Diego Maradona, un documentario di Asif Kapadia (2019). Rai Storia, ore 22:40, sabato 1 luglio 2023.
Un altro film su Maradona? Cosa mai ci sarà ancora da celebrare, raccontare, scoprire, svelare, scoperchiare a proposito di uno dei più indagati miti sportivi, e non solo sportivi, di fine Novecento? Questo non è un documentario qualsiasi su di lui, questo è il racconto per immagini e parole definitivo, ultimativo, su Diego Armando Maradona. Grazie a una quantità di foto, filmati, testimonianze mai visti, molti concessi dalla famiglia, altri selezionati tra lo sterminato materiale depositato nei più disparati archivi pubblici e provati. A capo dell’impresa il cineasta britannico di radici indiane Asif Kapadia, un signore che si è conquistato credibilità, autorevolezza e fama (oltre che un Oscar) girando, prima di questo, due docu-bio su altri miti della società-spettacolo tra Novecento e Duemila, Amy Winehouse e Ayrton Senna. Pochi, nel panorama del cinema del reale, sono paragonabili a Kapadia per meticolosità, impegno nella ricerca, vicinanza empatica al personaggio indagato senza mai cadere nella smaccata agiografia. Diego Maradona non è l’ennesimo santino offerto alla devozione dei tifosi di tutto il mondo, ma si addentra nei cunicoli della vita pubblica e privata del supercampione con piglio quasi investigativo, senza omettere i lati d’ombra (e però senza nemmeno cadere nel becero scandalismo, nella pulsione sadica a infrangere l’idolo). Due ore che sorprendono anche chi credeva di sapere già tutto e che si fissano come un romanzo-verità nella memoria collettiva. Perso a Cannes 2019, dov’era stato presentato in anteprima mondiale con gran clamore, sono riuscito a recuperarlo qualche mese dopo a Locarno dove venne proiettato sullo schermo gigante in Piazza Grande, e si trattò davvero di spettacolo bigger than life. Corse voce per tutto il giorno che Diego Armando si sarebbe palesato sul palco: l’aspettativa andò delusa, il mito non si manifestò (il mito, peraltro, non deve mai manifestarsi per non perdere la sua essenza ultraterrena), non mandò nemmeno, se ben ricordo, un videosaluto. La piazza si riempì lo stesso in quella sera dell’agosto 2019, e non mancò l’applauso finale. Maradona sarebbe morto l’anno dopo, il 25 novembre 2020, mettendo lui la parola fine all’impressionante parabola raccontata scrupolosamente da Asif Kapadia in tutte le sue svolte. Dall’infanzia derelitta in una baraccopoli argentina ai trionfi globali, ricchezza e gloria. Ma il cuore del film è la relazione viscerale che unì il calciatore a Napoli e alla sua gente, relazione che non fu solo di innamoramento incondizionato ma anche di momenti cupi, di delusioni reciproche, di oscure tensioni. Kapadia niente nasconde, tantomeno le ambigue frequentazioni di Diego con esponenti della camorra e l’eccessiva predilezione per qualche sostanza alterante. In Italia non si sarebbe mai potuto fare un film così su DAM, da noi c’è spazio solo per il culto, per l’apologia acritica o, all’opposto, per l’oltraggio, manca la giusta distanza rispetto sia all’uomo che alla leggenda, rispetto alla sua trasfigurazione e santificazione. Per riuscirci ci voleva un osservatore insieme vicino e lontano come Kapadia.
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