Berlino Film Festival 2022. COMA di Bertrand Bonello, cinema di resistenza al lockdowm

Coma di Bertrand Bonello. Con Julia Faure, Louise Labeque, Laëtitia Casta, Gaspard Ulliel, Vincent Lacoste, Louis Garrel). Ecounters. Voto 8
Film-regalo di compleanno di Bonello alla figlia neodiciottenne. Film con l’appena scomparso Gaspard Ulliel che dà voce (insieme a Laëtitia Casta, Vincent Lacoste, Louis Garrel) a una soap-opera animata in stop motion nelle case di Barbie con un Ken di nome Scott e una lei di nome Sharon in uno dei molti strati che compongono questo Coma.
La cui ragazzina protagonista, o che almeno sta al punto di incrocio delle varie linee del film, è forse la proiezione forse no della figlia del regista appena entrata nell’età adulta: confinata in casa causa lockdown antipandemico, in preda allo sconforto, a un tracollo di vitalità, a uno smarrimento ancora assai adolesscenziale. Ansie per amori amori i felici e tradimenti che fanno da trama alla soap di cui sopra. Intanto, una guru internettiana, nome Patricia cognome Coma, dispensa filosofia spicciola di vita e consigli motivazionali (uno dei tormenti della nostra contemporaneità) citando Cioran e ponendo nientedimeno che la questione del libero arbitrio (secondo la signora Coma non esiste, siamo tutti predeterminati anche quando ci illudiamo di non esserlo). Intanto, anche sogni e incubi della ragazzina in un bosco di notte popolato di figure riconoscibili e altre no, tutto assai bonelliano, gente dalle identità cangianti e però minacciose, mai salvifiche. E poi scambi via Zoom tra amiche anche dissertando di serial killer famosi e superstar di cui si conoscono minuziosamente fatti e misfatti, dichiarazioni, confessioni, turpitudini, aberrazioni. Utilizzo non solo delle Barbie e dei Kent in stop-motion ma pure, e non è proprio una novità, dell’animazione a rappresentare la vita reale che si perde nell’onirico e nl fntastico. Inutile cercare un’architettura o una qualsisi coerenza narrativa. Non c’è né vuole esserci. Bonello, libero dal formato del film di narrazione cui di solito si attiene anche se con parecchie libertà e intemperanze, qui costruisce un teorema visuale ma anche concettuale che non ambisce a nessuna soluzione, anzi fa dell’oscuro il proprio fine. Un gioco che scintila di intelligenza, di esprit assai francese, dove immaginazione e discorso si mescolano e interagiscono. Cinema bello, anarchico e senza paura. Saultare per chi guarda. Una delle cose migliori viste finora alla Berlinale.

 

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