Venezia 2021. Recensione: REFLECTION (Vidblysk), un film di Valentyn Vasyanovych. La guerra, oggi

Vidblysk (Reflection) di Valentyn Vasyanovych. Con Roman Lutskyi, Nika Myslytska, Andriy Rymaruk, Ihor Shulha. Voto 8+
Il cinema est europeo, meglio: dell’ex Impero sovietico, esce assai bene da questa Mostra, ne è già il vincitore comunque sia il Palmarès. I film russi, ucraini, polaccchi, rumeni disseminati nelle varie sezioni hanno, pur a vari livelli di intensità, lasciato il segno penetrando coraggiosamente nelle faglie, nelle ferite, nei gorghi del presente, soprattutto del passato dei loro paesi.
Valentyn Vasyanovych aveva vinto, nel consenso generale, anni fa qui a Orizzonti con Atlantis, viaggio dentro le fratture di un paese, l’Ucraina, mai pienamente risanato dopo il crollo del comunismo. A stupire fu soprattutto lo stile di massimo rigore, inquadrature ferme quasi sempre frontali e ossessivamente simmetriche alternate a piani sequenza virtuosistici. Adesso è tornato a Venezia, giustamente collocato nella sezione più importante con il suo molto atteso Reflection. Dove riapplica il suo modo di fare cinema,  l’organizzazione minuziosa dello spazio schermico all’interno del quale gli attori si posizionano come in un tableau vivant anzi no, per niente vivo, piuttosto raggelato come uno still life, un diorama. Ancora, sempre, il feticismo dell’inquadratura frontal-simmetrica diventato già un marchio di riconoscimento. Qualche sospetto di compiaciuto (auto)manierismo, e però che potenza sa sprigionare, soprattutto nella prima parte, questo Riflesso, dove la coerenza estetica si fa coerenza etica, dove la distanza tra occhio di chi riprende e guarda e l’oggetto-soggetto ripreso permette di rappresentare il non rappresentabile, la violenza più radicale sui corpi, i tagli e gli squarci, la tortura, il sangue. Quello cui assistiamo è la barbarie al lavoro, oggi, in Europa, è il Male nel suo farsi, che Vasyanovych cerca di esorcizzare in una specie di rituale sacro-laico.
Un chirurgo di nome Serhiy lascia il lavoro, la sua città nell’Ucraina orientale, la vita di single (è separato, la figlia sta con la ex moglie) per raggiungere il fronte del Donbass dove da anni è in corso una guerra di posizione – anzi di trincea, come si vede in un altro film di questo festival, il documentario fuori concorso Tranchée di Loup Bureau – che oppone i suoi connazionali ai separatisti filorussi delle autoproclamate repubbliche indipendenti di Donetsk e Lugansk. Lui e il suo compagno si perdono nella notte, entrano in zona nemica, vengono catturati, l’amico subito ucciso dopo vessazioni inaudite. Mentre Serhiy dovrà subire interrogatori intensificati – così si chiama oggi la tortura – da parte di feroci militari che supponiamo russi, benché ufficialmente non ce ne siano nel Donbass, verrà ridotto in schiavitù, costretto a lavori degradanti come lo ‘smaltimento cadaveri’. Scene di una brutalità inimmaginabile, che ci pongono di fronte a una violenza che pensavamo scomparsa per sempre nella Europa Felix, e che ci rimanda invece a quella della WWII, dei campi di sterminio, dei gulag.
La seconda parte è Serhiy tornato a casa, senza che possa raccontare a nessuno cosa sia successo a lui e all’amico, compagno della sua ex moglie. Reflection diventa l’osservazione di un uomo malato banalmente catalogato alla voce Disturbi post-traumatici, in realtà consapevole di quello che ha perduto e dell’impossibilitàdi riaverlo. Consapevole del Male, menre intorno a lui si continua a negare, a non voler vedere. C’è qualche smagliatura di troppo rispetto al rigore della prima parte, alle sue geometrie vsuali, ci sono sequenze non così necessarie (quelle in cui compare la non simpaticissima figlia). Ma Reflection resta un film sbalorditivo per qualità estetica e visiva e per come ci immerge in una guerra, per come ci costringe a guardarla, a non distogliere gli occhi (e se qualcuno lo accuserà di essere al servizio della propaganda antirussa, non dategli retta).

Questa voce è stata pubblicata in cinema, Container, Dai festival, festival, film e contrassegnata con , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.