20 FILM da vedere e rivedere stasera in tv – martedì 11 luglio 2023

Ocean’s Twelve

Jack Ryan: l’iniziazione

Fracchia la belva umana di Neri Parenti, Cine34, ore 21:00.
Scopri la differenza tra un film di Fantozzi e uno di Fracchia come questo: stesso Villaggio, stesso Parenti alla mdp, stessa sfiga del travet. Qui Fracchia se la deve vedere con un suo doppio criminale. Inutile prendersela con il cinema della volgarità di Parenti-Villaggio, piacciano o meno i loro film sono parte dell’immaginario italico e un (per quanto involontario) trattato di antropologia nazionale.
La valle della vendetta di Richard Thorpe, Iris, ore 21:00.
Serata western su Iris. Si comincia con questo La valle della vendetta del 1951, che al western aggiunge abbondanti dosi di melodramma di famiglia. Due fratelli a metà, uno cattivissimo e vizioso, l’altro di specchiata onestà e gran lavoratore. Una ragazza rimane incinta, i maschi della sua famiglia si scatenano contro il fratello sbagliato. Con Burt Lancaster (il buono) e Robert Walker (il cattivo).
Jack Ryan: l’iniziazione di Kenneth Branagh, canale 20, ore 21:05.
Ritorna in questa versione-reboot del 2013 l’agente Cia creato da Tom Clancy e già interpretato da Harrison Ford. Stavolta al posto suo c’è Chris Pine, mentre alla regia troviamo un Kenneth Branagh che, come in Thor e Cenerentola, abbandona Shakespeare per buttarsi voluttuosamente sul cinema ultrapop. I cattivi son russi, come ai tempi belli dell’Unione sovietica e delle migliori spy stories della nostra vita. La fanciulla è Keira Knightley. Cultistica apparizione del mitologico Mikhail Baryshnikov. Branagh si concede un ruolo moscovita divertendosi parecchio.
Superman di Richard Donner, Twenty Seven, ore 21:10.
Il più classico e tuttora più amato dei Superman cinematografici. Quello con Chrisopher Reeve e, ebbene sì, Marlon Brando e Gene Hackman. Quando acora non c’erano i Marvel Movies e la CGI (correva l’anno 1978).
Una giusta causa di Mimi Leder, Rai 5, ore 21:15.
The Grey, Cielo, ore 21:15.
Non disprezzabile survival tra i ghiacci con protagonista quel brav’uomo di Liam Neeson, qui nel ruolo che gli si attaglia alla perfezione dell’eroe qualunque. Precipita un aereo con a bordo un gruppo di tecnici e operai di un non lontano campo di estrazione petrolifera in Alaska. Sopravvivono in otto, e incomincia per loro l’odissea per raggiungere un posto sicuro e non soccombere. Ma saranno molti gli ostacoli e le minacce, in primis quella rappresentata dai famelici lupi signori della zona. A guidare la spedizione ovviamente Liam Neeson.
Predator di John McTiernan, Rai 4, ore 21:20.
Filmone con uno Shwarzenegger al suo apice. Che qui impegna la sua massa uscolare da tosto ex berretto verde per combattere un alieno voglioso di carni umane atterrato dallo spazio nella giungla amazzonica.
Ti presento Sofia di Guido Chiesa, canale 5, ore 21:20.
3 milioni incassati al box office in un pugno di setimane, ma erano temi prepandemici, Netflix non egemonizzava ancora le sere degli italiani: oggi un simile incasso sarebbe impensabile per una commedia senza troppe ambizioni come Ti presento Sofia, furbo ma inerte remake di un film argentino. Con Fabio De Luigi, erede per imbrataggine e goffaggine di Renato Pozzetto, e Michela Ramazzotti. Lui è un padre single con figlioletta a carico e quando gli si presenta nella vita la fotografa Ramazzotti che di bambini non vuole saperne lui finge nascon de Sfia finge che non esista. Potete immagnare i qui pro quo e, purtroppo, anche come andrà a finire.
Austin Powers in Goldmember di Jay Roach, Warner Tv, ore 21:30.
Nell’area anglofona la serie Austin Powers è un culto assoluto, con i suoi deliri kitsch & trash e i suoi omaggi ai più sfrenati e folli anni Sessanta (con escursioni nei Settanta). Tutto un bric-à-brac di décor e abiti molto Swinging London con derive hippizzanti, frikkettone-californiane, new dandy-new romantic. Però l’universo di riferimento, stilistico e non solo, resta il James Bond di quegli anni, di cui Austin Powers è la consapevole parodia. Parecchi sconfinamenti nella zona della commediaccia scurrile, con goliardate e varie pesantezze corporali-sessuali. Mike Myers nei film della sua vita, qui sdoppiato tra il ruolo di Austin Powers e quello del Dottor Male, qualcosa tra No e Goldfinger. Con Michael Caine e Michael York e cameos eccellenti in abbondanza: Tom Cruise, John Travolta, Steven Spielberg, Danny DeVito, Kevin Spacey, Gwyneth Paltrow, Britney Spears, Quincy Jones. Della serie questo è il capitolo numero 3. Pare ne sia in cantriere un quarto.
