Venezia 2021. Recensione: SUNDOWN, un film di Michel Franco. Inferno Acapulco

Sundown di Michel Franco. Con Tim Roth, Charlotte Gainsbourg. Concorso. Voto 7+
Non piace a tutti, il messicano Michel Franco. Il suo Nuevo Orden, distopico assai realistico e di un domani assai prossimo all’oggi, aveva l’anno scorso qui a Venezia irritato e turbato (portandosi comunque a casa il Gran premio della giuria). Ha diviso anche stavolta con Sundown (crepuscolo, tramonto). Per quanto mi riguarda, l’ho sempre stimato autore notevole, fin da quando a Cannes vidi il suo Chronic, film su un ‘angelo del fine-vita’ di cui riprende al’attore protagonista, Tim Roth. Un autore gelido nonostante il sole, la polvere, il sudore del Messico, luogo di ogni sua messinscena, apparentabile al Lanthimos della prima fase, quella greca e non ancora international, anche a Haneke per l’impassibile osservatività con sospetto di cinismo con cui s’approccia a fatti, atti e personaggi. Sundown è quello che il mediocre The Lost Daughter di Mary Gyllenhaal (forse il peggio del concorso di quest’anno) potev, doveva essere e non è: la perdita di ogni equilibrio mentale, lo sporfondamento, l’insabbimento di uno straniero venuto dal Nord del mondo in un Sud minaccioso, oscuro nonostante la piena luce, alla fine letale. Un racconto di un’ora e mezza scarse implacabile, l’analisi da parte di un regista-entomologo del disfaciento di un clan parentale e dei suoi componenti sullo sfondo di un mondo violento e cannibalesco.
Una famiglia londinese al sole di Acapulco (con scorci e squarci cartolineschi, come l’immancabile tuffo dei giovanotti locali a uso dei turisti – paganti – dall’alto della scoglieta: un mito-rito della vacanza esotica anni Cinquant quando su quella costa soggiornavano le star del cinema, i polayboy di mestiere, i campioni sportivi, piloti e tennisti in testa). Lui, lei, due figli – un ragazzo e una ragazza -adolescenti. Gli sdulti sembrano marito e moglie, scopriremo invece in corso di racconto che sono fratelli. Quando sopraggiunge un fatto drammatico lei se ne torna a Londra con i figli, lui – il fratello, lo zio – resta ad Acapulco, giustificandosi con una menzogna. Vuole sentirsi solo e libero, vuole starsene con una giovane donna messicana assai sensuale, forse non vuole riprndere la sua smorta vita inglese. Nulla ci viene detto e spiegato. Lo vediamo solo aggirarsi catatonico, come de-emozionato, in una Acapulco infernale, lurida, sozza, percorsa da locali e turisti al limite del mostruoso, una città maledetta di individui loschi e loschi traffici. La spiaggiaa una spiaggia popolare come l’albergo a basso prezzo in cui lui ha preso alloggio, è una fabbrica inesausta di volgarità e aggressività. Con perfino un omicidio di kiler venuti dal mare in stile narcos. Meglio non dire di più. Michel Franco è bravissimo nell’acccumulare tensione fino al punto di rottura e esplosione, nel creare un clima di minaccia e pericolo. Sarà una discesa verticale fino alla prevedibile conclusione. Quello che nella prima parte, la migliore del film nell’avvolgere di mistero e non detto suoi personaggi, resta nascosto, alluso, affiorerà nella seconda in tutta la sua carica diossolutrice. Ma anche così il protagonsita resta non del tutto decifrabile, tsecondo le regole del cinema dell’ambiguità e della minaccia cui Sundown appartiene. Tim Roth è ormai attore feticcio di Michel Franco. Charlotte Gainsbourg è la sorella (in questo Veneria 2021 compare anche in un altro film, stavola Fuori concorso, il francese Le choses humaines).

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