Venezia 80. Leone d’oro, i favoriti sono quattro (+1)

“Green Border (Zielona Granica)” di Agnieszka Holland

Cerimonia di chiusura a partire dalle ore 19 di sabato 9 settembre 2023. Stiamo a vedere a chi assegnerà il Leone d’oro la giuria presieduta da Damien Chazelle (a vederlo sembra un ragazzino), il regista di La La Land e Babylon, affiancato tra gli altri anche da Jane Campion. Sono quattro i titoli che ricorrono più spesso nei pronostici e nelle opinioni scambiate tra un screening e l’altro. Favorito tra i favoriti è Poor Things di Yorgos Lanthimos, osannato all’unanimità, evento rarissimo ai festival. Ma la sua vittoria non è scontata, anzi avrà come competitor particolarmente insidioso Green Border della polacca di lungo e onorato mestiere Agnieszka Holland: trionfo in sala, applausi tonanti, pure lacrime e indignazioni (racconta dei migranti rimpallati tra Polonia e Bielorussia: una crisi umanitaria che ha avuto il suo apice un anno e mezzo fa). Lanthimos e Holland potrebbero però polarizzare e spaccare la giuria e allora potrebbe emergere, mettendo tutti d’accordo, il classico film che magari non suscita entusiasmi ma sul quale nessuno pone il veto. Che in questo festival è Il male non esiste di Ryusuke Hamaguchi, peraltro meraviglioso nel suo nitore zen, nel suo tratteggiare l’amonia di un piccolo mondo rural-montano minacciata dalla disintegrazione e dal caos. Sarebbe anche, per il regista, un risarcimento per la mancata Palma a Cannes 2021 al suo Drive My Car, assegnata invece e abbastanza scandalosamente a Titane di Julia Ducournau (ricordo ancora le urla Vergogna! Vergogna dei giapponesi presenti in Salle Debussy quando fu chiaro che il massimo premio non sarebbe andato al loro connazionale Hamaguchi). Ultimo dei favoriti, abbastanza distanziato dai primi tre ma non privo di chance, è Io capitano di Matteo Garrone, molto bene accolto dalla stampa straniera, soprattutto americana e inglese. Il che potrebbe avere il suo peso nella decisione dei giurati.
Oggi è assai piaciuto l’ultimo film in concorso, Hors-Saison (Out of Season) del francese Stéphane Brizé, su una coppia che si ritrova dopo quindici anni: un film sulla memoria, il rimpianto, le occasioni perdute. Commovente benché privo di retorica e facile sentimentalismo, potrebbe diventare quello che fu negli anni Sessanta del secolo scorso Un uomo, una donna di Claude Lelouch. Anche se qui rispetto a quel prototipo c’è un disincanto maggiore. Potrebbe essere il Leone che nessuno si aspettava.

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