Cannes 2024. DIAMANT BRUT (Diamante grezzo), un film di Agathe Riedinger – recensione. Liane la conosciamo bene

Diamant Brut (Diamante grezzo), un film di Agathe Riedinger. Con Malou Khebizi, Idir Azougli, Abdréa Bescond, Alexis Manenti. Concorso. Voto 6 e mezzo
Niente male, ma non così originale, non così nuovo, forse un po0 troppo derivativo e déjà vu. Troppo calato in quel mainstream autorial-giovanottesco, femminile o maschile non fa differenza, in cui si mette in scena la pervasività dei social, il culto del corpo, il narcisismo individuale e di massa (di una massa di singoli che si credono diversi e invece sono cloni intercambiabili), l’egemonia della superficie sulla profondità, il bullismo come feroce normalità delle relazioni quotidiani, soprattutto neogenerazionali. Tutto in un linguaggio visuale, in una grammatica della rappreentazione che si fa mimesi di quelle bolle digitali cui magari (magari, non sempre) si vuol fare la critica e pure la predica. Bisogna qui dare atto alla giovane regista, alla sua opera prima nel lungometraggio e subito in concorso a Cannes, di non moraleggiare troppo, anzi di stare con convinta partecipazione dalla parte della sua protagonista, pur non condividendone le scelte perlopiù sciagurate. Cinema al femminile sul femminile che mette al proprio centro quella donna nuova incarnata da molte ragazze, insieme vulnerabili e forti, ingenue e scafate,  un groviglio di contraddizione che trovano nel corpo la propria sedimentazione. Un corpo che può essere conquistato, conteso, oppresso, violato oppure affermato-rivendicato orgogliosamente come strumento di ascesa sociale, come segno del proprio essere nel mondo. Ragazze e ragazzine cui parecchio cinema si è dedicato nell’ultima decade, penso a Andrea Arnold, una delle fondatrici di questo che è ormai un riconoscibile genere cinematografico con i suoi codici, a Céline Sciamma (Bande de filles), a Houda Benyamina e al suo Divines che a Cannes 2016 vinse la Caméra d’or. Un’altra cifra di questo cinema è il contesto disagiato delle protagoniste, la famiglia disfunzionale anzi tossica con padri assenti e madri sole allo sbando. Che è anche il perimetro in cui si muove, anzi si sente ingabbiata, Liane. Liane che non ha un lavoro e nemmeno lo cerca, che sogna di diventare un’influencer, anzi alla francese influenceuse, dai molti sponsor e molti soldi. Ha trasformato faccia, seno, labbra, gambe secondo l’estetica che un tempo si sarebbe detta alla Barbie e ora ha per  modello certe eroine dei social e dei reality made in Usa e europei come le Kardashan. Eccola, vistosa pupattola dai seni gonfi e rifatti, pesantemente truccata, busto e bacino strizzati in vestitucoli che molta pelle lasciano scoperta, proporsi per un reality di gran successo, Miracle Island. Incredibilmente la convocano e la provinano, ma la risposta tarda ad arrivare. E lei sprofonda nell’ansia. La seguiamo nelle illusioni e delusioni, nell’accanirsi sempre di più nella trasformazione plastificata di sé, mentre neanche un ragazzo che le vuole bene riesce a fare breccia nella sua corazza narcisistico-difensiva. Sogna di diventare ricca, ma per tirare avanti ruba negli shopping center. Macchina da presa come si usa in questo genere assai mobile e tattile a seguire la protagonista,  pedinarla, scrutarla, feticizzarla, a denudarla agli occhi dello spettatore. Ben fatto, ma poco di nuovo. Film che mostra un mestiere sicuro anche se manca di un’impronta personale. E latita negli sviluppi narrativi, bloccandosi nella osservativa fenomenologia di Liane, dei suoi comportamenti: il vestirsi e truccarsi, la sue interazioni su Instagram con i follower, la costruzione di sé come personaggio. In certi momenti di fragilità mi ha ricordato un’altra ragazza vittima dei propri sogni, la protagonista di Io la conoscevo bene. Certo, quello di Pietrangeli è un capolavoro inarrivabile, qui ne siamo parecchio lontani . Ma un qualcosa della pietas che Pietrangeli sapeva indurre nello spettatiore c’è anche qui, in questo non originale ma onesto e piuttosto promettente Diamant Brut. Maoul Khebizi è una rivelazione: potrebbee anche vincere come migliore attrice.

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