Film da non perdere stasera in tv: PAOLO E FRANCESCA di Raffaello Matarazzo (giov. 25 marzo 2021)

Paolo e Francesca di Raffaello Matarazzo (1950), Rai Storia, ore 23:15. Giovedì 25 marzo 2021. Anche su RaiPlay.
Dante Dante Dante! Si ritiene, ma come avran fatto a calcolarlo gli studiosi?, che sia stato un 25 marzo il giorno in cui il signor Alighieri da Firenze intraprese il suo viaggio nell’oltremondo, viaggio da cui sarebbero scaturiti la Commedia e un’infinità di archetipi, non solo narrativi, della cultura d’Occidente. Ora, a me inesperto sfugge il senso di fissare nel calendario e negli annali una data che attiene all’immaginazione di un poeta, non alla cronaca, non alla storia, ma tant’è. Mi arrendo. Chi sono io, parafrasando un altro illustrissimo signore, per mettere in discussione tutto questo? Si è stabilito che oggi 25 marzo sia il DanteDì, la giornata nazionale di celebrazione dei sette secoli dalla morte dell’Alighieri. E va bene così. Tutto questo per arrivare a dire come Rai Storia, riempiendo i suoi palinsesti di oggi di cose dantesche di vario tipo, abbia anche riesumato da chissà quali catacombe di Cinecittà questo film del 1950 di Raffaello Matarazzo, un Matarazzo non ancora esploso come dominus del melodramma popolare (Catene, I figli di nessuno ecc.) ma già solidissimo e affidabile artigiano. Qui si prende la storia di Paolo e Francesca rievocata da Dante e la si ricostruisce romanzando e inventando e immaginando, come si usava allora nel cinema-cinema, in America e in Europa. Sicché adesso non scandalizziamoci se il nuovo Leonardo televisivo di Rai 1 di produzione Lux Bernabei a sua volta aggiunge e romanza e inventa: non è che l’ultimo esempio di una lunga e pure illustre tradizione di tradimenti a fini di spettacolo e intrattenimento. Le lezioni di filologia lasciamole alle accademie, grazie.
La cifra dominante dell’operazione matarazziana di Paolo e Francesca è quella del melodramma di passioni incandescenti e ovviamente fatali, amori dannati e tradimenti delibati fino alla perdizione. Con un messinscena illustrativista di calzamaglie e alabarde magari goffa, ma certo consapevole – anche per diffusa cultura liceale-classica tra coloro che allora lavoravano nel cinema come autori, sceneggiatori, registi, scenografi – di come fossero stati, in quel Trecento tra Rimini e Ravenna, i modi, gli usi, i costumi, intesi anche nell’accezione vestimentaria, gli ambienti. Una sapienza figurativa che ha sempre distinto il nostro cinema, anche nelle sue produzioni non alto-autoriali. Certo, i dialoghi, le facce, le posture di questo peraltro incantevole Paolo e Francesco sono da fotoromanzo, anche se c’è da chiedersi se non vi preesistano, se non appartengano invece a uno specifico linguaggio del nostro cinema cui poi il fenomeno del fotoromanzo attingerà. La storia è nota o almeno dovrebbe esserlo. Per porre fine all’eterna guerra tra i Malatesta di Rimini e i Da Polenta di Ravenna la ragazza Francesca (Da Polenta) viene data in sposa a Gianciotto (Malatesta). Ma l’amore di lei, peraltro ricambiato, è per il più giovane fratello di lui, Paolo, e come ci dice Dante sarà tragedia e peccato per i due amanti. Che qui sono Odile Versois, sorella maggiore di Marina Vlady, bellissima (cui presta la voce la Grande Dame, insieme a Tina Lattanzi, del nostro doppiaggio, Lydia Simoneschi) e Armando Francioli. Giovine di bell’aspetto che poi farà carriera negli sceneggiati televisivi e nei caroselli come mai dimenticato ‘Uomo in Lebole’ e morto lo scorso aprile a quasi 101 anni. Gianciotto è Andrea Checchi. Roberto Murolo è il giullare di corte!, e anche questo contribuisce allo status cultistico di Paolo e Francesca. Film da adottare, subito.

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