I racconti di Parvana di Nora Rwomey, Rai Gulp (42 dt), ore 22:40. Sabato 8 luglio 2023.
Un film d’animazione tra i più premiati degli ultimi diceci anni (è del 2017): nomination all’Oscar, ai Golden Globe, agli Efa, premio della giuria ad Annecy, il festival di riferimento del settore. Prodotto da Angelina Jolie nella sua fase di maggior impegno per le donne d’Asia, Africa, America latina schiacciate dal più intransigente patriarcato. Qui si parla dell’Afghanistan dei Talebani – quelli della prima stagione del famigerato mullah Omar -, il regime poi caduto nei primi anni Duemila in sguito all’intervento militare della coalizione Nato guidata dagli americani (sappiamo com’è finita dopo vent’anni di inconcludente occupazione: che l’Occidente, in forma di forze Nato, ha abbandonato il paese lasciando che i Talebani tornassero al potere. Dove tuttora stanno, purtroppo ottimamente e, pare, inscalfibili).
Siamo negli anni ’90. A Kabul una ragazzina di nome Parvana si traveste da maschio – si sa che alle donne e alle bambine era vietato uscire di casa se non coperte dal burka – per poter ritrovare il padre inghiottito in una prigione. E per lavorare al mercato e mantenere la famiglia: difatti il titolo originale è, didascalicamente, The Breadwinner, il capofamiglia, colui che porta a casa il pane. Sacrosanto l’impegno di tutti coloro che hanno contribuito al film, anche se va sottolineato come il romanzo da cui è tratto sia di una scrittrice canadese, Deborah Ellis, e non afghana. Come afghana non è la regista Nora Rwomey. Con il rischio che si perpetui quello sguardo orientalista stigmatizzato da Edward Said nel suo più celebre saggio, lo sguardo dell’occidentale che non sa o non ce la fa a rinunciare alla lente dell’esotismo anche quando è mosso, come in questo caso, dalle migliori intenzioni di solidaretà e di denuncia Un film edificante e dimostrativo, anche troppo.
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