Il film imperdibile stasera in tv (e su Prime Video): LA VISITA di Antonio Pietrangeli – giov. 6 maggio 2021

La visita di Antonio Pietrangeli (1963). Rete 4, ore 0:53, giovedì 6 maggio 2021. Anche su Amazon Prime Video.
Visione obbligatoria, da imporre con la massima repressività tipo la kubrickiana Cura Lodovico, per tutti colore che si son scandalizzati e rumorosamente indignati sui social dopo l’annuncio del David alla carriera a Sandra Milo. Attaccata con una violenza inaudita: ma se è sempre stata una raccomandata, ma se non ha mai saputo recitare, ma se ha costruito una carriera su protezioni altolocate ecc. Che io, per difenderla da un energumeno che l’aveva accusata di ogni nequizia neanche fosse stata il braccio destro di Hitler, mi sono preso insulti che non sto a dirvi. Bene, tutti costoro si guardino La visita, da cui si evince inequivocabilmente come Sandra Milo, nata Salvatrice Elena Greco a Tunisi l’11 marzo 1933, sia una delle migliori attrici del nostro cinema nella sua Golden Era tra anni Cinquanta, Sessanta, primi Settanta. Antonio Pietrangeli, insieme a Fellini, è stato colui che meglio ne ha intercettato le qualità sia sul versante comedy che quello drammatico, dandole infinite occasioni per farsi valere, da Adua e le compagne (capolavoro!) a Fantasmi a Roma. Ma è qui, in La visita, anno 1963, che il sodalizio Pietrangeli-Milo raggiunge la sua pienezza, un perfetto punto di equilibrio. L’ho rivisto di recente su Prime e sono rimasto sbalordito per la finezza introspettiva messa in atto dal regista e dei suoi cosceneggiatori (Maccari e Scola), per lo scostarsi della narrazione e della messinscena dagli eccessi cinici, derisori, grotteschi della pur grande commedia italiana privilegiando la cifra della malinconica osservazione e della simpatia complice per il main character. E poi, che personaggio femminile ernorme e a modo suo assertivo ci consegna Sandra Milo, forte nonostante i suoi lati patetici, capace di attraversare le proprie debolezze per rivendicare il diritto alla felicità, e anche all’errore e all’llusione. Che donna indimenticabile per noi spettatori è Pina, anni 36 ma già considerata attempata zitella secondo i parametri senza pietà dell’Italietta dell’epoca, in cerca di consolazione e ebbene sì di amore anzi di un rapporto stabile, ‘alla luce del sole’. Rispettabile (perché una storia più che d’amore di sesso, quindi sconveniente, scopriremo che lei ce l’ha, ma clandestina). In era preTinder c’erano gli annunci cosiddetti ‘cuori solitari’. Lanciata da Pina l’esca su un giornale popolare ma ‘serio’ risponde Adolfo, commesso romano, tipo di assoluta qualunquità tendente al fanigottismo e in cerca di sistemazione, che raggiunge scopo conoscenza Pina al paesello suo – sponda del Po lato Emilia – millantando uno status sociale che non ha. In realtà se lei cerca l’amor stabile lui ha l’obiettivo di accasarsi con una signorina non priva di mezzi quale è Pina, proprietaria oltretutto di una casina niente male da lei arredata col gusto di una provinciale sognatrice, quindi nel kitsch che si può immaginare (la relazione di Pina con la sua casa è tra i passaggi più rivelatori del film). Meglio non dire di più, in quest’era infantiloide di terrore da spoiler, se non che il film riesce a combinare la cifra dell’ironia (sempre gentile, mai demolitiva: siamo in Pietrangeli, non nel cinema di quei bad guys che si chiamano Dino Risi e Mario Monicelli) con il rispetto per la sua protagonista, colta nelle sue ingenuità ma anche nella sua solida padanità: Pina lavora al consorzio agricolo, a contatto costante con i coltivatori e allevatori della zona, di cui peraltro si è conquistata il massimo rispetto per la sua serietà e dedizione, e sa cosa siano la fatica e il guadagnarsi la vita. Se François Perier è detestabile come ha da essere quale maschio losco e profittatore, replicando su scala di minore intensità il suo laido personaggio di Le notti di Cabiria, il film se lo prende tutto Sandra Milo, forse nella sua migliore interpretazione di sempre, anche meglio che in Otto e mezzo e in Giulietta degli spiriti. Boccuccia disegnata a cuore, sopracciglia arcuate da diva anni Quaranta tra Isa Miranda e Arletty, accetta anche di gonfiarsi il lato B con adeguata imbottitura (come Viola Davis nel recente Ma Rainey’s Black Bottom). Non sbaglia niente, restituendo Pina in tutte le sue sottigliezze senza mai, grazie anche al tocco rispettoso di Pietrangeli, degradarla a macchiettone, e sarebbe bastata un niente. Che film magnifico, che cinema quel cinema

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