Le chiavi del paradiso, un film di John M. Stahl (1944). Tv 2000, ore 20:57. Lunedì 6 novembre 2023.
Il film che fece di Gregory Peck, allora (1944) un giovane uomo ossuto dalla faccia angolosa ma illuminata dalla grazia, una star. Anche, uno di quei film edificanti che costituivano il nerbo della programmazione nei cinema parrocchiali lungo tutti gli anni Cinquanta. Anche, uno dei non pochi film hollywoodiani (e britannici) sull’epopea dell’evangelizzazione-cristianizzazione in Cina e in tutto il Far East, e sui relativi incontri e scontri interculturali Oriente-Occidente, genere in cui possiamo inscrivere Narciso nero di Powell-Pressburger, La locanda della sesta felicità di Mark Robson, Missione in Manciuria di John Ford, fino al meraviglioso e ahinoi assai maltrattato Silence di Martin Scorsese. Tratto da uno dei numerosi bestseller di Archibald Joseph Cronin (sì, lo scrittore che avrebbe poi ispirato la mitologica Cittadella televisiva diretta da Anton Giulio Majano), Le chiavi del paradiso viene girato in piena WWII dal John M. Stahl entrato nella storia del cinema soprattutto per il sublime, successivo melodramma-noir Femmina folle con Gene Tierney. Qui siamo in tutt’altro clima, più nella virtù che nel peccato, con un prete cattolico scozzese – approdato all’abito talare dopo dubbi tormentosi sulla propria vocazione e le tentazioni della carne -mandato sul finire dell’Ottocento a fondare una missione nell’ormai morente Impero cinese soggiogato dalle potenze occidentali. Dovrà affrontare e superare tribolazioni di ogni tipo, l’ostilità di parte della popolazione e dei potentati locali, difficoltà economiche, disastri naturali. Fino al conflitto civile subito dopo il tracollo dell’Impero, in una Cina contesa tra i vari signori della guerra. Chi mai potrebbe oggi solo immaginare un film così? Con un missionario cattolico fiero di portare il suo credo religioso e la croce nelle più lontane plaghe orientali? Nessuno salverebbe lui e il film dall’unanime sdegno e dalle infamanti accuse di imperialismo culturale (che è poi la vera ragione, per quanto non esplicitamente dichiarata, per cui Silence di Scorsese è stato massacrato dai critici e disertato dal pubblico). Grande cast con, oltre a Gregory Peck, Vincent Price e Thomas Mitchell. Da un besteller dell’allora trionfante Archibald Joseph Cronin, da cui anche la Rai avrebbe tratto due dei suoi sceneggiati di maggior successo, E le stelle stanno a guardare e La cittadella, entrambi diretti da Anton Giulio Majano.
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