tarkovsky e il suo L’infanzia di Ivan. Tant’è che quando Cronaca familiare fu riportato alla luce, letteralmente riesumato, al Locarno Festival 2014 nell’ambito della (meravigliosa) retrospettiva dedicata alla Titanus, tutti ne rimasero abbagliati come di fronte a uno splendente quanto inatteso reperto archeologico. E furono soprattutto i critici stranieri ad amarlo e a promuoverlo immediatamente a capolavoro imprescindibile. Stasera Rai Storia lo propone nella sua versione lunga di 110 minuti, non in quella tagliata e presentata non senza polemiche a suo tempo in sala di un’ora e mezza.
Portando sullo schermo l’omonimo romanzo del realista e socialista Vasco Pratolini, allora scrittore assai celebrato e anche assai letto e venduto e comprato, Valerio Zurlini più che il lato engagé di affresco sociale privilegia quello intimo dei due protagonisti, fratelli fiorentini presto divisi dopo la morte della madre e cresciuti in ambienti diversi e opposti. Il maggiore, Enrico, diventerà un gionalista impegnato a sinistra nel clima di ricostruzione dell’Italia postfascista e postbellica, il minore, Lorenzo, verrà invece allevato da una ricca famiglia mutuandone costumi e privilegi. Ma sarà colpito da una malattia mortale, diventerà l’anello debole di un’intricata relazione familiare (e fraterna, e squisitamente maschile) ricostruita e rievocata nel film in tutti i suoi passaggi da Enrico attraverso una serie di flashback. Un film anomalo per quei tempi, del resto è tutto il cinema di Valerio Zurlini a esserlo: diverso, non classificabile, non riconducibile a nessuno dei formati del nostro cinema d’autore. Qualche critico illustre (forse il sommo Pietro Bianchi? o era Tullio Kezich?) elogiò l’accurata ricostruzione della Firenze entre deux guerres citando come riferimento figurativo Ottone Rosai. Memorabili protagonisti Marcello Mastroianni (il maggiore) e Jacques Perrin (il minore), attore-feticcio di Zurlini – lo troviamo anche in La ragazza con la valigia e nel tardo Deserto dei Tartari – destinato a diventare produttore indipendente nella sua Francia. Presenza, quasi un fregio araldico, di Salvo Randone.

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