Sfida a White Buffalo di J. Lee Thompson, Iris, ore 22:50.
Strano western con sconfinamenti nell’allucinatorio e nell’onirico, cifre che non appartengono certo alla classicità del genere. Siamo difatti nel 1977 e l’ondata dell’italian western e del revisionismo alla Peckinoak non è passata invano. Charles Bronson è un uomo di pistola ormai al crepuscolo, afflitto dalla malattia, tormentato da ricordi infantili, che parte alla caccia del gran bisonte bianco dei suoi incubi notturni, fantasmatizzazione delle sue paure e angosce profonde. Troverà il bisonte e un insperato alleato nel momento in cui lo dovrà affrontare. Anomalo. Un film in cui il western si contamina con il monster movie. Dirige il J. Lee Thompson del Promontorio della paura (l’originale).
Botte da prof., Twenty Seven, ore 23:10.
Professori che si danno appuntamento fuori dalla scuola per menarsi acalci e pugni? Solo in un film giovanottesco americano. Succede che il mite ma precisino Andy incroci nel già incasinatissimo ultimo giorno di scuola il collega Ron che ce l’ha con lui e lo sfida a botte. Figuriamoci, Andy è esile e l’altro è, letteralmente, il peso massimo del corpo insegnante, difatti è quella montagna di Ice Cube. Film demenziale ma non scemo.
Lo sciacallo di Dan Gilroy, Rai Movie, ore 23:10.
Allarme rosso di Tony Scott, la7, ore 23:15.
L’iniziazione di Gianfranco Mingozzi, Cielo, ore 23:15.
Gianfranco Mingozzi è autore che tra anni Sessanta e Settanta diede al nostro cinema qualcosa di buono, film come Trio, Sequestro di persona e soprattutto quel Flavia, la monaca musulmana che trattava di tempestosi rapporti tra cristiani e Islam ai tempi delle invasioni saracene delle nostre coste, e che sarebbe il caso di ritirare fuori (oltretutto c’è una meravigliosa Florinda Bolkan). Nel 1987, in tempi ormai di decadenza del nostro cinema, gira questo erotico con la diva del momento, Serena Grandi, lanciatissima dopo il trionfo di Miranda di Tinto Brass. Storia classica dell’iniziazione al sesso di un ragazzo, con però qualche ambizione e pretesa, essendo tratta da un racconto di Guillaume Apollinaire: nel tentativo – si suppone – di dare dignità all’ennesima parata di nudi e bollori e languori che in quegli anni popolavano gli schermi. Un sedicenne in vacanza si ritrova a vivere in una villa abitata solo da donne. Sarà molto concupito, farà molto l’amore, e tre resteranno incinte. Ma tutto si sistemerà. Produzione italo-francese con nomi illustri dentro, da Claudine Auger a Marina Vlady. E, occhio, c’è pure una giovanissima Virginie Ledoyen. Sceneggiatura cofirmata dall’appena scomparso Jean-Claude Carrière, collaboratore-coautore di gran parte del Buñuel francese.
Ocean’s Twelve di Steven Soderbergh, Rete 4, or 23:25.
Intricatissimo sequel del celeberrimo e gonfio di incassi Ocean’s Eleven, heist-movie della premiata ditta Soderbergh/Clooney/Pitt (più altri amici partecipanti, da Matt Damon a Catherine Zeta-Jones a Julia Roberts). Stavolta non è più Las Vegas il teatro del colpo della banda, ma l’Italia. Obiettivo, un uovo Fabergé custodito a Roma. Attenzione, ci sono anche delle sequenze girate nella villa di Clooney sul lago di Como.
King Kong di Peter Jackson, canale 20, ore 23:35.
Ambiziosa rilettura del 2006 da parte di Peter Jackson, il genio neozelandese del Signore degli anelli, di un classico assoluto del cinema avventuroso-fantastico. Jackson ricorre al digitale per rendere verosimili i trucchi e massimizzarne l’effetto, a partire dal bestione, e per disegnare ambienti di fantasmagorico esotismo. C’è anche una consapevolezza antropologica e una political correctness che lo allontana parecchio dal modello originale. Il film ha deluso il pubblico, è troppo colto e insieme troppo naïf (difficile far trangugiare allo spettatore di oggi l’idea di un gorilla gigante sopravvissuto in una remota isola del Pacifico). Resta però un magnifico spettacolo, nonostante le sue imperfezioni. Con Adrien Brody e Naomi Watts nei panni della bella che farà perdere la testa alla bestia.
When You’re Strange di Tom DeCillo, Rai 5, ore 0:05.
