Venezia Festival 2020. Recensione: NUEVO ORDEN (Ordine nuovo), un film di Michel Franco. Servi e padroni a Mexico City

Nuevo Orden (New Order; Ordine nuovo) di Michel Franco. Con Naian González Norvind Diego Boneta, Mónica del Carmen, Fernando Cuautle, Darío Yazbek, Roberto Medina, Patricia Bernal, Lisa Owen, Enrique Singer, Eligio Meléndez, Gustavo Sánchez Parra. Messico. Concorso Venezia 77.
Già premiato due volte a Cannes, il messicano Michel Franco sbarca a Venezia con un film che conferma in pieno la sua fama di cineasta della crudeltà e della minaccia. In un Messico futuro molto possibile e vicino scoppia la rivolta contro la classe dei privilegiati, mentre cellule segrete e deviate dell’esercito fanno il loro sporco gioco. Ma nessuno, a parte qualche buono e giusto, può dirsi innocente, non i borghesi, non i rivoltosi. Un film allarmante che meriterebbe un premio. Voto 7 e mezzo
Basso indice di gradimento da parte di pubblico e gran parte della stampa. A mio parere invece, e non per giocare al solito gioco del contrarian, tra le meglio cose del concorso. E se non ci fossero in agguato per il Leone d’oro il superfavorito ma temo sopravvalutato Nomadland e l’ancora più sopravvalutato Le sorelle Macaluso, questo Ordine nuovo (o Nuovo ordine se vi sembra suoni meno lugubre) sarebbe da palmarès. Invece zero chance (se bisogna consacrare una regista please il Leone datelo alla bosniaca Jasmila Žbanić di Quo Vadis, Aida? o alla Mona Fastvold di  The World to Come).
In questo film  del già assai rispettato e conosciuto regista messicano Michel Franco – vittoria nel 2012 a Un certain regard a Cannes con Despues de Lucia e nel 2015 un altro premio sempre a Cannes, e stavolta nel Concorso, per la migliore sceneggiatura al suo Chronic – torna uno dei temi forti del cinema da festival e arthouse degli ultimi anni, il rapporto servi-padroni qui svoltato, più esplicitamente che in Parasite, in lotta di classe. O meglio rivolta dei servi (e dei poveri) contro i padroni (e i ricchi).
Ordine nuovo è un film distopico nel senso di approntare uno scenario i cui germi e premesse sono già tutti qui e ora. Appropriazione da parte di Franco dei codici di un genere ormai dilagante per ri-raccontare la dicotomia, la polarità (eterna?) tra servi e padroni in un mondo, in un cultura, in un continente come quello latinoamericano dove hanno trovato storicamente posto la borghesia più retriva e predatrice e, specularmente, una schiera di servi al limite della schiavitù. Ma pur nei modi del cinema distopico (e dell’action-thriller) e in una produzione assai più ricca dei suoi lavori precedenti, Michel Franco resta fedele al proprio cinema della crudeltà e dell’impassibilità fenomenologica, poiché anche lui si colloca tra gli autori ipnotizzati dal male e dalla sua rappresentazione (inutile fare i soliti nomi, che tanto li conoscete bene).
Ricevimento di nozze in una villa dei quartieri alti di Mexico City. Presente, a festeggiare gli sposi, l’élite, ovvero la casta degli affaristi di regime, dei collusi con il potere politico e dei militari. Segnali di minaccia intanto arrivano come attutiti, acqua con vernice verde dai rubinetti, echi di proteste in città, traffico impazzito. Finché dal muro di protezione ecco irrompere uomini armati, guerriglieri o forse criminali comuni o forse l’una e l’altra cosa, gente che brandendo le armi si fa consegnarte tutto, soldi, gioielli, orologi, oggetti di valore. Si sparerà, ci saranno vittime. Solo l’inizio del caos in cui piomberanno presto la città e l’intero paese. Al massacro è scampata la sposa, uscita poco prima con un servo fedele per raggiungere in un quartiere lontano un ex domestico e consegnargli i soldi necessari per una costosa operazione della moglie. Queste le premesse da cui si dipanerà un complesso intreccio politico e sociale con passaggi e esiti di una brutalità inaudita. Una cellula deviata o forse no, solo segreta, dell’esercito che agisce come una banda criminale, un’altra cellula rivale, e ancora: servi e padroni ora vittime ora carnefici, ora manipolati ora manipolatori. Credo che Nuevo Orden non sia piaciuto granché perché privo di ogni tono consolatorio. Non si salva nessuno o quasi. Se la borghesia corrotta e predatrice è colta da Michel Franco in tutta la sua abiezione, nemmeno certi servi o proletari sono figure da encomio, anzi. Difficile parteggiare per qualcuno, se non per i pochi onesti e buoni che verranno stritolati dagli eventi.
Michel Franco presenta in forma distopica uno scenario sempre possibile in America latina (il finale è agghiacciante ma credibile purtroppo), cogliendo tutte le infamie e l’arroganza di un mondo, di una classe, che immagino conosca molto bene. Film incalzante e coinvolgente, con modi qua e là di cinema di genere ma senza perdere la sua cifra autoriale, e sarà stata probabilmente anche questa natura ibrida ad allontanare pubblico e critica. L0 avevamo già visto nell’esemplare Parasite, qui troviamo la conferma: oggi la rivolta di chi non ha verso chi possiede troppo non passa attraverso la policizzazione, la teoria e la prassi rivoluzionanarie con un’avanguardia a trainare e indicare strada e strategia. Oggi lotta di classe almeno al cinema vuol dire appropriazione-predazione brutale dei beni dei ricchi da parte di chi ne è privo: in un facile ma non fuori luogo gioco di parole si potrebbe dire: non si tratta più di comunismo, ma di consumismo. E più che la coscienza di classe a fare da propellente alla rivolta sono l’invidia di classe, il risentimento, il rancore. Assistendo alla scena dei ricchi intrappolati di Nuevo Orden non si può non pensare all’Angelo sterminatore di Buñuel. Anche lì una borghesia messicana incastrata senza via di uscita in un luogo chiuso, ma se la minaccia per il grande Luis si traduceva nel simbolo dell’angelo, qui si incarna ben pià concretamente e senza più mediazioni metaforiche in uomini armati pronti a far scorrere il sangue.

Questa voce è stata pubblicata in cinema, Container, Dai festival, festival, film, recensioni e contrassegnata con , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.