Film: JUDAS AND THE BLACK MESSIAH di Shaka King (2021)

Judas and the Black Messiah di Shaka King (2021).
Titolo importante dell’abbbastanza recente renaissance del cinema afroamericano (quella di titoli come Moonlight e Get Out), un film parecchio apprezzato negli Usa (e passato da noi nella solita ottusa indifferenza) che nel 2021 ha portato, tra l’altro, un Oscar come migliore non protagonista a Daniel Kaluuya: che è qui un eccellente e carismatico al punto giusto Fred Hampton, esponente di rilievo delle Black Panthers nella Chicago anni Sessante del secolo scorso, molto inviso a forze dell’ordine e all’establishment. Soprattutto per il suo progetto dirompente di coagulare l’ala più politicizzata e consapevole del movimento black con bande della criminalità da strada. Un innesto allarmante, che l’Fbi cerca di inibire con qualunque mezzo. Si arriva così a ricattare un piccolo deliquente di quartiere, Bill O’Neal, anche lui afrodiscendente, costrigendolo a infiltrarsi tra le Pantere come informatore. Diventerà l’uomo di fiducia di Fred Hampton, comincerà a provare per lui ammirazione e devozione, ma non riuscirà a fermare il mccanismo micidiale che si è intanto innescato. Come già da titolo, ai modi del cinema più vigoroso di militanza e di denuncia si accompagna, ed è il lato più interessante, il racconto del leader delle Pantere coma via crucis, come Passione, come racconto esemplare di sacrificio, come imitatio Christi, dove a far da Giuda traditore è il ragazzo Bill, sempre più dilaniato dai rimorsi. Tratto da “una storia vera”, ma trasfigurato in una storia di martirio da agiografia e martirologio cristiano. Da recuperare.

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