Documentario del 2010 che intende restituire alla cronaca e alla storia il vero Jim Morrison, al di là delle mitologizzazioni e manipolazioni successive e, soprattutto, al di là dell’immagine che ne aveva dato Oliver Stone nel suo biopic (in my opinion bellissimo) The Doors. Alla regia ritroviamo il molto indie Tom DiCillo, il cineasta che nel 1991 aveva lanciato nel suo Johnny Suede un ragazzo di nome Brad Pitt. Ma il pilota dell’operazione è Ray Manzarek, che dei Doors era il tastierista: è lui a volere fortissimamente questo When You’re Strange, con l’intento didascalico di spiegare finalmente al pubblico il vero Jim Morrison, di riabilitarlo per quello che soprattutto era, un grande musicista. Mette perciò a disposizione di DiCillo tutto il materiale visivo disponibile sul leggendario rocker, film già visti e anche parecchi inediti, si aggiunge poi come voce narrante Johnny Depp ed ecco pronto il film che aspira ad essere il ritratto ultimativo di Morrison. Il risultato è parecchio interessante, una miniera di rivelazioni e dettagli, solo che qua e là affiora inevitabilmente l’agiografia. Mi sa che era meglio la pazza versione di Oliver Stone.
Manchester by the Sea di Kenneth Lonergan, Iris, ore 0:50.
Storie di gente comune che ha attraversato fatti orribili, e adesso cerca di sopravvivere come può. È devastato il protagonista, imploso, anestetizzato. Distrutto dalla colpa. La prima parte, quella che tra saliscendi temporali e spaziali ci porta alla rivelazione del trauma intorno a cui tutto e tutti ruotano, e da cui tutto discende, è ottimo cinema. Mai un calo di tensione. Sceneggiatura di ferro; interpretazione commovente di Casey Affleck e Michelle Williams; una regia che riproduce mimeticamente il reale. Lonergan, autore di un film di culto in America come Margaret, non sbaglia niente, va a caccia di dettagli che sappiano riprodurre le infinite sfumature del vero (la camera fissa sugli occhi di Casey Affleck ubriaco e intrappolato nei ricordi prima dell’esplosione di rabbia; quei personaggi collaterali che trasudano credibilità, gli infermieri dell’ospedale per esempio), si concede di fratturare la linearità narrativa, ma senza vezzi autorialistici. Tutto è nitido, preciso fino all’ossessività, in un lavoro di scavo neo-neorealistico che richiama i Dardenne e il grande cinema rumeno, pur non perdendo mai l’impronta antropologica americana. La seconda parte è troppo lunga, non sempre il registro comedy, soprattutto quando è di scena il nipote (personaggio peraltro meraviglioso), si amalgama con quello drammatico. Certo, con un quarto d’ora, anche mezz’ora di meno sarebbe stato un capo d’opera, ma va bene anche così. Pioggia di Oscar, compreso quello a Casey Affleck come migliore attore protagonista (il fratello Ben se ne faccia una ragione). Ma perché un film così, recente e molto premiato, lo danno in piena notte?
Elena sì ma… di Troia di Alfonso Brescia, Cine34, ore 1:00.
B-movie  e anche Z-movie girato senza pentimenti nel 1973 dall’artigiano Alfonso Brescia (che poi si darà ai film di Mario Merola e all’epica dei contrabbandieri nel golfo di Napoli). Siamo alla convergenza tra il peplum e l’erotico all’italiana con forti dosaggi di commedia bassa. La matrice colta e mai dichiarata resta il felliniano Satyricon (capolavoro enorme), rivisto alla luce del pasoliniano Decameron e del filone che da quello si è (de)generato. Due ragazzotti (etruschi!) vagano per il mondo antico, esattamente con i protagonisti del Satyricon, e finiscono con l’approdare alla corte di Menelao ed Elena, prima del rapimento da parte di Paride. Baccanali e corpi scopertissimi pronti a tutto. Con Don Backy. Titolo entrato nella storia del cinema-bis.
Scarlet Diva di Asia Argento, Cielo, ore 1:00.
Il discusso film che la signora Asia Argento regista si è narcisticamente costruita addosso e però diventato un cult fuori dai confini italiani (soprattutto in Francia). Comunque lo si guardi e lo si giudichi, il coraggio di denudarsi in corpo e anima a Asia bisogna riconoscerlo. Molto sesso, cinema neolisergico e lurido alla Abel Ferrara, kitsch a profusione con momenti di verità. Prendere o lasciare. In ogni caso, AA è una regista con una sua idea di cinema. Producono papà Dario e zio Claudio. Attenzione, c’è Vera Gemma.

Quello che vedrei: Allarme rosso.

Questa voce è stata pubblicata in cinema, Container, film, film in tv e contrassegnata con , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.