Il film da vedere stasera in tv: LA PROMESSA DELL’ALBA – mart. 11 giugno 2024

La promessa dell’alba, un film di Eric Barbier (2017), dal libro autobiografico di Romain Gary . Con Pierre Niney e Charlotte Gainsbourg.
Su Rai 5, ore 21:15, martedì 11 giugno 2024.
Film sommamente francese che in patria alla sua uscita, anno 2017, fu un gran successo di pubblico ma assai meno di critica, almeno presso quei recensori più esigenti delle riviste che fanno opinione e stabiliscono il canone. Da noi, se ricordo bene, poco o niente visto e subito sparito dalle sale. Eppure che storia, che protagonista, che protagonisti (perché oltre al main character c’è, altrettanto presente e anche più ingombrante, la figura della madre): Romain Gary si racconta, o meglio racconta la prima parte della propria vita multiforme e cangiante, sempre eccessiva, sempre grandiosa, una vita che è letteralmente un romanzo, e melodramma e avventura. Romain Gary nato Roman Kacew a Wilno/Vilnius nel 1914, di identità e appartenenza ebraica, di nazionalità ora lituana, ora russa, ora polacca (dipende dai vari tornanti della Storia), poi francese. Scrittore-romanziere, diplomatico, regista cinematografico, sceneggiatore. Oltre che aviatore e forse, qualcuno ha suggerito, agente segreto. Anche, ad aggiungere ulteriore smalto a una biografia già mirabolante, marito di quell’attrice di culto che fu Jean Seberg, in una relazione che esplorò e oltrepassò i confini di una vita coniugale borghese. Tra tutte le imprese del dandy (fu anche questo) Gary forse la più incredibile e certo la più letteraria – dove davvero i bordi tra vita e romanzo si fanno impercettibili – resta quella di essersi inventato una falsa identità, quella di Émile Ajar, con cui vince un Prix Goncourt (per La vita davanti a sé): solo dopo, a missione compiuta, emergerà che dietro ad Ajar si nasconde Romain Gary che un Goncourt lo ha già vinto (per Le radici del cielo). Ora, di questo incontenibile flusso che è stata la sua esistenza, La promessa dell’alba – il libro – ne racconta la prima parte, e il film del 2017 (ce n’era già stato un altro di Jules Dassin con Melina Mercouri), trasmesso stasera da Rai 5, vi si attiene fedelmente. Inizi in Lituania, a Wilno: ecco Roman Kacew e sua madre Nina, un nucleo familiare ebraico in un contesto fortemente a rischio antisemitismo. Nina è ambiziosa, imperiosa, esige per il figlio una grande vita, esige che Roman si impegni allo spasimo fin da bambino perché quei sogni di grandezza si realizzino. Deve diventare uno scrittore, deve diventare un diplomatico, issato in cima alla scala sociale, rispettato da tutti. Nina e Roman lasciano Wilno/Vilnius quando l’antisemitismo si fa più minaccioso: privata del suo atelier di modista, Nina decide di partire con l’adorato figlio per la Francia, la terra per lei di tutte le opportunità e libertà. Si installeranno a Nizza, Roman ora Romain riceverà un’istruzione di livello e allo scoppio della seconda guerra, all’invasione tedesca della Francia, si arruolerà tra i soldati al servizio di Charles De Gaulle. Diventerà aviatore e la sua sarà una guerra da eroe, tanto da essere insignito, a fine conflitto, della Legion d’onore. Sarà poi scrittore, diplomatico, come la madre Nina gli aveva imposto di diventare. Romanzo subito diventato alla sua uscita, nel 1960, un bestseller. Quanto al film del 2017 diretto da Eric Barbier, sarà uno dei maggiori successo dell’anno al box office francese. Chi ama l’epica delle vite straordinarie e il cinema bigger than life, senza azzardi sperimentalisti, solidamente tradizionale e narrativo, non si perda la visione su Rai 5. I cinefili puri e duri, i critici di scuola Cahiers invece si astengano. Charlotte Gainsbourg è Nina, Pierre Niney è Romain.

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