Film imperdibile stasera in tv: ‘MURDEROCK – Uccide a passo di danza’ di Lucio Fulci (giovedì 12 agosto 2021)

Murderock – Uccide a passo di danza di Lucio Fulci, Cine34, ore 23:00. Giovedì 12 agosto 2021.
Si parla parecchio tra addetti ai lavori e adepti del culto fulciano del pezzo pubblicato dal Guardian (però dal sito, non dal cartaceo) qualche giorno fa, per l’esattezza il 9 agosto, dal clamoroso titolo: “L’Antonioni dello splatter: Benvenuti nel mondo spaventosamente elegante di Lucio Fulci“. Pezzo di Anne Bilson, che non sarà il cinecritico di punta del quaotidiano londinese, il mitologico, ascoltatissimo Peter Bradshaw, ma resta pur sempre una firma del Guardian, tra i meglio quotidiani al mondo. Quel titolo e quanto ne segue suona per l’adorato maestro di tanto cinema bis, soprattutto thriller e horror estremi, come la sua consacrazione definitiva nel comune sentire mainstream, l’assunzione all’empireo degli autori maximi. Scritto in occasione dell’uscita nel Regno Unito in Blu-ray e su piattaforma di The Psychist, ovvero Sette note in nero, l’artticolo lancia il discutibile parallelismo tra Fulci e Antonioni: cinema e sguardi profondamente diversi, i loro, eppure Anne Bilson non sbaglia nel rilevare l’eleganza fredda, attonita, della messinscena quale elemento in comune tra i due cineasti (soprattutto se si guarda all’Antonioni di Blow-up). Perché di Fulci, di cui si è moltissimo scritto e detto, poco o niente si è sottolineato l’alto senso dello stile, non solo strettamente cinematografico, piuttosto un’estetica che è questione di vita, è visione del mondo prima ancora che filmica. Rivedendo alcuni thriller fulciani, Una lucertola dalla pelle di donna, Una sull’altra e appunto Sette note in nero, colpisce sempre la capacità, quasi la necessità, di ricreare da arte dell’autore un mondo borghese sì malato e bacato, ma di assoluta perfezione formale, di una distinzione s signorilità che pochi hanno saputo immettere nel nostro cinema (Antonioni tra questi). Tutto Sette note in nero è se lo osserviamo da questo punto di vista mirabile e rivelatore: Jennifer O’Neal, di una bellezza levigata e perfino assurda, oltreumana, divina per l’eccesso di perfezione se così si può dire, diventa in Fulci il medium per rappresentare una borghesia che fa di tutto, anche le peggio infamie, per staccarsi dal volgare e dall’infimo, per non farsi contaminare dal basso (i gioielli sono di Bulgari, le pellicce di Fendi, ma è tutto il film a sembrare una sfilata di moda à la, non di, Saint-Laurent).
Verificare tutto questo stasera alla visione di Murderock, un Fulci del 1984, della sua stagione di mezzo, non considerato tra i suoi capolavori, eppure imprescindibile. In una scuola di danza si succedono gli omicidi, come nel capostipite Suspiria di Dario Argento, cui il film deve qualcosa. Il tutto ha una strana atmosfera anni Settanta, come se Fulci avesse voluto risettare il suo cinema e riportarlo a uno stadio pre-gore, da thriller puro. Ambientato a New York, riprende  qualcosa anche del di poco precedente Saranno famosi e perfino, secondo Claudio Bartolini che ne parla diffusamente nel suo Il cinema giallo-thriller italiano (Gremese), da Flashdance. Mentre si anticipano parecchi temi e stilemi che poi ritroveremo nel Cigno nero di Darren Aronofsky. Protagonista la meravigliosa Olga Karlatos. Con lei, due nomi storici del cinema di genere italiano, Ray Lovelock e Claudio Cassinelli. Musiche di Keith Emerson (che a Fulci non piacquero).

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