Berlino Film Festival 2022. AVEC AMOUR ET ACHARNEMENT di Claire Denis. L’amore è un gioco di guerra

Juliette Binoche e Vincent Lindon

Avec amour et acharnement (The Both Sides of the Blade) di Claire Denis. Con Juliette Binoche, Vincent Lindon, Grégoire Colin, Bulle Ogier, Issa Perica. Concorso. Voto tra il 7 e l’8. A Claire Denis è stato assegnato il Premio della giuria.

Claire Denis

A proposito del titolo. Cosa vorrà dire acharnement? Rivistando tra i mediocri ma comodi dizionari web si legge: implacabilità, determinazione, accanimento. Chiaro che la mia preferita è la definizione n. 1, anche se magari meno centrata delle altre rispetto alle intenzione della regista Claire Denis e della sua sceneggiatrice Christine Angot. E allora, Con amore e implacabilità (volendo si può anche adottare il titolo international, più trasparente: The Both Sides of the Blade, I due lati della lama).
È la terza volta, se non sbaglio, che Denis con questo Avec amour et acharnement lavora con la star Binoche dopo Un beau soleil intérieur, da noi sciaguratamente L’amore secondo Isabelle (pure sceneggiato da Christine Angot) e High Life. Un sodalizio che funziona bene anche qui, nei territori scivolosi della rom-com. Perché quello il film al suo primo livello parrebbe essere. Siamo a Parigi. Lei (Sara) e lui (Jean) stanno insieme da dieci anni, si amano o almeno se lo ripetono più volte in un rito di autoconferma e però – scopriremo presto – lei non ce la fa a dimenticare l’ex marito. Il solito triangolo? Già, il solito triangolo. Però dietro la mdp c’è Claire Denis, autrice dal tocco non sentimentale, se mai brusco, sempre forte, netto, niente sbavature né colorazioni in rosa. Avendo visto non pochi (non tutti) i suoi film, m’è sembrato di capire di come sia interessata parecchio all’universo maschile, agli uomini, alle loro passioni e rabbie, a come le passioni in loro si accendono e si spengono. Se la protagonista qui è una donna divisa tra due uomini, per scelta sua o più probabilmente per incapacità-impossibilità di scegliere, è ai suoi partner che Denis rivolge il più della sua attenzione. Benché Sara, ossessivamente, chieda a Jean, l’ex rugbista dal passato complicato con cui si è messa dopo aver lasciato il marito, “ma tu mi ami? ma perché non me lo dici” neanche fossimo in un tossico commercial per San Valentino, non è su di lei che ci si cincentra ma sulle (non) risposte di lui. Lo zucchero lascia il posto al ritegno, al riserbo virile, all’asciuttezza, il discorso amoroso al minimalismo verbale se non al silenzio. L’amore diventa in Denis, in questo film di Denis, estensione della lotta, scontro muscolare e barbaro, feroce, all’interno e al di fuori della vita di coppia, benché i modi appaiano civilizzati. In fondo già di questo trattavano i primi film della regista, si pensi al folgorante esordio Chocolat (no, non quello di Lasse Hallstrom). Estensione della lotta dei sessi. La progressiva crisi all’interno della relazione Sara-Jean, l’intrusione dell’ex marito François, non si declinano nei modi consueti del romance ma nel registro della crudeltà. Dell’implacabilità. Con la macchina da presa Denis bracca i suoi personaggi costringendo gli attori a una performance anche fisica, lavorando sugli intestizi, sul non e sul mai detto, sui vuoti minacciosi. La rom-com si rovescia in noir, non perché ci siano trame oscure e colpi di scena, ma perché è quella cosa chiamata amore, e fors’anche la relazione tra i sessi e i generi, ad essere strutturalmente materia oscura e rischiosa.
Di fronte a questo risultato, a questa messinscena, cosa mai volete che importino le inadeguatezze di Avec amour et acharnement, le imperfezioni, le linee narrative collaterali non così fondamentali, come quella del figlio irrisolto di Jean. Denis ci mostra una coppia e poi un triangolo come un gioco di guerra, che ha la ferocia di ogni guerra. Il resto conta poco anzi niente. C’è modo anche di ricordarci come le passioni più o meno folli tra esseri umani abbiano sempre a che fare con le differenze di classe sociale, di status, di reddito, di posizionamento nel mondo. Di come non possano prescinderne. “Torna a Vitry”, urla Sara a Jean in uno dei passaggi più crudeli, rinfacciandogli come lui venga da ben oltre la périphérique, sia un proletario e tale sia rimasto. Mentre lei è una signora con appartamento terrazzato in un quartiere messo bene della capitale e di mestiere fa la giornalista-conduttrice radiofonica (la vediamo intervistare Lilian Thuram sul razzismo). Juliette Binoche fa Juliette Binoche, senza risparmiarsi. Vincent Lindon conferma di essere uno dei massimi attori europei anche in un ruolo tutto volto all’interiorità. Grégoire Colin, il ragazzo oggetto di ogni desiderio in quello che resta il capolavorissimo di Claire Denis, Beau Travail, è stavolta l’ex marito di cui Sara si reinnamora. Capitasse Avec amour et acharnementin Italia in qualche modo, non perdetevi i titoli di coda.

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