Film stasera in tv: MAGIC MIKE XXL di Gregory Jacobs (lunedì 9 agosto 2021)

Magic Mike XXL di Gregory Jacobs, Rete 4, ore 0:07. Lunedì 9 agosto 2021.

Sequel tre anni dopo – siamo nel 2015, il fondativo era del 2012 – del mitologico Magic Mike di Steven Soderbergh, celebrazione e messa a nudo del corpo maschile come nessun altro film mainstream aveva mai osato. Fu un inaspettato trionfo al box office Usa: replicato da questo Magic Mike XXL (non più diretto da Soderbergh ma da lui sorvegliato a distanza: dietro alla mdp c’è difatti un regista del suo entourage, Gregory Jacobs), che in patria ha superato largamente la barriera dei 100 milioni di dollari, mentre da noi non è andato a vederlo nessuno. Chi volete che abbia mai l’ardire dalle nostre parti di comprarsi un biglietto per un film così, con il rischio (se si appartiene al genere maschile) di passare per f****o? Non sia mai. Sicché zero lire in cassa. Intanto però MMXXL dalle parti sue è diventato un culto (niente giochi di parole, je vous en prie), inserito perfino da qualche matto entusiasta tra i migliori film del decennio.
Ecco, tocca vederlo, altroché. Con Magic Mike, l’eroe degli stripper, il mejo fico, il più grande, insomma Channing Tatum desnudo e danzante come una bajadera che si è sì ritirato per darsi all’attività di falegname-designer di mobili d’alta gamma (ma si può?) e pure per metter su famiglia, ma che al richiamo della foresta non resiste. Succede che gli altri della crew, i Tampa’s Boys, lo contattino perché abbandonati dal vecchio boss Dallas (era il clamoroso Matthew McConaughey, che qui ovviamente non compare), partito per Macao a metter su una nuova compagnia e nuovi spettacoli portandosi dietro  il più promettente dei ragazzi. Mike viene risucchiato nel gorgo dei vecchi compagni, mica può resistere, li raggiunge, prepara con loro lo show programmato per una covention a Myrtle Beach. Che sarà, ovvio, un trionfo.
Magic Mike XXL pialla via tutti i sottotesti e doppifondi di significato e i molti strati di cui abbondava il sodeberghiano capitolo fondativo, che era sì trionfo del corpo maschile esibito e offerto come in un rito pagano, ma anche assai riflessivo e pensoso sulla virilità a costante rischio di tossicità (pure letteralmente, per via dell’uso e abuso di droghe varie) e sull’onnipotenza del corpo asceso a feticcio assoluto nella nostra ipermodernità. Qui ci si concentra sullo show, sui numeri di strip danzati e coreografati alla Busby Berkeley. Il resto della trama, una celebrazione senza troppi dubbi e problemi della fratellanza maschile da spogliatoio (letteralmente), è solo intervallo tra uno sbiottamento e l’altro, tra un ballo e l’altro. Su tutti risplende Channing Tatum, il più sottovalutato, essendo di esplosiva fisicità e perfezione muscolare (se è bbono non può che essere un cane: questo il pregiudizio sempre al lavoro), degli attori degli ultimi dieci-quindici anni, e invece in grado di recitare e bene (vedi Foxcatcher) e di ballare come pochi (vedi Ave Cesare dei Coen). Se manca Matthew McConaughey, e si sente, c’è ancora Joe Manganiello. Matt Boomer new entry. A fare da controcanto un gruppo di donne e attrici toste: Amber Heard, Andie MacDowell, Jada Pinkett Smith, Elizabeth Banks

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