Film stasera in tv: BLACKFISH di Gabriela Cowperthwaite (lun. 3 maggio 2021)

Blackfish, docufilm di Gabriela Cowperthwaite. Focus (canale 35 dt), ore 0:17, lunedì 3 maggio 2021.
Documentario del 2013 che esplose con gran fragore mediatico al Sundance, subito adottato e adorato da gran parte dei critici anglofoni (98 lo score su Rotten Tomatoes, 83 sul più selettivo Metacritic) e passato invece del tutto inosservato dalle nostre parti. A conferma ulteriore dello strabismo critico tra l’al di qua e l’al di là dell’Atlantico. Il blackfish del titolo è l’orca, animale marino possente e temibile, già protagonista nella sua fisicità o come minaccia mitologico-simbolica in narrazioni di carta e celluloide (il romanzo Horcynus Orca di Stefano d’Arrigo, i film La orca di Eriprando Visconti e L’orca assassina di Michael Anderson), e fa niente che non sia un fish, un pesce, ma un cetaceo mammifero parente di balene e parente strettissimo dei delfini.
Il docu dell’americana Gabriela Cowperthwaite ne sfrutta tutta l’enorme, oscura fascinazione per raccontarci il caso e la vera storia di Tilikum, orca ospite, o meglio prigioniera, del parco acquatico SeaWorld di Orlando, Florida, e responsabile nel corso della sua più che trentennale esistenza dell’uccisione di ben tre persone. Orca assassina, dunque? La regista adotta un punto di vista dalla parte degli animali che tende alla loro assoluzione e innocentizzazione, puntando l’indice accusatore sullo sfruttamento tutto umano dell’industria dell’entertainment di Tilikum e di altre orche, private della libertà, rinchiuse in enormi acquari, addestrate duramente per il divertimento del pubblico pagante ansioso di selvaggeria-spettacolo. Catturata nel Nord Atlantico, Tilikum avrebbe anche avuto secondo quanto emerge dal docu parecchi problemi di adattamento e coabitazione con altre orche ospiti di SeaWorld provenienti dal Pacifico, e da lì, o anche da lì, deriverebbe la sua aggressività. E naturalmente corre lungo gli 83 minuti di Blackfishil dilemma se sia lecito o invece criminale catturare simili creature per farne, letteralmente, carne da show. La risposta è ovvia. Certo, restano quelle tre morti per opera di Tilikum. Solo colpa degli umani sfruttatori? Blackfish, sotto la sua ideologia iperanimalista, rischia di replicare ancora una volta quello sguardo voyeuristico e ambiguo verso ‘orrori’ e ‘mostruosità’ della natura che vorrebbe virtuosamente stigmatizzare, sfiorando pericolosamente la famigerata categoria del nature porn video (camere a riprendere voluttuosamente gazzelle sbranate da leoni, animali vari ingoiati vivi da serpenti, testuggini marine fatte a pezzi dai rapaci ecc., insomma quella spazzatura visiva che ingorga tanti canali di pseudodivulgazione scientifica). Due delle tre vittime di Tilikum sono state addestratrici del parco acquatico (la terza un uomo caduto di notte nella vasca delle orche). Saranno stati quei fatti a ispirare prima i racconti Rust and Bone di Craig Davidson e poi il gran film che Jacques Audiard ne ha tratto, Un sapore di ruggine e ossa, dove Marion Cotillard viene attaccata e perde le gambe durante il training di un’orca?

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