Film stasera in tv: PONZIO PILATO (1962) – giovedì 5 agosto 2021

Ponzio Pilato di Irving Rapper e Gian Paolo Callegari (1962). Tv 2000, ore 20:54, giovedì 5 agosto 2021.
Peplum! Un genere che adoro, anzi, tra quelli che fecero da pilastro al cinema popolare tra anni Cinquanta e Settanta, il mio preferito per la dismisura affabulatoria, l’estrema libertà (e improntitudine) nello spaziare dalla fedele (insomma) ricostruzione storica al fantastico scatenato, per il tasso elevato di erotismo dei suoi eroi e delle sue eroine (corpi ignudi offerti al voyeurismo dello spettatore come in nessun altro genere, porno a parte of course). Quanto a questo Ponzio Pilato: lo possiamo annettere al subgenere, destinato alle sale parrocchiali ma non solo, del sandalone devoto-religioso, molto lontano dagli Ercoli e Maciste e vari paganesimi e invece costruito intorno a storie di Vecchio testamento o cristianesimo primitivo ovviamente perseguitatissimo (Quo Vadis?, La tunica), di apostoli e seguaci più o meno martirizzati, o con lo stesso Cristo ora al centro della narrazione (La storia più grande mai raccontata) ora a lato quale presenza incombente (Barabba, Ben-Hur). Difatti si mettono in scena i turbamenti di Ponzio Pilato in questo film del 1962, a stagione del peplum ormai declinante, solo in quanto procuratore romano in terra di Giudea che condannò, o meglio non salvò lavandosene proverbialmente le mani, Gesù dal patibolo. Co-dirigono, come spesso nelle produzioni della Hollywood sul Tevere, un regista sul viale del tramonto venuto dall’America, in questo caso il mestierante di molte stagione Irving Rapper, e un italiano, Gian Paolo Callegari, di cui non molto si sa e non proprio passato agli annali del nostro cinema come un nome di spicco (chissà se Davide Pulici e Marco Giusti, autorità indiscusse quando si parla di cinema bis, ne sanno qualcosa di più).
Produzione perlopiù italiana, ma con l’ambizione di stare nella serie A del peplum e dunque ecco una certa altitudine di tono, una certa pososità e serietà, ecco attori di appeal internazionale come Jean Marais (nel ruolo del titolo), Jeanne Crain (in quello della moglie), Basil Rathbone (il cattivissimo Caifa signore del Sinedrio, la corte giuridica giudaica che vuole la morte di Gesù quale falso profeta, eretico, sobillatore; sicché ahinoi anche questo film va a rinfocolare il pregiudizio, e siamo nel 1962!, degli Ebrei colpevoli della condanna alla croce di Cristo).
Bisogna ammettere che il dispositivo narrativo non è per niente rozzo e dotato di una sua indiscutibile dignità. L’ex procuratore Ponzio Pilato, tornato a Roma, deve subire un processo da parte dell’imperatore e del Senato su quanto ha mal combinato in terra di Giudea. Le accuse: vessazione della popolazione, inefficienza nel tenere a bada ribellioni, guerriglie e rivolte come quella guidata da Barabba, cattivi rapporti con le istituzioni rappresentative ebraiche. E, naturalmente, la decisione di mandare a morte, o di non salvare, Gesù, con possibili conseguenze sull’ordine pubblico. E lui, con la bella faccia da medaglia antica di Jean Marais che per il film storico sembra esserci nato, a difendersi, a offrire la propria versione raccontando in flashback quello che ha visto, quello che ha fatto e non ha fatto laggiù nell’indomabile Giudea. Scorrendo i credits quanti nomi che sarebbero poi diventati importanti per il nostro cinema bis e non solo. Lavagnino alle musiche. Massimo Dallamano alla fotografia. Oltre a Marais/Crain/Rathbone, nel cast ci sono Leticia Roman, John Drew Barrymore nella doppia parte di Giuda e Cristo (lo si vede solo di spalle), Massimo Serato, Livio Lorenzon, Riccardo Garrone, Gianni Garko. E perfino Raffaella Carrà “nella parte di Jessica”. A voi scoprirla nella folla di personaggi. Marco Giusti su Dagospia riporta testimonianze secondo cui quello di Ponzio Pilato sarebbe stato un set assai gay (oddio, che Jean Marais fosse legato a Jean Cocteau non è mica un mistero)

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