Film da non perdere stasera in tv: LONTANO LONTANO di Gianni Di Gregorio (venerdì 14 maggio 2021)

Lontano Lontano di Gianni Di Gregorio, Rai 3, ore 21:20. Venerdì 14 maggio 2021.
Astenersi millennial, generazione Z e altri odiatori di boomer. Questo è un film vecchio – si potrà dire la V-parola? – per vecchi, che parla di vecchi, realizzato da vecchi. E film orgogliosamente vecchio che non nasconde le rughe anzi le esibisce, pur con tutta la grazia e la levità di cui è capace il suo regista, sceneggiatore e co-interprete Gianni Di Gregorio. Un signore capitolino di amabilità e garbo rari, qualità pressoché assenti nel nostro cinema antropologicamente vocato come si sa al dileggio plebeo, alla volgarità diffusa, al tocco greve, allo sghignazzo e alla presa per il c**o spacciati per satira all’italiana.
Che storia incredibile e bella è quella del Di Gregorio regista (sceneggiatore era già stato in plurime occasioni, anche per il Matteo Garrone di Gomorra), il quale diventa ‘director’, autore totale in proprio, a sessant’anni con un film piccolo piccolo che esploderà come un caso a Venezia e farà il giro del mondo. Poiché Pranzo di ferragosto, questo il titolo, raccontava pur nel suo microcosmo borghese o medioborghese romano una storia universale. Nella Roma estiva deserta – un topos del nostro cinema, dal Sorpasso di Risi a Caro diario di Moretti – un gentiluomo di terza età si ritrova a tavola con signore di quarta e fors’anche quinta età, e sarà un film di delizia pur nelle perfidie e nei veleni serviti e delibati come rosolio. Seguiranno altri due film, sempe con GDG dietro e davanti alla mdp, a replicare il proprio personaggio diventato ormai maschera codificata e fedele a sé stessa come un Woody Allen o un Buster Keaton, Gianni e le donne e Buoni a nulla (quest’ultimo non così riuscito). Fino al più recente Lontano lontano, che ripropone un Di Gregorio meno chiuso in interni borghesi e decisamente immerso nel suo quartiere-mondo, che è poi Trastevere. Però con l’aplomb, il tratto bourgeois-educato e signorile di sempre. Stavolta è un (ex) professore di liceo costretto da una scarna pensione a una vita di rinunce e fin troppo austera, lui che i piaceri di vario tipo, dai libri rari alla frequentazione di signore belle e eleganti, li ha sempre coltivati. Non ricordo più se sia lui o l’amico Giorgetto, tipino incazzoso e deciso, a buttar lì l’idea di trasferirsi in qualche altro paese dove le loro pensioni possano garantire, per l’effetto combinato di un minor costo della vita e di magggiori agevolazioni fiscali, un tenore di vita di maggior agio (avete in mente l’emigrazione over 60 e 70 in Portogallo di qualche anno fa? O nella tetra Bulgaria? Non me ne vogliano i bulgari). Dal sogno si passa al progetto, coimvolgendo un altro settantenne, l’Attilio diomiciliato in area periferica e di mestiere restauratore, oltre che accumulatore nostalgico di feticci del passato. Troveranno un accademico – cameo divertito di Roberto Herlitzka – che consiglierà loro come meta ideale le Azzorre. Ovviamente seguiranno intralci e imprevisti e inciampi che è meglio non dire. Un film, come i precedenti di Di Gregorio ma anche di più, segnato dalla grazia, da un senso della misura del tutto estraneo alla nostra tradizione, non solo cinematografica. Anche se qui il regista-attore lascia i suoi ambienti di romana borghesia per esplorare la Roma pop(olare) e in via di mashup antropologico per via degli insediamenti di immigrati da ogni dove (e un ragazzo del Mali avrà un ruolo fondamentale nel racconto di Lontano lontano spingendolo rischiosamente verso il registro patetico e virtuosamente politico: per fortuna solo sfiorato). Qualcuno l’ha definito, giustamente, cinema di quartiere, eppure pochi nostri autori hanno un mercato all’estero e riescono a parlare una lingua globale come GDG.
Presentato al Torino Film Festival 2019, Lontano lontano sarebbe dovuto uscire il 20 febbraio 2020. Poi, il 19 febbraio successe a Codogno quello che sapete bene e da allora niente è stato più come prima. Tantomeno per il cinema e i cinema. Caso esemplare di un film bruciato dai lockdown, Lontano lontano (forse ce la fece a restare in sala qualche giorno: francamente non ricordo), ed è un peccato perché in tempi di normalità non pandemica il suo pubblico l’avrebbe trovato. Oltre a Di Gregorio ci sono Giorgio Colangeli in non così solita per lui versione comedy e, purtroppo nella sua ultima interpretazione, Ennio Fantastichini. Domanda-test (se rispondete correttamente vuol dire che siete lo spettatore ideale di questo film): da dove viene il titolo Lontao lontano?
(Risposta: da una canzone di Luigi Tenco del 1966).

Gianni Di Gregorio sul set

 

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