Aspettando il re di Tom Tykwer, Rai 1, ore 23.30, giovedì 17 agosto 2023.
Chiamiamolo Hanks d’Arabia. Non l’ho mai visto, non ricordo neanche se sia uscito in sala in Italia. Mi ha però sempre incuriosito, magari stasera (sul tardi ma non troppo) è l’occasione per dargli finalmente un’occhiata. Ambiziosamente tratto da un libro di Dave Eggers, scrittore di ottima areputazione ma temo sopravvalutato, e altrettanto ambiziosamente diretto dal tedesco di frequenti incursioni americane Tom Tykwer (Lola corre, la serie Berlin Babylon), è stato alla sua uscita, anno 2016, un clamoroso flop nonostant la prsenza di un attore popolare e amtissimo come Tom Hans. Per il quale questo Aspettando il re costituisce uno dei pochissimi flop della carriera. Eppure, almeno sulla carta, non sono pochi i motivi che ne raccomanderebberp la visione, uno soprattutto, il suo mettere in scena un americano abbastanza medio (insomma un personaggio alla Hanks) alle prese con un paese a lui sfuggente e estraneo come l’Arabia Saudita. Paese che da quando il libro è stato scritto (anno 2010) ha subito, almeno in superficie, vistosi cambiamenti, in primis l’arrivo al potere dello spregiudicato e brillante Mohamed Bin Salman, figlio del re Salman ed erede al trono, vero uomo forte della dinastia: MBS, insieme modernizzante – ha varato il progetto Vision 2030 con cui intende ridisegnare la faccia dell’Arabia Saudita e portarla nel futuro grazie a investimenti colossali nelle infrastrutture e nelle tecnologie, e insieme feroce nel bloccare ogni conquista democratica, reprimere i diritti umani (nonostante qualche apertura tattica per compiacere gli alleati occidentali) e il dissenso al regime. Adesso anche impegnato a fare del suo paese un hub geopolitico, una potenza regionale sempre più importante nello scacchiere medio-orientale e non solo (senza dimenticare il soft power costituito dal calcio, su cui il paese sta mettendo capitali ingenti, come vediamo in questi giorni).
Aspettando il re (in origine Un ologramma per il re) si muove in una realtà che antecede quella di MBS ma che in qualche modo la pre-sente, e lo fa mettendo al centro della narrazione il personaggio di Alan Clay, un venditore americano sprofondato in una crisi privata-familiare e professionale e che, per uscirne, accetta la proposta di andare in Arabia Saudita a piazzare un avveniristico sistema di teleconferenze con ologrammi (mah). Sarà fondamentale per concludere l’affare un incontro con il re, il quale, come il proverbiale Godot, si farà parecchio attendere. Intanto, in questa anticamera senza fine, Alan ha modo di conoscere una dottoressa locale, un incontro che si rivelerà per lui decisivo. Trama su cui avrei più di una riserva, ma che qui potrebbe essere un efficace dispositivo per mettere in scena il più classico dei confronti-scontri culturali Occidente-(Medio)Oriente. Sperando che il film riesca a evitare i cliché e a gettare uno sguardo in grado di andare oltre l’esotismo-orientalismo di maniera e i pregiudizi.
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