Hinterland di Stefan Ruzowitzki, Rai 4, ore 21:20. Domenica 16 luglio 2023.

Mai uscito, almeno che io ricordi, nelle nostre sale. Di un regista austriaco, Stefan Ruzowitzki, cui è capitato di vincere con Il falsario – era il 2008 – nientemeno che l’Oscar per il miglior film in lingua straniera. Questo suo più recente Hinterland è stato proiettato in prima mondiale nel 2021 al Festival di Locarno sullo schermo gigante di Piazza Grande e per il suo titanismo scenografico pare abbia parecchio impressionato (io non c’ero, riporto cronache altrui). Grazie alle diavolerie tecnologiche della CGI si ricostruisce in chiave espressionista – gli spazi e gli edifichi sbilenchi e deformati si direbbero una citazione del Gabinetto del dotto Caligari e anche un po’ di Inception di Nolan – la Vienna assai dark del 1920, sfondo e contenitore e palcoscenico di una sequenza di delitti, ovviamente indecifrabili, commessi da uno o forse più serial killer. Naturalmente la forma è anche qui, come in tanto leggendario cinema di Weimar, più che mai contenuto. Come insegnano tutti i manuali di storia del cinema, si agisce “espressionisticamente” sul design degli ambienti – e sui corpi, sui volti -, li si traccia volutamente antinaturalistici, per suggerire le deviazioni, pervertimenti e enigmi, dell’umano. L’insondabile.
Un reduce dalla prima guerra mondiale – Peter Perg è il suo nome – torna, dopo una lunga prigionia in un campo russo, a Vienna e si ritrova in una citttà lugubre e del tutto opposto a quella che aveva conosciuto. La caduta dell’Impero austroungarico con la sconfitta in guerra ha lasciato il posto a un’Austria territorialmente minuscola, la monarchia è stata sostituita da una repubblica democratica ancora fragile e in cerca di sé stessa. Il primo a morire ammazzato è un ex compagno di prigionia di Peter, ne seguiranno altri, tutti tornati della guerra per ritrovarsi vittime di un altro, oscuro nemico. Peter comincia a indagare assistito da una dottoressa forense e naturalmente molte saranno le (amare) sorprese. Di più meglio non dire. Una detective story in forma di cinema d’epoca che in tv perderà parecchio della sua grandiosità spettacolare, ma che una visione se la merita di sicuro. Murathan Muslu, attore di origini turche, è il roccioso protagonista.
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