Il film imperdibile stasera in tv: QUELLA SPORCA ULTIMA META di Robert Aldrich (lun. 12 aprile 2021)

Quella sporca ultima meta (The Longest Yard) di Robert Aldrich, 1974. La7, ore 23:45, lunedì 12 aprile 2021.
Mitologico prison movie della sottospecie sfida sportiva dietro le sbarre del 1974, dunque in piena, arrembante New Hollywood. Ma a firmare questo che si rivelerà un gran sucesso popolar, e non solo negli Stati Uniti, è un autore come Robert Aldrich che non appartiene al gruppo dei cineasti nuovi e novissimi, ma viene da lontano, dagli anni Quaranta-Cinquanta, prima di ogni rivoluzione di celluloide. Un inclassificabile (quando gli si dedicherà da quache parte una retrospettva come si deve? se qualcuno l’ha già fatto ditemelo: grazie), regista robusto e muscolare eppure sorprendentemente duttile in grado di passare dai macho movie testosteronici come questo o il precedente Quella sporca dozzina a un cinema spurio, barocco e ultracamp di sensibilità che oggi si direbbe weird, se non queer, come Che fine ha fatto Baby Jane? e Piano piano dolce Carlotta (per non dire di Sodoma e Gomorra).
Qui siamo nel suo lato ‘uomini duri’, sangue sudore e eccessi virili senza il minimo cedimento allo smanceroso. Con un campione di football (americano) in declino, Paul Crewe, finito in carcere per un gesto di rabbia dalla disastrose conseguenze. Il direttore del carcere vorrebbe fargli allenare la squadra dei guardiani, ma lui si rifiuta. Si metterà invece, dopo che glisono state inferte infinite umiliazioni per fargli pagare il gran rifiuto, a organizzare in un sogno di revanche e riscatto una squadra di detenuti in grado di misurarsi con il temibile team  dei sorveglianti: sarà una sfida – all’ultima meta – che si trasformerà, ovvio, in grido di libertà contro la sopraffazione e il sopruso. Corpi compressi e conculcati contro i corpi dei repressori e signori dell’ordine. Colpi proibiti di ogni tipo e il sostegno fuori campo per niente imparziale del direttore del carcere al team dei guardiani. Un’idea narrativa strepitosa dove lo scontro sul campo e l’urto dei muscoli sta a far da metafora a quello tra ultimi e classe al potere. Film solo maschile dove le figure femminili sono del tutto laterali e infinfluenti come oggi probabilmente non sarebbe più possibile. E che si pone come modello per illustri titoli successivi, a partire da Fuga per la vittoria di John Huston, dove il calcio prende il posto del football americano. Ma la matrice di ogni film sport & carcere resta il vero scontro a pallone, ribattezzato The Death Match, che oppose nel 1942 una squadra di occupanti nazisti a quella di prigionieri ucraini sovietici. Partita cui si sarebbe ispirato nel 1962 il regista ungherese Zoltan Fabri per il suo Two Halves in Hell, con però, a differenza del fatto storico, prigionieri magiari al posto degli ucraini. II resto è Aldrich e, dopo di lui, John Huston. Molto del risultato di Quella sporca ultima meta (titolo originale il più sobrio The Longest Yard) fu dovuto al suo protagonista Burt Reynolds, perfetto per fisicità e aderenza al ruolo, allora all’apice dopo il successo di Un tranquillo weekend di paura. A tenergli testa come infido direttore del carcere è Eddie Albert.

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