Film stasera in tv: HOLY SPIDER di Ali Abbasi – sab. 1° giugno 2024. Delitti seriali in Iran

Holy Spider di Ali Abbasi (2022). Rai 4, ore 21:22, sabato 1° giugno 2024.
Prima visione tv, almeno credo, di questo film di Ali Abbasi, 43enne regista iraniano danese di adozione (si potrà dire ancora naturalizzat?) visto in concorso a Cannes 2022 e arrivato solo pochi mesi fa nelle sale italiane. Là, al festival sulla Croisette non mi piacque granché, anzi mi deluse parecchio, anche perché le mie aspettative erano decisamente alte, forse troppo: per la storia, ispirata alle gesta di un vero serial kiler che nell’Iran dei primissini anni Duemila uccise ben 16 prostitute, in maggioranza tossicodipendenti, storia assai diversa da quelle di solito al centro del cinema di Teheran o della diaspora iraniana; per il regista Ali Abbasi, andatosene dall’Iran, approdato in Svezia e poi in Danimarca, diventato famoso grazie a Border con cui vinse il massimo premio al cannense Un certain regard 2018, film al confine tra reale e fantastico dove si raccontadi una specie sub- e oltre-umana ibridata con specie animali per, ovviamente, tracciare l’ennesima metafora sulla diversità (senza troppi pesi ideologico-militanti, va però detto). Ecco, con simili premesse da Holy Spider mi aspettavo qualcosa di memorabile e invece mi trovai di fronte a un calssicissimo, anche troppo, crime-noir non privo di grossolanità e effettismi e con forti inverosimiglianze (possibile che un assassino seriale che agisce in un territorio assai limitato la faccia franca per tanto tempo?). Ambientato nella città persiana di Mashhad (ma girato ad Amman, Giordania, perché a Abbasi non è stato ovviamente concesso di girare in Iran), ci svela presto chi sia l’uomo che uccide le donne che si prostituiscono per strada soprattutto per procurarsi l’eroina (quello della tossicodipendenza da oppiacei è un enorme problema sociale in Iran): è un uomo qualunque, pio e insospettabile padre di famiglia, timorato di Dio e delle autorità, spinto dal suo fanatismo a ripulire la città dal peccato e dalla corruzione. Naturalmente incarnati ai suoi occhi dalle prostitute. Le indagini, condotte senza troppa convinzione, con un’inerzia sospetta, non sono mai approdate a niente sicché dalla capitale arriva una poliziotta decisa a risolvere la questione, anche a costo di scontrarsi a muso duro con le inette forze dell’ordine locali. Ali Abbasi affonda la sua regia in un’oscurità densa, pesante, a rederci palpabile e visibile il cima di oppressione, di minaccia, di degrado che incombe sulla città, sulle vittime e non solo su di loro. Uno stile neoespressionista, di forti contrasti visuali, una mise en scène robusta, condotta con energia e mestiere e, in questo senso, assai “americana”, mutuata dai classici del noir. Holy Spider finisce (così almeno mi è sembrato due anni fa a Cannes) con l’essere più un buon prodotto medio e di genere che un’opera dall’impronta autoriale, ma, rivedendolo, potrei anche ricredermi. E apprezzare di più la sua efficacia e tenuta spettacolare, oltre che la durissima denuncia del regime oppressivo degli ayatollah del fanatismo diffuso tra le masse e delle storture psico-comportamentali cui quel fanatismo può condurre. Premio a Cannes per la migliore interetazione femminile a Zahra Amir Ebrahimi, eccellente quale poliziotta tosta venuta dalla capitale e decisa a rimuovere il muro di omertà e collusione che circonda i delitti in serie. Ricordo il suo interminabile e assai sentito speech di ringraziamento sul palco del Grand Théâtre Lumière quella sera. Del resto, ne aveva di ragioni per andare fiera di quel riconoscimento dopo tante peripezie. Lei che, dopo essere stata pretestuosamente coinvolta in uno scandalo per un sextape diffuso sul web, era stata costretta ad andarsene dall’Iran e ricominciare da zero, vita e carriera, in Europa. Adesso è uno dei volti più conosciuti della diaspora iraniana, una delle voci più autorevoli tra gli expat venuti da Teheran, presente in molti film, valga per tutti Tatami, uscito un paio di mesi fa nelle nostre sale dopo essere apparso a Venezia 2023. Quanto ad Ali Abbasi: si è appena visto al festival di Cannes 2024, e in concorso, il suo The Apprentice, biopic sul giovane Trump, un flm che meritava di più dell’annoiata indifferenza con cui è stato accolto.

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