Film imperdibile stasera in tv: ME AND ORSON WELLES di Richard Linklater (ven. 9 aprile 2021)

Me and Orson Welles, un film di Richard Linklater (2008). Tv 2000, ore 21:13, venerdì 9 aprile 2021.
Se ricordo bene, mai uscito in Italia o circolato in rare sale questo Me and Orson Welles. Che conta invece infinite ragioni per essere visto. A partire dal fatto che a firmarlo è Richard Linkltater, uno dei meglio autori Usa in circolazione, uno dei più sinceramente devoti a un cinema orgogliosamente indipendente e personale eppure nello stesso tempo capace di manovrare più complesse produzioni hollywoodiane. Autore in mia opinione di rango massimo, al pari di altri due texani come lui, Terrence Malick e Wes Anderson, ma rispetto a loro più in ombra, meno celebrato dai critici istituzionali che non hammo mai molto apprezzato il suo eclettismo e svariare tra più generi, includendovi pure la vituperata commedia giovanottesca. E però un signore che ha realizzato uno dei film maggiori degli anni Dieci, Boyhood, qualcosa che non smetteremo mai di guardare e che feconderà parecchio cinema a venire. Me and Orson Welles, anno 2008/9 è tra i suoi lavori rimasti più defilati ed è un altro buon motivo per non perderselo stasera. E poi, come resistere a un film che, molti anni prima del plurinominato all’Oscar Mank, si situa nel cerchio del titano Welles per raccontarlo però da un punto di vista laterale, lontano dal centro. Che se in David Fincher è quello dello sceneggiatore di Quarto potere (cosceneggiatore?) qui è quello di un semi-ignoto ragazzino non ancora diciottenne da lui ingaggiato per un ruolo minore a teatro e che osserva, partecipa per quanto può, soprattutto si lascia irretire, affascinare, anche terrorizzare dal già enorme e orchesco, benché solo ventiduenne, Welles. La ‘storia vera’ da cui si parte è quella di un certo Arthur Anderson, ma poi si romanza, si aggiunge, di modifica a partire dal protagonista cui vien dato il nome di Richard Samuels. Succede che il ragazzino capiti a New York dalla provincia americana – siamo nel 1937 – e per un caso finisca con l’impattare Orson il Magnifico alle prese con le prove di Caesar, messinscena destinata a inaugurare il novissimo Mercury Theater da lui fondato con John Housemann (Housemann che compare anche in Mank, è colui che fa da raccordo tra Welles e Mankiewicz pressando quest’ultimo perché concluda lo script). Succede, e stavolta è proprio un miracolo, che Welles affidi al ragazzo Richard, del tutto inesperto e vergine di ogni forma di spettacolo, la parte di Lucio nel suo Caesar, che altro non è che il riadattamento dal Giulio Cesare di Shakespeare in chiave ‘moderna’. Incredibile come quel genio di Welles, rappresentando Cesare come un dittatore assai hitleriano e vicino ai leader totalitari di allora, usando fasci e sciabolate di luce che, notò qualcuno, ricordavano quelle delle adunate di Norimberga nel Trionfo della volontà di Leni Riefenstahl, mettendo attori e comparse in truci divise militari molto Terzo Reich, abbia inventato tra le altre cose anche quell’attualizzazione ‘nazi’ cui ancor oggi ricorrono legioni di registi di teatro, di cinema, d’opera quando si tratta di togliere la polvere a un classico. Che basterebbe solo questo a collocare Welles tra i giganti.
Il ragazzo Samuel si ritrova dunque scagliato di colpo in un mondo fantasmagorico e insieme minaccioso. Sarà un duro apprendistato: al teatro, alla vita, pure a quella cosa detta amore. Ha una storia con la primattrice, subisce tutta la potenza di Welles dentro e fuori dal palcoscenico, padrone assoluto di coloro che lo circondano. Si ribellerà il ragazzino a un totem tanto ingombrante e finirà come è meglio non dire. Della storia del buon Samuel non è che ci importi molto (deve però essere esserlo sembrata a Linklater, sempre sensibile ai racconti di formazione) e però il film vale come sguardo sul Welles nascente (che di lì a poco avrebbe spaventato l’America con la finta crinaca radiofonica dell’invasione aliena e varato il progetto di Quarto potere), per come racconta un genio al lavoro. Zac Efron, ansioso di scrollarsi di dosso l’immagine di teen idol di casa Disney, è Samuel, Claire Denis è la primattrice. Orson Welles è Christian McKay, che già lo aveva interpretato off Broadway in Rosebud.

 

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