
Ma Mère

Mission
All is Lostdi J.C. Chandor, Iris, ore 21:00.
Scarlet Diva di e con Asia Argento, Cielo, ore 23:15.
Il discusso film che la signora Asia Argento regista si è narcisticamente costruita addosso e però diventato un cult fuori dai confini italiani (soprattutto in Francia). Comunque lo si guardi e lo si giudichi, il coraggio di denudarsi in corpo e anima a Asia bisogna riconoscerlo. Molto sesso, cinema neolisergico e lurido alla Abel Ferrara, kitsch a profusione con momenti di verità. Prendere o lasciare. In ogni caso, AA è una regista con una sua idea di cinema. Producono papà Dario e zio Claudio.
Made in Italy di Nanni Loy (1965), la7, ore 23:15.
Un film a episodi diretto da Nanni Loy come se ne facevano parecchi nel nostro cinema anni Sessanta. Ma attenzione, questo assomiglia più a I mostri, che a Boccaccio ’70, un pulviscolo di frammenti anche brevissimi, a comporre un affresco-mosaico sull’italianità dei momenti del boom, su un paese sospeso tra la modernità arrembante e consumistica e l’ancestralità. Un insieme organizzato e diviso in cinque aree tematiche. Incredibile cast: in testa Anna Magnani, e poi Alberto Sordi, Nino Manfredi, Virna Lisi, Lando Buzzanca, Walter Chiari, Aldo Fabrizi, Lea Massari, Sylva Koscina, Catherine Spaak, Jean Sorel. Da urlo. Raro, dunque imperdibile. Anche se Nanni Loy, allora regista in ascesa, non era e non sarebbe mai diventato un Dino Risi o un Monicelli.
Mission di Roland Joffé, Rete 4, ore 23:45.
Gesuiti in missione in mondi lontani: ne ha parlato in anni recenti Silence di Marrtin Scorsese, ne parlava già questo film spettacolar-impegnato di Roland Joffé che a metà degli anni Ottanta fece sfracelli al box office e raccolse premi dappertutto: Palma d’oro a Cannes, un Oscar, due Golden Globe, svariati Bafta. Adorato da quel pubblico engagé che vuol sentirsi virtuoso e intelligente anche nel mentre si abbandona al divertimento, perfetto dunque per la professoressa democratica di ogni paese e latitudine. I fans, e le fans soprattutto, di Robert De Niro lo considerano il vertice del loro idolo, appena insidiato qui quale sex symbol dal co-protagonista Jeremy Irons.
Peccati e successive redenzioni. Paesaggi meraviglia, foreste sud-americane con tanto di cascate dell’Iguazù. Siamo in Paraguay difatti, a metà Settecento. I missionari gesuiti costruiscono chiese, e vanno anche parecchio oltre, stabilendo una solida alleanza con le neoconvertite tribù Guaranì e creando territori di fatto autonomi dalle corone iberiche in cui gli indios possono godere di ogni rispetto e diritto. Ma le potenze europee non tollereranno a lungo quell’eccezione, e sarà conquista e strage. Il bello di veder la chiesa e i gesuiti dalla parte dei nativi sud americani, in una sorta di pre-teologia della liberazione. Panorami da togliere il fiato che fan da sfondo a una storia magniloquente dove sono in ballo i grandi principi: la giustizia, l’uguaglianza, i diritti dei deboli. Retorico, certo, però lo spettacolo non si può discutere. Jeremy Irons e Robert De Niro dominano la scena, e un po’ se la rubano a vicenda. Colonna sonora di Ennio Morricone, forse la sua di maggior successo commerciale e internazionale di sempre.
I segreti di Brokeback Mountain di Ang Lee, la7D, ore 23.10.
Ma Mère di Christophe Honoré, Cielo, ore 1:00.
Uno dei film che hanno fatto di Isabelle Huppert ciò che è, vale a dire una delle più grandi (la più grande?) attrici in circolazione: per come si fa co-autrice, insieme a regista e sceneggiatori, dei suoi personaggi, per come li riplasma e li adatta a sé (e adatta se stessa a loro), e per l’audacia delle sue scelte. Per dire: La pianista di Haneke e Elle di Verhoeven e questo disturbante – sì, perfino più della Pianista – Ma mère del 2004, firmato da uno dei registi francesi più coerenti e fedeli a una propria idea di cinema, Christophe Honoré (un maestro, vedi tra gli altri Métamorphoses e Plaire, aimer et courir vite e il recente, consigliattissimo, Winter Boy – Le Lycéen su MUBI; peccato che in Italia lo si consideri men che nessuno, ignorato anche dalla guerrilla critique).
Già mettersi in testa di portare su schermo e schermi il romanzo postumo dallo stesso nome di Georges Bataille è una sfida da paura, per come il teorico dell’orgasmo quale petite mort arruffa e mescola Eros e Thanatos, per il suo catalogo di esplorazioni sessuali oltre ogni confine. Honoré contemporaneizza il romanzo e lo colloca giustamente a Gran Canaria, isola-sfacelo di tutte le morali, discarica del più sfrenato turismo d’Europa, luogo di ogni convulsione erotica e di ogni abuso di sostanze alteranti. Tempio del ritorno di Dioniso. Gran Canaria – come altri luoghi di Spagna ma non solo – quale gran bazaar e scambio della merce sesso, pozzo nero di ogni pulsione e desiderio.
Il ragazzo Pierre – un Louis Garrel poco più che adolescenziale – lascia la scuola cattolica dove ha studiato per raggiungere i genitori nella loro casa alle Canarie. Si renderà conto che il matrimonio tra i due è collassato da un pezzo tra disprezzo e reciproci tradimenti. Il padre muore, Pierre resta con la madre Hélène, che venera come un idolo. Sarà lei a introdurlo al sesso e ai giochi più promiscui e pericolosi con la complicità della sua amica di scorribande erotiche Réa. Ce n’est qu’un début. Perché con mamma, attraverso di lei o senza di lei, Pierre sperimenterà il sesso come esperienza assoluta. Masturbazioni sulla collezione pornografica segreta del padre. Voyeurismi e esibizionismi. Orge con mamma and his friends, uomini e donne. Fino all’inevitabile incesto con l’idolo, forse infranto forse no, Hélène. Con un finale tra i più sconvolgenti che il cinema ci abbia dato negli anni Duemila, e che non è bene rivelare.
Honoré resta fedele a Bataille e alla sua visione della sessualità come vita e morte, come forza insieme creatrice e distruttiva. Se l’operazione riesce – il film trova la misteriosa giusta misura tra vicinanza e distacco rispetto alla spesso laida e insostenibile materia narrata – è anche, soprattutto?, perché c’è Isabelle Huppert. Con quella maschera insieme impassibile e dolente, con quello sguardo di chi ha tutto visto e conosciuto. Qui mater dolorosa che attraversa l’inferno insieme col figlio per condurlo, forse, alla redenzione e alla salvezza. O almeno alla conoscenza. Ci sarà una vittima sacrificale, perché ogni salvezza esige un sacrificio, e non sarà Pierre.