Il film imperdibile stasera in tv: L’OMBRELLONE di Dino Risi (sabato 7 agosto 2021)

L’ombrellone di Dino Risi. Rai Storia, ore 21:10, sabato 7 agosto 2021. Anche su RaiPlay.

weekend-italian-styleUn Dino Risi del 1965 vuol dire un Risi del periodo d’oro, colto nel suo momento assoluto, quando tutto gli riusciva straordinariamente bene e i capolavori o quasi capolavori gli uscivano dalle mani uno dopo l’altro. Lasciati alle spalle Il sorpasso e I mostri, il campione della italian comedy più cinica si butta su questo L’ombrellone, un quadro quasi antropologico, e oggi addirittura un reperto storico (sacrosanto che stasera lo trasmetta Rai Storia), sulle vacanze di massa dell’Italia appena arrivata al benessere e vogliosa di goderselo tutto. Eppure il film non ha lo stesso successo dei precedenti, forse perché alla sceneggiatura non ci sono più i naturalmente nazional-popolari Ruggero Maccari e Age & Scarpelli, ma Ennio De Concini, dalla sensibilità più borghese. Non ci sono soprattutto i divi piagliatutto di allora, Sordi, Gassman, Tognazzi, c’è invece un Enrico Maria Salerno perfetto, ma certo non una star. Un ingegnere lascia Roma per passare i giorni a cavallo di Ferragosto (ancora, come nel Sorpasso) a Riccione, dove sta vacanzando la moglie. Occasione e pretesto per incontrare tipi di spiaggia e da ombrellone, da bar e da passeggio. Profittatori, gigolò, machos siculi assatanati, belle signore con marito in città e amante sulla sabbia. Strepitosa Sandra Milo. Jean Sorel è il bello in vendita, Lelio Luttazzi l’ambiguo venditore d’asta, la ex Bond girl Daniela Bianchi si esibisce nella sua sfolgogorante biondità. Qualcosa di più, molto di più, della solita satira bonaria dei nostri beach movie come Tipi da spiaggia. L’ombrellone resta il film più estremo del Risi anni Sessanta (anche più dei Mostri), dove non si fanno sconti, dove la nuova Italia dell’arricchimento rapido è mostrata nei suoi lati più oscuri, l’avidità, la depravazione di una borghesia piccola piccola pronta a ogni compromesso, la festa sulla sabbia come rito tribale e feroce. Una discesa agli inferi sotto un sole che non perdona. Impossibile non vederlo e vedendolo si capisce come non abbia avuto a suo tempo ua gran fortuna: troppo poco indulgente, troppo allarmante. Memorabile l’incipoit con quella veduta aerea di una spiaggia interminabile brulicante di corpi nudi e ombrelloni, come in un agghiacciante Brueghel moderno trasferito a Sud. E intanto, a risuonare, quelle canzoni da estate Sixties come oggi non se ne fanno più.

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