Un film da non perdere stasera in tv: LA CONGIURA DEGLI INNOCENTI di Alfred Hitchcock (giov. 8 aprile 2021)

La congiura degli innocenti (The Trouble with Harry) di Alfred Hitchcock, 1955. Tv 2000, ore 21:14. Giovedì 8 aprile 2021.
Io confesso! La congiura degli innocenti, bellissimo e inventivo titolo italiano che  migliora perfino l’originale The Trouble with Harry, è uno dei pochissimi Hitchcock che non ho amato, fors’anche per la presenza di una Shirley Maclaine esordiente ma già specialista in facce e faccette e altre moine acchiappapubblico (si capirà che non è mai stata la mia attrice preferita, nonostante L’appartamento di Billy Wilder). Quando nell’83 la Universal chiuse un lungo contenzioso con il Fondo Hitchcock e riuscì dopo decenni di oscuramente a rimandare in sala quattro titoli del maestro, La congiura mi sembrò poca cosa, una robuccia esile esile soprattutto messa a confronto con gli altri tre sdoganati, tutti colossali, La donna che visse due volte, L’uomo che sapeva troppo e La finestra sul cortile. Niente più che la brillante scommessa di un inglese a Hollywood che cerca di importare un tipico genere patrio come la black comedy (genere che personalmente detesto), sicuramente divertendosi, ma non riuscendo a divertire atrettanto gli spettatori. Che difatti disertarono, tant’è che ilf ilm si tracsinò per molto tempo l’aura cattiva dell’insuccesso. Poi è arrivata la prevdebile riabilitazione da oate dei critici, ed eccomi qua a doverlo rivedere per eventalmente pentirmi e unirmi al coro degli entuaisasti. La storia: jn una villaggio del Vemont – la fotografia valorizza benissimo tutte le nuance del foliage d’autunno per cui l’area è famosa  -vien trovato il cadavere di un uomo, l’Harry del titolo. Ammazzato? E da chi? In tre persano di essere i repsonsabili, benchè involontari, della sua morte: la giovane moglie, un cacciatore, una signorina non più ragazza da un po’. Un forestiero, un artista installatosi lì nella pace bucolica in cerca di tranquilità e ispirazione, li aiuterà a nascondere il cadavere e depistare la polizia. E quanto si ricorda del film è soprattutto questo incessante disseppellire, muovere, risseppelire il corpo, in una sarabanda quasi da automi in cui Peter Bradshaw del Guardian rintraccia echi surrealisti. Degna di un Buñuel è di sicuro la sequenza d’apertura del ritrovamento del corpo da parte di un bambino. Il resto non mi parve granché, ma chissà a oggi a rivederlo. L’artista è John Forsythe: diventerà famoso negli anni Ottanta coma patriarca dei tremendi Carrington di Dynasty. Durante il tournage nel Vermont Hitchcock rischiò letteralmente la testa per la caduta improvvisa di una pesantissima cinepresa.

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