Colazione da Tiffany di Blake Edwards, Twenty Seven (canale 27 dt), ore 21:10. Venerdì 27 ottobre 2023.
(Rimpiangendo la retrospettiva Blake Edwards che era stata programmata per il Locarno Festival 2019 e poi annullata, con un annuncio a sorpresa un paio di mesi prima, per far posto a un’altra assai più politicamente corretta sul Black Cinema. Sembrava solo accantonata, purtroppo non è mai riapparsa sugli schermi di Locarno).
Sottrarre Colazione da Tiffany alla retorica sciampistica che l’ha ridotto a puro sfondo e basamento monumentale dell’icona-idolo Audrey Hepburn. Restituirlo all’acidissimo cinismo di Truman Capote (da un cui testo il film deriva) e Blake Edwards, l’unico vero erede del cinema disincantato e beffardo di Ernst Lubitsch e Billy Wilder. Basta, non se ne può più dei poster con Holly in occhiali neri e tubino altrettanto nero che ormai trovi nei più remoti e polverosi angoli del globo terracqueo. In fondo, al di là del glamour, questa resta la storia di una bella ragazza a Manhattan che di mestiere fa la prostituta, con una storia di famiglia complicata e derelitta laggiù nel Texas. E che dietro alla vita smagliante che cerca di condurre – feste, bella gente, begli abiti, gioielli – c’ha i suoi problemi. L’altro lato del film è Paul, giovane scrittore ovviamente in crisi, di fatto gigolo, essendo mantenuto da una ricca signora in cambio di prestazioni sessuali. Lei cerca l’uomo ricco che la riscatti dalle sue origini, lui è povero anche se bello e s’arrangia mettendo in vendita la sua qualità migliore, che non è evidentemente il talento letterario. Finirà come deve finire. Togliete la vernice dello chic palatealmente levigato e troverete due anime perse in cerca di un qualche ancoraggio che le preservi dall’angoscia (e dalla miseria). Ascoltare Moon River di Henry Mancini, una delle più fini canzoni della storia del cinema. Lui è George Peppard, il classico beefcake del cinema americano, non all’altezza della sua partner. Chiaro che il film se lo prende tutto Audrey Hepburn. Pensare che Truman Capote avrebbe voluto Marilyn Monroe, non lei. Occhio alla ricca signora amante di Paul: è Patricia Neal, mio personale culto.
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