Film imperdibile stanotte in tv: STILL LIFE di Jia Zhangke (venerdì 2 aprle 2021)

Still Life di Jia Zhangke, Rai 3/Fuori orario, ore 1:20. Venerdì 2 aprile 2021. Da domani su RaiPlay.
Ormai perfino la critica più pigra e restia a cambiare le sagome del proprio olimpo cinematografico considera il cinese Jia Zhangke un autore enorme, imprescindibile. Ma c’è voluta tutta la potenza di fuoco del festival di Cannes, che nel corso degli anni Dieci ha presentato ben tre suoi film in concorso, Il tocco del peccato, Al di là delle montagne e I figli del Fiume giallo, per consacrarlo davvero, per vincere le residue esitazioni di tanti ras e boss della recensione. Gli stessi che avevano storto il naso quando a Still Life di Jia Zhangke, arrivato in concorso a Venezia 2006 all’ultimo minuto (fino a quel momento il programma parlava di film-sorpresa), si portò via il leone d’oro. E in tanti a chiedersi tra lo scandalizzato e lo stupefatto chi fosse quello sconosciuto e “non sarà stata un’esagerazione premiarlo?”. E quanti a prendersela rumorosamente o silenziosamente con l’allora direttore della mostra Marco Müller troppo sensibile, secondo loro, alle ragioni cinesi. Invece i fatti avrebbero poi dimostrato come lui e la giuria di Venezia 2006 presieduta da Catherine Deneuve avessero visto giusto e lontano.
Still Life, dunque, di uno Jia Zhangke allora pressoché sconosciuto al di fuori della Cina e di una ristretta cerchia di addetti ai lavori. Opera oggi da vedere e rivedere per come fissa modalità narrative e stilistiche, e interessi di contenuto, del suo autore. Che, seguendo le vicende minime di un uomo e una donna alla ricerca dei loro ex partner (lui, minatore, vuole ritrovare moglie e figlia che non vede da 16 anni, lei, signora borghese, vuole accertarsi se il marito ingegnere l’ha lasciata per un’altra), le incapsula nella Grande Storia della modernizzazione forzata e perfino violenta del paese. Un passaggio, quello da una Cina austera e povera, laboriosa e dignitosa, al suo doppio moderno e postmoderno fatto di industrializzazione diffusa e selvaggia, di opere titaniche e megalomaniacali, di consumismi arroganti e volgari che diventerà una delle ossessioni di Jia Zhangke, presente in questo e in tutti i suoi film successivi. Ossessione non disgiunta, almeno così a me è sempre parso, da un qualche  ambiguo rimpianto, da una certa ambigua nostalgia da si-stava-meglio-quando-si-stava-peggio, quando le bandiere rosse garrivano e i faccioni di Mao proliferavano appesi a tutti i muri.
In Still Life i due protagonisti, ora smarriti ora decisi a ritrovare pezzi perduti del loro passato, a non spezzare irrimediabilmente la propria storia personale, si muovono in una piccola città o meglio in quel che ne resta, visto che la Diga detta delle Tre Gole costruita sullo Yang Tze sta per sommergerla insieme a altre città e villaggi decretando la fine di un mondo, espellendone gli abitanti. Una grande opera che è insieme un’apocalisse sociale e antropologica, la cancellazione di un pulviscolo di esistenze e esperienze, e elevata da Jia a simbolo della mutazione dell’i tera Cina (qualcosa di simile era già successo in Egitto allorché la costruzione della diga di Assuan fortissimamente voluta dal raiss Nasser aveva sommerso la piccola patria dei Nuba costringendoli alla diaspora). Da non perdere, ovvio. Mentre si pensa a come mai Europa e America non siano più capaci da troppo tempo non dico di realizzare, ma nemmeno di immaginare più un cinema così. Così capace di incidere nella materia della storia, nella carne degli uomini e delle donne. Tra gli interpreti Zhao Tao, attrice feticcio nonché compagna di vita di Jia Zhangke.

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