Cannes 2022. COUPEZ! di Michel Hazanavicius. Non si apre così un festival

Coupez! di Michel Hazanavcius. Con Romain Duris, Bérénice Bejo, Grégory Gadebois, Finnegan Oldfield, Matilda Lutz, Sèbasien Chassagne, Simone Hazanavcius. Out of Competition.
La peggiore apertura di Cannes che io ricordi (ci vengo dal 2012). Hazanavicius chissà perché remakizza un cultone giapponese da nerd, Zombi contro Zombi, oltretutto con la massima fedeltà all’originale. Ne cava una parodia multistrato (trattasi di un film su un film che racconta un film) degli horror, ma anche dei feticismi autrialistici tipo il piano sequenza. Peccato che il regista del già sopravvalutato The Artist non abbia il dono della leggerezza e si lasci fagocitare dalla grevità del materiale narrativo. Ci si dovrebbe divertire, invece si sorride sì e no un paio di volte in sottofinale. Ed è troppo tardi. Voto 4

 

La peggior apertura di cannes che io ricordi (ci venfo dal 2012So che molti, anche insospettabili, anche ben collocati nei ranghi alti del nostro cinema, nomi illustrissimi, lo hanno apprezzato e calorosamente applaudito al Grand Theâtre Lumière dove dopo la cerimonia di inaugurazione ha dato il via al festival. Quanto a me, lo ritengo il peggior film di apertura di Cannes che mi sia capitato di vedere da quando vengo da queste parti, se ho fatto bene i conti dall’edizione 2012 (e fanno dieci, visto che nel 2020 il festival è stato sospeso causa Covid). Nemmeno il pur deludente film di Jim Jarmusch, pure quello a tema zombesco, The Dead Don’t Die (evidentemente il genere morti che morti non sono anzi ritornano trionfanti e golosi non fa bene alla Croisette), con cui si era aperto nel 2019, era parso così inadeguato, conservando comunque una sua grazia, una leggerezza tutta jarmuschiana di cui questo Coupez! è del tutto privo.
Del resto, mai amato granché Hazanavicius, penso che il suo The Artist, che gli ha procurato perfino un Oscar (erano i tempi di un onnipotente Weinstein, suo distributore negli States), sia tra le cose di cinema più sopravvalutate del Terzo Millennio, appena salvato da un immenso Dujardin. Andando adesso a rovistare negli archivi di questo blog vedo che a The Search, un altro Hazanavicius a un altro Cannes (2014), avevo assegnato un 3. Sufficienza (voto 6) invece a Le Redoutable, dove H. aveva messo in scena senza reverenze, sempre qui a Cannes, un pezzo di biografia di Jean-Luc Godard. Sicché, a conti fatti, tra quanto di suo ho visto a convincermi è stato solo il suo secondo remake del sottoBond francese anni Sessanta OSS 117, da noi Missione Rio. Si riprecipita adesso sotto il livello di guardia con Coupez!, peraltro già colpito da polemiche ben prima della proiezione cannense per via del suo titolo originale Z, diventato impresentabile dopo che quella lettera è stata adottata come proprio simbolo dai filoputiniani di tutto il mondo. Invece in Coupez! (ovvero tagliate!, come il perentorio ordine del regista sul set di troncare le riprese ma anche come l’atto assassino del fare a pezzi le vittime) la Z è solo il nome di una piattaforma giapponese specializzata in Z-movies. Nonostante la sgradevolezza del risultato Michel Hazanavicius si conferma uomo di consumato mestiere. Se gli manca la grazia jarmuschiana, bisogna riconoscere che anche stavolta sa utilizzare un’ottima idea di partenza (peraltro non sua: Coupez! è il remake shot for shot, scena per scena, di Zombi contro Zombi, cult giapponese per tutti gli appassionati del cinema asiatico di genere), sa mettere fuoco molto bene i bersagli della sua ironia: certo cinema di genere, ma anche certo cinema autoriale attratto da feticismi tecnici quali il piano sequenza. Solo che non è Lubitsch, ecco, non ha l’eleganza di Stanley Donen, tantomeno è Billy Wilder, che magari il tocco lieve non ce l’aveva ma conosceva bene la linea di confine tra sarcasmo anche demolitivo e grevità. Sicché questa operazione indecisa tra dileggio e omaggio al cinema non ingrana mai, non si riscatta dalle sue volute, programmatiche volgarità e bassezze fisiologiche (si vomita, si defeca per via di non resistibili crisi intestinali, ci si imbratta di ogni possibile umore corporale). Soprattutto è di una macchinosità e vischiosità narrativa cui anche il meglio disposto degli spettatori presto soccombe. E che mancanza di ritmo interno, battute che stentano a deflagrare, corporalità slapstick che sembrano mummificate, da museo delle cere del cinema. Un’entropia paralizzante che si insinua dappertutto nonostante l’apparente velocità del girare che mima i frenetici movimenti di macchina a mano, a spalla, degli scatenati filmacci di genere giovanotteschi.
A questo punto, scusate, devo mettere il cartello ATTENZIONE SPOILER. Perché non si può discorrere di Coupez! senza almeno accennare al dispositivo drammaturgico su cui si regge. Diciamo che Hazanavicius perviene, come molti altri prima di lui, al suo Effetto notte, al suo Otto e mezzo, ma più il primo del secondo. Al cinema nel e sul cinema. Anzi qui la stratificazione è doppia, perfino tripla e la messa in abisso da vertigine, trattandosi di un film che racconta di un film con dentro, a sua volta, un altro film. Si viene a un certo punto sedotti dalla temerarietà concettuale dell’impresa, se non fosse che Coupez! procede come ansimando, come risucchiato dalla goffaggine dei suoi zombeschi personaggi. Per tutta la prima parte, mezz’ora e anche più, Hazanavicius tiene le carte coperte, raccontandoci di un regista non di primissimo rango alle prese con il tournage di uno infimo zombi-movie in Giappone, in una location che si rivelerà pericolosissima perché laboratorio segreto al tmpo della WWII di esperimenti per far risorgere i morti (e i personaggi, benché interpretati da attori francesi, hanno tutti nomi giapponesi: un’incongruenza straniante che troverà più tardi la sua spiegazione). Dunque assai metacinematografica confusione tra falsi e e veri morti viventi, con passaggi dall’una all’altra condizione. Il tutto condotto con una sgangherataggine che ricorda certe parodie horror non si sa quanto involontarie dei Manetti Bros: non può trattarsi di un film di Hazanavicius. Difatti, è solo lo Z-movie di cui poi Hazanavicius ci svelerà il backstage e il making of, con il corredo ovvio che si può immaginare. Le paturnie professionali e private del regista e della moglie ex attrice, ora richiamata sul set causa indisponibilità dell’attrice designata in origine. La solita e insolita corte composta di personaggi buffi della crew, nevrotici, pazzi se non addirittura dei freak. Tutto troppo concettuale e troppo corrivo, troppo alto e troppo basso, senza mai trovare un punto di un bilanciamento. Non si ride mai davvero, se non nell’ultimissima parte. Ma è troppo tardi per salvare il film e salvare noi spettatori dalla delusione.
Nota: non ho avuto il tempo di accertare se la Simone Hazanavicius che compare come attrice tra i credits sia la figlia di Hazanavicius e sia lei a interpretare nel film la figlia del regista. Suppongo di sì, a fomentare il senso di scambio tra realtà e rappresentazione già forte in Coupez!

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