Film da non perdere stasera in tv: TUCKER – UN UOMO E IL SUO SOGNO di Francis Coppola (ven. 14 maggio 2021)

Tucker – Un uomo e il suo sogno di Francis Coppola (1988). Tv 2000, ore 21:12, venerdì 14 maggio 2021.
Amare Coppola oltre Il Padrino, Apocalypse Now e La conversazione. Ovvio? Non proprio. Il suo nome, la sua leggenda di massimo esponente di una New Hollywood prima ribelle poi diventata classica e ‘storica’, resta legato per la gran parte del pubblico e anche per i critici pigri a quella trilogia (considerando i vari Padrini un corpus unitario). E invece oltre e dopo c’è di più. Compreso questo Tucker, anno 1988, rarissimamente mandato in onda dalle tv generaliste sicché quella di stasera è occasione da non mancare. Storia vera verissima fino all’iper-realismo dell’uomo, l’ingegnere Preston Tucker, che nei tardi anni Quaranta osò sfidare con felice improntitudine l’oligopolio nel mercato automobilistico delle Big Three – Ford, GM, Chrysler. Finendo sì nella polvere, ma con onore e a schiena diritta, circonfuso dell’aureola di chi ci ha provato a realizzarli, i suoi sogni, e ha letteralmente creduto nell’american dream. Anche se poi per lui si rovescerà nel suo opposto di american nightmare.
Durante al WWII il soldato Tucker, brillante inventore di un blindato che l’esercito ben presto adotterà, comincia a gettare le basi progettuali di un’auto che vuol essere rivoluzionaria. A guerra conclusa passerà alla fase realizzativa con la Tucker Torpedo, destinata al popolo, ma di qualità superiore rispetto a quanto passato fino a quel momento dal mercato. Design funzionale però di una bellezza sontuosa e mai rinunciataria, innovazioni tecnologiche, dai freni a disco alle cinture di sicurezza. Perché tutti, nell’utopia aristo-democratica tuckeriana, hanno diritto al bello, al meglio, al glamour. Trova faticosamente dei finanziatori, vara una linea di produzione, ma se la dovrà vedere presto in tribunale per (presunte) inadempienze contrattuali, poi con l’ostilità neanche tanto velata delle Big Three di Detroit. Scenderà in campo a dargli una mano un altro visionario, l’aviatore-produttore e grande autorecluso Howard Hughes, ma non basterà a salvarlo dalla bancarotta.
Parabola, come si vede, esemplarissima, molto New Hollywood anche se siamo molti anni oltre quella stagione, sul sogno tradito e sabotato dall’establishment, parabola che si fa beatificazione dei perdenti, solidarietà per ogni atto di ribellione-affermazione contro il potere, i poteri. Dentro la quale Francis Coppola immette qualcosa di sé e della propria personale sfida alla Big Hollywood che aveva lanciato attraverso la sua casa di produzione Zoetrope e persa dopo la disfatta critico-commerciale dello sperimentalista Un sogno lungo il giorno. Tucker c’est moi, sembra suggerire. O almeno così ci piace pensare. Tucker peraltro era nato in Zoetrope come progetto ancora più ambizioso e fuori scala, come un lussuoso musical – tra i compositori ci sarebbe dovuto essere Leonard Bernstein! (cosa ci siamo persi) -, progetto poi abortito per via della bancarotta della casa. Sarà George Lucas, già sodale del primissimo Coppola di Non torno a casa stasera, arricchitosi nel frattempo con Star Wars, a dare più tardi una mano all’amico consentendogli di girare finalmente Tucker, purtroppo ridotto alle dimensione del biopic, senza più lo scatto visionario e audace che gli avrebbe impresso il musical.
Film da vedere e rivedere, con un cast che da solo meriterebbe la visione. Jeff Bridges protagonista e poi Joan Allen, Martin Landau e il Frederic Forrest di Un sogno lungo un giorno e del wendersiano Hammet. Fotografia di Vittorio Storaro, costumi di Milena Canonero, ovvero l’eccellenza.
Verrà poi dato il nome Tucker – immagino in omaggio al film, a Coppola, al suo visionario protagonista – a una casa di distribuzione gloriosissima domiciliata a Udine, ‘lontano da Roma’, tuttora assai attiva, specializzatasi fin dagli esordi nel far conoscere il cinema dell’Est, di ogni Est: in primis quello del lontano Oriente (in sinergia con il Far East Festival), ma anche dell’Est europeo e del nostro Nord-Est. Se la versione restaurata di In the Mood for Love è arrivata nei cinema appena riaperti dopo i lockdown il merito è della Tucker. Che tra poco, il 20 maggio, manderà in sala un altro Wong Kar-wai restaurato, Hong Kong Express. Seguiranno altri quattro titoli del gran hongkonghese, due inediti – Days of Being Wild, As Tears Go By – e due già visti ma assolutamente da rivedere, Angeli perduti e Happy Together.

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