8 FILM stasera in tv – martedì 4 luglio 2023

I ragazzi venuti dal Brasile

Batman. Il ritorno

La conquista del West di John Ford, Henry Hathaway, George Marshall. Iris, ore 21:00.
Colossale western del 1962 girato nel formato espanso e ultrapanoramico del Cinerama. Cinque episodi per raccontare come la parte occidentale del continente venne assoggettata alla cultura bianca venuta da lontano. John Ford firma il terzo episodio, La guerra civile. Cast ovviamente gigantesco: Henry Fonda, Carroll Baker, Gregory Peck, George Peppard, Jiohn Wayne, James Stewart. Esito trionfale al box office, non solo americano. Eppre, in questo gigantismo affannoso, in questa entropia che sembra impadronirsi e paralizzare lo schermo, si avverte la fine di un’era, del vecchio sistema degli studioos che verrà di lì a non molti anni rimpiazzato dalla New Hollywood. E si avverte anche di più la fine del western classico.
Batman. Il ritorno di Tim Burton, Twenty evene, ore 21:10.
Il secondo dei Batman diretti da Tim Burton, quelli con Michael Keaton uomo-pipistrello. Film che mantiene tutte le promesse del primo, affondando il mondo del fumetto originario nelle atmosfere cupe e perverse di una Gotham City architettonicamente ridisegnata sul modello della Metropolis di Fritz Lang e abitata da agghiaccianti mostri di ogni tipo. Se non c’è più l’allarmante Joker di Jack Nicholson della prima puntata, qui si materializza l’altrettanto orripilante e pericoloso Uomo-pinguino di Danny De Vito. C’è anche la Catwoman di Michelle Pfeiffer, all’apice della sua bellezza. Io, che non sono un fan di Tim Burton, trovo che nei suoi Batman, costretto da una storia forte che non gli permette più di tanto di deragliare nelle sue visioni, dia il meglio.
I ragazzi venuti dal Brasile di Franklin J. Schaffner, Rai Movie, ore 21:10.
Notevole thriller del 1978, tratto da un besteller di Ira Levin (quello di Rosemary’s Baby), che mescola sci-fi, horror e nazi-movie. Un cacciatore di nazisti, un personaggio alla Simon Wiesenthal per intenderci, scopre che in Brasile vive nascosto il famigerato dottor Mengele, responsabile ad Auschwitz di terribili esperimenti sugli internati ebrei e non. Il nazi criminale è riuscito a fabbricare decine di baby-cloni di Hitler e farli adottare da famiglie disseminate in vari paesi. Obiettivo, formare un gruppo di fanatici che parta alla conquista del mondo. Il complotto verrà sventato. Dirige Franklin J. Schaffner, Gregory Peck è Mengele, Laurence Olivier l’uomo che lo sta bracca.
Il segreto di una famiglia (La quietud) di Pablo Trapero, Rai 5, ore 21:15.
Le piacevoli notti di Luciano Lucignani e Armando Crispino, Cine 34, ore 23:00.
Anomalo film del 1966 che gode di un certo culto sotterraneo. Nonostante la presenza di grandi nomi della nostra commedia e di una diva come Gina Lollobriguda, non fu un successo. Troppo colto. Troppo poco riconducible a un qualche genere del cinema italiano di allora. Ispirato al novelliere cinquecentesco del bergamasco Giovanni Francesco Straparola, anicipa con le sue storie di mogli virtuose o adultere, con si suoi assatanati donnaioli in continua cerca di prede, con i suoi mariti traditori o traditi il futuro, fortunatissimo filone decamerotico. Regia assai consapevole, quindi costumi, messinscena, location inecceoibili e spesso meravigliosi. Vittorio Gassman si diverte con gli amici e antichi compagni di scorribande teatrali Adolfo Celi e Luciano Lucignani, lui e Celi come interpreti, il terzo come co-regista. Raro. Da rivalutare.
La tregua di Fancesco Rosi, la7, ore 23:15.
Nel 1997 Francesco Rosi, uno dei nomi massimi del cinema civile all’italiana, mette in immagini e in cinema uno dei libri più famosi di Primo Levi. Il quale in La tregua raccontò gli ultimi giorni nei lager nazisti, prima che l’avanzata a tenaglia di russi e americani mettesse fine a quegli orrori (però, soprattutto sul fronte russo, altri problemi sarebbero seguiti). Un libro autobiografico, in cui l’ingegnere-scrittore di Torino deportato ad Auschwitz perché ebreo ricostruisce l’uscita dal campo insieme ad altri prigionieri, e la traversata dell’Europa centro-orientale fino al ritorno a casa. Francesco Rosi illustra fedelmente, e ci consegna il ritratto di un continente devastato dalla guerra, e di uomini ancora più devastati del paesaggio che stanno percorrendo. Un ritorno che è avventura anche dell’anima, riconquista di una vita possibile dopo l’abisso. Allora il film fu accolto male, sembrò irrimediabilmente datato, ancorato a una visione di cinema lontana e superata. Francesco Rosi era a suo modo un sopravvissuto, il meglio lo aveva dato e raggiunto almeno venticinque anni prima. Però, rivedendo questo La tregua, gli vanno riconosciute parecchie cose, il mestiere, il coraggio di cimentarsi con temi grandi, e con la Storia (sì, con la maiuscola, vivaddio). Non si può dire che il minimo cinema italico di oggi, che si accontenta quasi sempre di volare basso, abbia lo stesso coraggio e le stesse ambizioni. Cast capitanato da John Turturo, però ci sono anche Massimo Ghini, Claudio Bisio e perfino Andy Luotto, facce anche da commedia che introducono una nota di picaresco in questo affresco storico.
Il corvo di Alex Proyas, canale 20, ore 23:25.
Fantasy dark anni Novanta di molto successo e di fama nera, anzi nerissima, per via della morte sul set del protagonista Brandon Lee, figlio di Bruce. Eric è il Corvo, revenant (dal regno dei morti) riapprodato sulla terra a prendersi la sua vendetta contro chi ha ucciso lui e la sua ragazza. Grandiosamente lugubre.
Odissea nuda di Franco Rossi, Rete 4, ore 1:55.
Alienazioni e spaesamenti borghesi à la Antonioni (e alla Moravia), però stavolta a Tahiti, dunque sulle tracce di Gauguin, in questo leggendario e assai raro film di Franco Rossi del 1961 che allora fu un gran successo arthouse. Sì, il Franco Rossi del capolavorissimo televisivo Odissea. Con l’intellettuale romano Enrico Maria Salerno nei Mari del sud in cerca di ispirazione per un film, ma in fondo, più per puro escapismo, per noia e rigetto della civilizzazione d’Occidente, per voglia di sprofondare e perdersi in una natura supposta pura, innocente, liberatrice. Il che vorrà dire anche moltiplicare erotismi con ragazze locali, in un equivoco esotismo-orientalismo oggi difficilmente sopportabile. Naturalmente, trattandosi di tormenti di intellettuale, arriveranno lo scacco, la disillusione. Ci sono già, benché in versione alta e autoriale, tutti gli elementi che di lì a qualche anno daranlo vita con Bora Bora e simili al genere “sesso esotico”.

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