Il film imperdibile stasera in tv: GLI AMORI IMMAGINARI di Xavier Dolan (lunedì 14 giugno 2021)

Gli amori immaginari (Les Amours Imaginaires) di Xavier Dolan, 2010. Cielo, ore 21:15, lunedì 14 giugno 2021. Prima tv.

Erano legioni, gli amanti cinefili di Xavier Dolan subito dopo Mommy. Si sono diradati fin quasi all’estinzione – mi riferisco soprattutto agli ondivaghi frequentatori di festival – dopo la mala accoglienza riservata ai suoi due ultimi film, il non riuscito ma pur sempre con bene impresse le stigmate del suo talentuoso autore La mia vita con John F. Donovan e Matthias et Maxime. Che segna dopo incursioni nel cinema opulento degli attori-star il ritorno al piccolo e alla comfort zone tra amici di Montreal, e che a mio parere è un gran risultato, un Dolan in purezza. Eppure accolto tra sbadigli e sbrigativamente liquidato come operina assai minore anzi proprio trascurabile alla sua proiezione a Cannes 2019 (vero è che ogni attenzione e energia erano state prosciugate dal di poco precedente screening di C’era una vilta a Hollywood di Tarantino).
Al giro dei trent’anni Xavier Dolan è oggi per molti suoi detrattori e ex entusiasti sostenitori un has been, già nella fase declinante della sua parabola. Sarebbe auspicabile uno sguardo più fermo, un approccio meno isterico e capriccioso alla sua opera che si distanzi dalle infatuazioni come dalle altrettanto rapide demolizioni. Rivedendo con imparzialità uesto suo secondo film girato a 21 anni, arrivato nel 2010 a Un certain regard a Cannes dopo il trionfo-rivelazione dell’anno prima alla Quinzaine di J’ai tué ma mère, non si può che riconoscere in Dolan un regista già sicuro, dall’impronta riconoscibile e in perfetto possesso di un proprio linguaggio.
Gli amori immaginari conferma la confidenza quasi naturale, come fosse un dato genetico preesistente e predisponente, del ragazzo prodigio del Québec con il mezzo cinema. Come quei ragazzini che in un campetto improvvisato di calcio in un’area disagiata del globo rivelano immediatamente un controllo virtuosistico del pallone senza che nessuno abbia loro insegnato la tecnica, così lui con la mdp. I suoi film, e questo ancora più di altri per come segue, insegue e (benevolmente) stalkerizza i propri personaggi, si snodano in una fluidità mai prevaricata dalla pur iperconsapevole sapienza costruttiva, dal senso dello stile. Les amours imaginaires è una minima ma mai ovvia indagine sull’amore e la perdita di sé nell’innamoramento, sugli inganni del desiderio, le illusioni e le disillusioni, i fraintendimenti e le certezze attraverso le storie dei tre protagonisti e il loro intreccio. Sì, un triangolo come nei gloriosi monumenti nouvellevaguistici Bande à part e Jules e Jim, certo visti e citati da Dolan ma senza pedanteria, come inevitabili riferimenti per chi come lui voglia redigere i propri personali frammenti di un (complesso, non lineare) discorso amoroso.
Quadri di un’amicizia a Montreal (parlati in quel francese puntuto e veloce del Québec alieno agli stessi francesi di Francia, tant’è che a Cannes Dolan viene proiettato con i sottotitoli) tra Marie e il gay Francis, interpretato a rinforzare il mirroring tra vita e finzione dallo stesso regista. Fino a quando irrompe Nicolas, troppo sfrontatamente bello per essere ignorato, e quindi desiderato subito da entrambi (lo interpreta un Niels Schneider ai suoi esordi e feticizzato come un piccolo dio della classicità dalla mdp). La coppia amicale Marie-Francis si apre a lui, a comporre sì un triangolo ma sbilenco, isoscele, mai davvero stabile, sempre in progress e mai relizzato. Chi è Nicolas? A chi si concederà, se si concederà? Con inevitabile bertolucciana scena dei tre nello stesso letto. Non c’è molto altro, e però Dolan sa raccontare bene e ancora meglio mettere in scena a tinte pop ogni sfumatura della sua geometria amorosa. Con in più l’intuizione di riesumare come canzone-guida la sempre straziante versione italiana di Bang Bang di Dalida, che offusca le pur notevoli interpretazioni dello stesso pezzo di Cher e Nancy Sinatra.

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