Una giusta causa (On The Basis of Sex) di Mimi Leder, 2018. Rai 5, ore 21:15, martedì 11 luglio 2023.

Joan Ruth Bader Ginsburg è morta il 18 settembre 2020 a 87 anni, ed è morta da giudice in carica della Corte Suprema degli Stati Uniti. L’aveva nominata a quel ruolo delicato quanto determinante per gli equilibri politici mericani Bill Clinton, un’incoronazione arrivata per Bader Ginsburg dopo una carriera legale a ingaggiare battaglie iper i diritti, in particolare per l’eguaglianza tra i sessi, la loro pari dignità. Un biopic di quelli virtuosi e a continuo rischio di santificazione con l’eroe o come in questo caso l’eroina sola contro tutti, ma destinata a vincere sulle forze del Male. O, più laicamente, dell’ingiustizia. Non proprio il mio genere prefeirto e però bisogna riconoscere che questo film è scritto, diretto, interpretato con sicuro mestiere, riuscendo a trasformare il tragitto di Ruth in una narrazione godibile nonostante qualche ingorgo di tecnicismi da legulei. Un film dove il predicatorio non ce la fa grazie a Dio a fermare la macchina dell’intrattenimento. Benché tratto dalla storia vera verissima di Bader Gisnburg, Una giusta causa si modella su un archetipo narrativo immarcescibile, quello del cavaliere, qui al femminile, in lotta contro i poteri, l’avverso destino, ogni possibile ostacolo.
Deve lottare da subito, Ruth, perché “in quanto donna” le è difficile prima accedere all’università poi dopo la laurea trovare un posto nel mondo assai competitivo degli studi legali. Infinite saranno le esclusioni, le discriminazioni, le occasione perdute. Trova però un marito, un compagno di vita, Martin Ginsburg, che sarà sempre dalla sua parte, che non soggiacerà mai ai peggio maschilismi, un uomo che risulterà determinante per la carriera di Ruth quando le passerà un caso destinata a diventare storico, a fare giusrisprudenza come Moritz v. Commissioner. Un uomo di Denver di nome Moritz, dovendo lavorare fuori casa, è costretto a ingaggiare un’infermiera per la madre anziana non autosufficiente. Chiede un sostegno fiscale: che gli viene rifiutato in quanto il lavoro di cura è cosa di donne, non di uomini. Ruth individua qui la contraddizione fino a promuovere una causa per mettere sotto accusa la disparità “on the basis of sex”. Una battaglia storica che farà di Ruth un riferimento.
Il flm è correttissimo, senza mai un azzardo, uno scostamento rispetto alla piatta prevedibilità. Ma si lascia guardare e se amate il genere delle buone cause e delle eroine coraggiose non perdetevelo. Felicity Jones è Ruth, Armie Hammer. E dopolo scandalo alquanto risibile delle sue presunte praticacce sessual-private chissà quando lo ritrovereno su grandi e piccoli schermi. Mimi Leder è una delle non molte donne a essere ruscita a trovarsi un posto da regista a Hollywood prima del MeToo. Suoi lo spy The Peacemaker con George Clooney e il disaster movie Deep Impact.
CERCA UN FILM
ISCRIVITI AI POST VIA MAIL
-
-
ARTICOLI RECENTI
- Al cinema. FATHERLAND di Pawel Pawlikowski: recensione. Thomas Mann e la Germania anno zero
- Cinema stasera in tv: SPARTACUS di Stanley Kubrick – giovedì 24 settembre 2026
- Venezia 2026. LOOK BACK di Hirokazu Kore-eda: recensione
- Venezia 2026. LA MIA CLASSIFICA FINALE del concorso
- Venezia 2026. WOMAN UNKNOWN di May el-Toukhy – recensione
Iscriviti al blog tramite email