In sala: COMA, un film di Bertrand Bonello (recensione). Cinema di resistenza al tempo dei lockdown

Al cinema il 10-11-12 luglio 2023 distribuito da Wanted.
Coma
di Bertrand Bonello. Con Julia Faure, Louise Labeque, Laëtitia Casta, Gaspard Ulliel, Vincent Lacoste, Louis Garrel.  Voto 8
(Recensione scritta il 13 febbraio 2022 dopo la proiezione al festival di Berlino nella sezione Encounters).
Film-regalo di compleanno di Bonello alla figlia neodiciottenne. Con l’appena scomparso Gaspard Ulliel che dà voce (insieme a Laëtitia Casta, Vincent Lacoste, Louis Garrel) a una soap-opera in stop motion nelle case di Barbie con un Ken di nome Scott e una lei di nome Sharon, ed è solo uno dei molti strati che compongono questo Coma.
La cui ragazzina protagonista, o che almeno sta al punto di incrocio delle varie linee del film, è forse la proiezione forse no della figlia del regista appena entrata nell’età adulta: confinata in casa causa lockdown antipandemico, in preda allo sconforto, a un tracollo di vitalità, a uno smarrimento assai adolescenziale. Ansie per amori infelici e tradimenti che fanno da trama alla soap di cui sopra. Intanto, una guru internettiana, nome Patricia cognome Coma, dispensa filosofia spicciola di vita e consigli motivazionali (uno dei tormenti della nostra contemporaneità) citando Cioran e ponendo nientedimeno che la questione del libero arbitrio ( che,secondo la signora Coma non esiste: siamo tutti predeterminati anche quando ci illudiamo di non esserlo). Intanto, anche sogni e incubi della ragazzina in un bosco di notte popolato di figure riconoscibili e no, tutto assai bonelliano, gente dalle identità cangianti, minacciose, mai salvifiche. E poi scambi via Zoom tra amiche anche dissertando di serial killer famosi e superstar di cui si conoscono minuziosamente fatti e misfatti, dichiarazioni, confessioni, turpitudini, aberrazioni. Utilizzo non solo delle Barbie e dei Kent in stop-motion ma pure, e non è proprio una novità, dell’animazione a rappresentare la vita reale che si perde nell’onirico e nel fantastico. Inutile cercare un’architettura o una qualchei coerenza narrativa. Non c’è né vuole esserci. Bonello, libero dal formato del film di narrazione cui di solito si attiene anche se con parecchie libertà e intemperanze, qui costruisce un teorema visuale ma anche concettuale che non ambisce a nessuna soluzione, anzi fa dell’oscuro il proprio fine. Un gioco che scintilla di intelligenza, di esprit assai francese, dove immaginazione e discorso si mescolano e interagiscono. Cinema bello, anarchico e senza paura. Salutare per chi guarda. Una delle cose migliori viste finora alla Berlinale.

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