Venezia 2021. TRIVIA #2 (cose che non andranno mai in una recensione)

Captain Volkonogov Escaped

On the Job: The Missing 8

Trivia, insomma quisquilie, dalla Mostra di Venezia 2021. Trivia #1

Martino. Ancora canzoni italiane nei film di questa Mostra. Intendo film stranieri, se no dove starebbe la sorpresa. E allora: Estate del nostro crooner Bruno Martino (da non confondere con E la chiamano estate, sempre sua) che accompagna l’esibizione di una stripper in Mona Lisa and the Blood Moon dell’iraniana-americana Ana Lily Amirpour (in concorso). La canta, in italiano, Louie Austen, se ho letto bene i crediti finali (dannazione, l’elenco dei pezzi musicali arriva alla fine della fine, perfino dopo il catering, ma si può?). Nell’assai interessante rumeno Miracle (Orizzonti) un tassista snocciola all’esterrefatta passeggera la sua playlist: Toto Cutugno (lui dice Cotugno), Ricchi e Poveri, Albano e Romina, ma non ce li fa ascoltare (meglio così). Il trionfo però è arrivato poco fa, alla proiezione del filippino del concorso On the Job: the Missing 8 – film esplosivo, clamoroso, di Erik Matti -, con il protagonista che al karaoke canta Il mio mondo di Umberto Bindi in versione inglese, pezzo già sentito la scorsa settimana in Last Night in Soho di Edgar Wirght. E per Bindi fanno due, incredibile. Non basta. Più tardi, sempre in On the Job, ecco spuntare l’ormai universale Bella ciao eseguita in tagalong.
Angoulême. Città francese della Charente, spiega Wikipedia. Città di due dei film di questa Mostra. Ad Angoulême studia Anne, la protagonista di L’Evénément di Audrey Diwan, tratto da un libro quasi-autobiografco di Annie Ernaux. È di Angoulême l’ambizioso Lucien De Rubempré, che la lascia per andare alla conquista di Parigi in Le illusione perdute di Xavier Giannoli, da Balzac, film che ha scatenato uno degli applausi più stentorei di questo festival. Che il cinema ami la città della Charente lo dimostra anche il fatto che Wes Aderson ci abbia girato gli esterni del suo ultimo e abbastanza deludente The French Dispatch visto a Cannes lo scorso luglio.
Tre volte. Oscar Isaacs compare ben tre volte sugli schermi di questo Venezia 2021: in Scene da un matrimonio, Dune e The Card Counter. Tre anche i film con Toni Servillo: Qui rido io, È stata la mano di Dio e Ariaferma. Due le volte invece di Charlotte Gainsbourg (Sundown, Le choses humaines), Alba Rohrwacher (The Lost Daughter, Il paradiso del pavone), Penelope Cruz (Madres paralelas, Competencia oficial), Silvio Orlando (Ariaferma, Il bambino nascosto), Maya Sansa (Il paradiso del pavone, Ma Nuit). Si accettano altre segnalazioni.
Yuri. Yuri Ancarani, regista di Atlantide (Orizzonti), gran film italiano in cui si incrociano videoart, documentarismo e narratività. Una delle scoperte di questa Mostra. Yuri Borisov: clamoroso attor giovane venuto dalla Russia di straordinario talento, di un’energia rabbiosa che ricorda il Brando nascente. Se ne era rimasti tutti travolti anzi folgorati già a Cannes lo scorso luglio, dove stava in due film, il finlandese Compartment No 6 e Pedrov’s Flu del connazionale Kirill Serebrennikov. Adesso rieccolo a Venezia, anche qui in doppia presenza: nel bellissimo e già assai controverso Captain Volkonogov Escaped (Concorso) e in Mama, I’m Back di Vladimir Bitokov (Orizzonti Extra). Di sicuro il più magnetico e promettente attore oggi in circolazione insieme all’israeliano Tom Mercier (era in Synonymes di Nadav Lapid e nella serie di Luca Guadagnino, adesso qui a Venezia in Ma Nuit).

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