
PadreNostro

Il grande sentiero
L’allenatore nel pallone di Sergio Martino, Cine34, ore 21:04.
L’allenatore nel pallone – con Lino Banfi nei panni di Oronzo Canà confuso e naïf allenatore della Longobarda, scalcinata squadra di calcio del Nord profondo – quando uscì nell’84 ebbe un successo da B-movie. Solo che con il tempo è diventato un culto, vendutissimo in dvd, tanto che il regista-produttore Sergio Martino nel 2008 ne ha fatto un sequel. Che è soprattutto un omaggio a Lino Banfi. Stracitato nei talk calcistici delle tv locali. Film a chiave: Canà era ricalcato nel suo ruspantismo e i toni vernacolari sull’allora famoso e, così lo si definiva, pittoresco Oronzo Pugliese, il calciatore ricccioluto Aristoteteles (genialata) invece sul brasiliano Socrates, recentemente scomparso. La moglie di Oronzo si chiama Mara, dunque Mara Canà, come lo stadio leggendario di Rio. Cose così, di una comicità semplice oggi sostenibile e digeribile solo col filtro della nostalgia. Un film, in fondo, che era rimasto al decennio prima e al sottogenere della commedia da suburra, un film già allora sopravvissuto ai propri simili, film-chiusura di una stagione. Con Gigi e Andrea, sempre vogliosi di sesso e bonazze. Così si rideva, così si giocava a pallone.
Superman II di Richard Lester, Twenty Seven, ore 21:08.
Il vero, grande, inimitabile Superman del cinema, quello con Christopher Reeve diretto da Richard Lester, già regista dei Beatles. Qui il mite Clark Kent si toglie gli occhiali e si libra in tuta aderentissima nell’aria per un’altra volta, ed è sempre ooh! di meraviglia in platea. Lester subentrò a Richard Donner, regista del primo episodio, defilatosi per dissensi con la produzione.
Lo sceriffo senza pistola di Michael Curtiz, Iris, ore 21:13.
Western del 1954 raccomandabile per la presenza alla macchina da presa di Michael Curtiz, il regista di Casablanca e Il romanzo di Mildred. Con un anomalo main character, un cowboy-studente che si sta per laureare e che viene convinto da un ricco signorotto a accettare la stella di sceriffo in una piccola città. Il ragazzo scoprirà che il suo precedecessore è stato ucciso, e si mette alla ricerca dei colpevoli. Parabola esemplare sull’uomo pacifico e alieno da ogni violenza che però all’occorrenza sa cavar fuori gli attributi. Con Will Rogers Jr. e Nancy Olson.
Ip Man 2 di Wilson Yip, Nove, ore 21:35.
Il sequel di un film-evento del kung fu-action. Del 2010, riprende la storia, fictionalizzata ma non del tutto, di Ip Man, il maestro di arti marziali che ha dato una svolta a metà Novecento al kung-fu. Stessa squadra del primo film, con il regista Wilson Yip e Donnie Yen nella parte di Ip Man: che nel primo del film avevamo visto lasciare alla fine la sua Fo Shan per sottrarsi all’occupazione giapponese. Qui si comincia con il maestro che abbandona la Cina Popolare di Mao per rifugiarsi nella Hong Kong britannica, dove subito le cose si fanno difficili: lotte tra scuole che vogliono rinnovare le discipline marziali e scuole conservatrici, e poi ci si mettono di mezzo anche le bande mafiose. Alta spettacolarità, qualità garantita, e gli scontri di kung-fu sono a livelli visti davvero poche volte. Imperdibile, anche per chi non è un appassionato di kung fu-movies. Sottotrama (anche un po’ occultata) da tenere d’occhio: l’emigrazione dei tanti cinesi dalla Cina ormai comunista nella europeizzata Hong Kong, qui riassunta nella vicenda di Ip Man. Tema spinoso e ancora scottante, da quelle parti.
Il grande sentiero di John Ford, Iris, ore 23:09.
L’ultimo, testamentario, ma sempre possente western di John Ford, un monumento cinematografico che, al di là di certa magniloquenza, si è assestato come un assoluto. Girato nel 1964 e dunque (anche) nei modi dei colossal verbosi della Hollywood di allora, già terminale e in procinto di essere spazzata via dalle rivoluzioni tardi anni Sessanta e primi Settanta. Però Ford è Jord, che qui, con l’onestà limpida del grande vecchio e del grande saggio, racconta una storia dal punto di vista degli indiani, e se non passa demagogicamente dalla loro parte ne presenta col massimo rispetto le ragioni. Il titolo originale è, meravigliosamente, Cheyenne Autumn, e già racconta il nucleo del film. Che vede i Cheyenne languire nella miseria e nella fame nelle riserve in cui sono stati confinati. Decideranno di abbandonarle e di ritornare, in un viaggio estenuante di duemila chilomeri, nelle terre dell’abbondanza dei loro avi. Ma dovranno vedersela con l’esercito americano. Un’odissea western (e un’anabasi), dove l’epos fordiano può estrinsecarsi ai massimi. Cast del livello di allora, cioè stratosferico: Richard Widmark, Carroll Baker, James Stewart, Edward G. Robinson, Ricardo Montalban, Arthur Kennedy, Dolores Del Rio. Attenzione, c’è anche Sal Mineo, in quel tempo young actor assai quotato, destinato di lì a qualche anno a decadere, per poi morire ucciso in un oscuro agguato (le ultime ore di Mineo sono state molto ben ricostruite da James Franco regista in Sal).
