Il film imperdibile stasera in tv: LA MIA VIA di Leo McCarey (martedì 3 agosto 2021)

La mia via (Going My Way), un film di Leo McCarey, 1944. Tv 2000, ore 20:54, martedì 3 agosto 2021.
“Vincitore di tre premi Oscar e autore che ha lasciato un’impronta indelebile, tanto sul cinema comico (Laurel & Hardy, Marx Brothers, Harold Lloyd) quanto nella grande stagione della commedia (Cary Grant, Charles Laughton, Bing Crosby)”: così il Locarno Festival 2017 introduceva la restrospettiva dedicata in quell’edizione a Leo McCarey. Uno dei nomi, dire uno dei grandi artigiani sarebbe una diminutio, un non riconoscerne pienamente l’eclettismo per relegarlo nella schiera dei mestieranti e basta, che semplicemente fecero la Hollywood classica, niente di più niente di meno. Ovvero moltissimo.
Stasera Tv 2000 manda in onda uno dei suoi lavori di McCarey più amati dal pubblico americano, vincitore di qualcosa come sette Oscar compresi quello per la regia, per il miglior film, per il migliore protagonista (Bing Crosby). Per dire di quale posto occupi negli annali. Certo, a leggere le sinossi verrebbe da dire: un film edificante da sala parrocchiale (e qualche maligno direbbe che Tv 2000 che lo trasmette, canale ufficiale della Cei, altro non è che la prosecuzione su altri mezzi, quelli televisivi, di quelle sale gloriose, molte delle quali peraltro ancora in felice attività, ad esempio a Milano). Figuriamoci: la storia di un giovane prete cattolico che da St. Louis viene trasferito nella parocchia di San Domenica a New York, distretto di fedeli soprattutto irlandesi, ma non solo. Cronache quotidiane di un uomo che, mosso dall’entusiasmo, dalla fede, da un’innata visione positiva dell’esistenza, supera ogmi ostacolo e riesce a togliere un po’ di polvere alla tradizionale attività pastorali andando anche oltre certi pregiudizi delle gerarchie. Con un approccio soridente, energico, poco convenzionale – il nostro giovane prete sa anche cantare: assai bene trattandosi di Bing Crosby – e, ebbene sì, inclusivo (massima indulgenza verso peccatori e pecorelle smarrite) ridarà slancio alla parrocchia, pur dovendo fare i conti con la diversa concezione del mondo e della missione sacerdotale del suo anziano predecessore. Dimenticare il presunto lato edificante, concentrarsi se mai sulla perfezione santa e insieme diabolica del meccanismo spettacolare hollywoodiano, sceneggiatura di ferro, regia che non si fa notare e non si sovrappone mai al racconto, interpreti in stato di grazia. E concentrarsi su come Hollywood già nella sua era classica fosse attenta alle tante varianti e declinazioni del melting plot americano, come qui dove si va a esplorare il microcosmo cattolico-irlandese (in un paese e in anni nei quali i pregiudizi anticattolici erano diffusissimi, soprattutto negli stati del Sud). La storia del cinema hollywoodiano è anche una mappatura (involontaria) dei luoghi, dei popoli, delle storie che hanno contribuito alla costruzione, alla nascita e al consolidarsi come grande potenza di una nazione (lo so: questo è sguardo storico e sociologico applicato al cinema che farà inorridire i puristi dello specifico filmico e della forma). Ci sarà un sequel nel 1945, Le campane di Santa Maria, con Ingrid Bergman e di altrettanto successo.

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