Cannes 2024. THE SUBSTANCE, un film di Coralie Fargeat: recensione. Dicono che sarà Palma

The Substance di Coralie Fargeat. Con Demi Moore, Margaret Qualley, Dennis Quadi. Concorso. Voto 5
Vincerà? Tutti lo danno tra i favoriti alla palma questo horror, anzi body-horror come precisano gli esegeti del genere sul corpo femminile scritto e diretto da una donna, Coralie Fargeat. Ce n’è abbastanza, quanto ad analogie, perché la storia si ripeta (se come farsa o tragedia fate voi) e si riassista ai (ne)fasti di Titane di Julia Ducournau, folle Palma d’oro 2021. Anche quello un body-horror scritto e diretto da una signora francese. Devo dire che però The Substance mi è dispiaciuto meno, anche se non ho nessuna voglia di vederlo vincere. Digressione: ormai alle proiezioni stampa dei festival vengono applauditi con orgasmico entusiasmo film che un tempo sarebbero stati considerati grossolani, schematici, troppo compiacenti verso il pubblico, troppo ruffiani. Una vera mutazione darwiniana: lo sguardo critico è cambiato radicalmente. Mi riferisco al tripudio suscitato da The Substance, soprattutto dalle sequenze più efferate, gorey, schifosissime e luride, ma anche ai fragori di battimani per Anora di Sean Baker, qui francesemente chiamato Bakèr, come la Josephine chanteuse e danseuse, un film certo interessante, non perrò quel capolavoro osannato dalla critica giovanottesca, intorno a una ragazza che non si capisce se più ingenua o più scema convinta com’è di averlo messo in c**o alla famiglia di un oligarca russo. Figuriamoci. Ecco, il tipo di cinema che piace è questo. Mentre vengono accolti con freddezza o indifferenza, il che è perfino peggio, film più fragili, ombrosi e discreti. Come Marcello mio: sala Debussy vuolte per due terzi al press screening e gelo alla fine. O come The Shrouds, I sudari, piccolo, intimo film di David Cronenberg che avrebbe meritato un’accoglienza migliore di quella che gli è stata riservata. Fine della digressione e torniamo a The Substance della francese Coralie Fargeat però tutto english-spoken e con protagoniste americane, Demi Moore (bravissima e coraggiosa in una parte che molte avrebbero rifiutato, e forse qualcuna lo ha anche fatto) e l’onnipresente Margaret Qualley. La regista si era fatta conoscere qualche anno fa con Revenge, di cui si parlò benissimo (io non l’ho visto, sorry). The Substance è girato magnificamente, a ritmi vertiginosi, con un montaggio che riesce a comprimere in una manciata di secondoi un’oinfinità di immagini e dettagli, insoma ci siamo capiti. Un film che spaccia sé stesso come un atto d’accusa alla società dell’immagine e dello spettacolo, come critica radicale e senza sconti alla cultura della prevalenza del corpo, del narcisimo di massa, dell’exploitation del corpo femminile, dell’uso e della manipolazione del corpo come strumento di controllo e sottomissioine della donna. Perfettamente in linea dunque con la sensibilità contemporanea. E però critica “portata avanti” adottando un’estetica che è del tutto simile a quella che ci si propone di denunciare, in un processo mimetico quantomeno ambiguo (semplificando alla maniera delle vecchie zie arbasiniane: si predica bene ma si razzola male). The Substance è strapieno di turgidi sederi femminili e seni e cosce sbattuti in primo piano, scrutati in ogni piega e anfratto dall’occhio della macchina da presa, indagati e feticizzati, che se alla regia ci fosse stato un uomo sarebbe già stato decapitato sulla Croisette. Poi certo Fargeat ci mostra, nella seconda parte, come quegli stereotipi di bellezza, come il culto ossessivo del corpo eternamente giovane si rovesci nel suo contrario e generi mostri. Ma non si tratta di una riflesssione granché sofisticata, resta di un buonsensiamo banale solo pitturato con una mano di engagement wokista. Niente di più, soprattutto non riesce a farci dimenticare la prima parte. Film senza sottigliezze, senza complessità, poco stratificato.
Star da molti anni del fitness in tv con le sue quotidiane lezioni di gym, Elisabeth Sparkle viene brutalmente licenziata dal suo boss che la ritiene troppo “matura” per la trasmissione. Distrutta, messa di fronte al fantasma della propria vecchiaia e della decadenza del proprio corpo, Elisabeth decide di aderire a un’organizzazione che, attraverso il ricorso a una misteriosa sostanza, promette ai clienti di poter creare, in qualche modo poartorire, un proprio doppio più givane, più bello, più vitale. Sciaguratamente, Elisabeth questo patto con il diavolo (perché l’archetipo resta quello) destinato a creare infiniti guai. Sue, nata da Elisabeth grazia alla sostanza, ovviamente ne prenderà il post in tv diventando subito una superstar. Sarà lei il nuovo moidella di una femminilità corporale e vincente. Non ci vorrà molto tempo perché tra le due nasca una rivalità distruttiva. Finirà in un modo che non si può dire, però se vi capita di rivedere Carrie di Brian De Palma ripassatevi bene l’ultima parte. Ora, The Subastance è abilissimo, costruito con gran mestiere, avvincente, irresistibile, con dentro l’istinto-killer, ammesso che un film possa avercelo un istinto (secondo me sì), del prodotto di successo (in certi momenti mi è sembrato di rivedere Parasite). Vincerà sicuramente un premio, sarà un trionfo in tutto il mondo. Potrò dire però che io ne sono uscito con una sensazione sgradevole?
Nota. Quanto alla costruzione drammaturgia: al di là della confezione smagliante c’è un’evidente falla, anche se la frenesia impressa dalla regista la copre spostando l’attenzione su altri aspetti. The Substance avrebbe avuto una sua logica (che invece non ha) se a rinascere da Elisabeth grazie alla sostanza fosse stata una sua nuova, perfetta sosia, solo più giovane, se grazie a lei Elisabeth avesse potuto recuperare giovinezza e bellezza. Invece da Demi Moore nasce Margaret Qualley. Che incomincia a “succhiare”  energia alla “madre”: la quale a questo punto non ha più niente da guadagnare e tutto da perdere. Quella che si ritrova accanto con nuova e appagante vita non è lei, non è il suo doppio, è a tutto gli effetti di un’altra. E allora che senso ha continuare quel patto col diavolo, non sarebbe più razionale infrangerlo? Invece Elisabeth/Demi non lo fa. Il che indebolisce irrimediabilmente la struttura stessa del film.

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