Sputnik di Egor Abramenko, Rai 4, ore 23:13.
Film russo del 2020 dal titolo fuorviante che lascia pensara a una ricostruzione dell’epopea del primo satellite artficiale nello spazio. Invece no, il brand Sputnik viene ripreso e messo al servizio di un kolossal di fantascienza del cinema moscovita-putiniano che sembr voler sfdare Hollywood sul terreno dello sci fi-horror alla Alien. Un cosmonauta torna da una missione lassù nei cieli, ma c’è qualcosa che non va. Si scoprirà che è stato “posseduto” da un misterioso micro-organismo.
Hulk di Ang Lee, canale 20, ore 23:13.
Supereroico d’autore (il regista è il molto, troppo?, eclettico Ang Lee) che a suo tempo – anno 2003 – passò inosservato, anzi fu un clamoroso flop. Con Eric Bana nel title-role. Conviene ridargli un’occhiata.
Il bambino con il pigiama a righe, la7, ore 23:15.
Fino a che punto si può rappresentare l’Olocausto? Ogni sua messinscena (in cinema in teatro) non è forse un oltraggio alla sua irrapresentabilità? Non porta forse con sè un’inevitabile banalizzazione del male? E quello dell’Holocaust-movie non è diventato forse un genere? Domande, e polemiche, che scoppiano di fronte a ogni film che tenti di raccontare la Shoah, si pensi solo a La vita è bella di e con Roberto Benigni. Anche questo film del 2008, di produzione angloamericana e tratto da un romanzo, vede l’annientamento massimo, la soluzione finale, l’ignominia dei lager nazisti attraverso la storia e lo sguardo di un bambino, anzi di due, uno da questa parte del filo spinato, l’altro al di là. Bruno è il figlio di un ufficiale nazista trasferito vicino a un lager dove sono rinchiusi degli ebrei. Nelle sue scorribande fuori casa si avvicina al reticolato che chiude quel mondo di cui i genitori non gli hanno raccontato quasi niente, se non qualche dettaglio evasivo. Conosce, diventa amico di un bambino recluso, un bambino con addosso quel pigiama a righe che è la divisa dei detenuti. Sarà l’inizio per Bruno di un percorso di conoscenza, e di una tragedia. Il film non è stato un grande successo, lo si è accusato di essere ricattatorio, falsificante (è credibile, è nell’ordine del reale l’amicizia tra un bambino dentro il campo e uno fuori?), di utilizzare a fini di spettacolo l’Olocausto. Accuse da ogni dove, da ogni parte politica. Per questo vale la pena vederlo.
Paulo Roberto Cotechiño, centravanti di sfondamento di Nando Cicero, Cine34,ore 23:19.
Stroncano Un borghese piccolo piccolo di Monicelli, ma esaltano Nando Cicero: così dise (sui social) tra ironia e sacrosanta indignazione il mio amico Andrea Bruni. Come dargli torto. Ormai va così nella bolla non più felice di una cinefilia estrema svoltata in fanatismo. Viva Cicero, abbasso il cinema dei (presunti) ricchi e dei (sicuramente) famosi, perché il vento anticasta soffia anche in questo settore. E che Cicero sia. Allora stasera vedete voi se perdervi o meno questo mitologico titolo del trash italiano, con un campione brasiliano del pallone (ogni riferimento a Paulo Roberto Falcao potrebbe non essere casuale) immerso nella commediaccia scoreggiona, secondo la definizione inappuntabile di Marco Giusti. Con protagonista il re del genere (degenere) Alvaro Vitali (ma c’è anche la squisita Milena Vukotic).
Omicidio a New Orleans di Phil Joanu, 7Gold, ore 23:30.
Del regista dello psycho-thriller Analisi finale con Richard Gere, un crime-noir non così trascurabile. Con un poliziotto assai disilluso, malandato e alcolizzata (il Robichaux dei libri di James Lee Burke) che ritrova la dignità e la voglia di battersi quando dovrà difendere una bambina da chi la vuole morta. E si tratta di spietatissimi narcotrafficanti. C’è Alec Baldwin e ci sono le paludi intorno a New Orleans, la città più selvaggia d’America.
Chaos di Tony Giglio, Nove, ore 23:40.
Action dei primi anni Duemila con due star del genere, Jason Statham e Wesley Snipes, a confronto-scontro: uno poliziotto, l’altro bandito. C’è anche Ryan Philippe.
Ocean’s 13 di Steven Soderbergh, Rete 4, ore 23:49.
Terzo e ultimo capitolo della saga degli uomini di Ocean, naturalmente ancora alle prese con un colpo a un casinò. Si tratta di vendicare un amico e così George Clooney, Brad Pitt, Matt Damon e gli altri si rimettono in pista. Al Pacino è l’antagonista, l’uomo da rovinare. Seguire e applaudire come merita Elliott Gould, uno dei più grandi attori tra Sessanta e Settanta poi finito nel cono d’ombra. Fu – erano gli anni zero – il solito gran successo di pubblico.
Jojo Rabbit di Taika Waititi, Rai Movie, ore 0:40.
PadreNostro di Claudio Noce, Canale 5, ore 1:03.