Guardians di Sarik Andreasyan (Russia, 2017).
Fa niente se è un B-movie, fors’anche di serie Z. Per chi ha un approccio al cinema +anntropologico e non critico, e nemmeno da spettatore in cerca dello spettacolo, questo Guardians può essere una visione assai interessante e rivelatrice. Un supereroistico del 2017, però di produzione russa. Ove si racconta di un progetto sovietico ai tempi della Guerra fredda chiamato Patriot: obiettivo, creare degli umani potenziati per combattere il nemico. Alcuni di loro sopravviveranno e trent’anni dopo torneranno in campo per difendere la patria da un superpotere esterno. A chi ma e a che cosa si alluderà? Naturalmente stroncatissimo, figuriamoci. Ma per chi cerca nel cinema popolare bello o bruttissimo che sia i segni di un mondo, di una cultura, di una nazione, di una sensibilità collettiva, questo Guardians (che in Russia ha avuto un enorme successo tanto che se n’e fatto poi un sequel) può essere assai utile. Più utile, per penetrare l’anima profondo-russa, con i suoi revanscismi e ipernazionalismi, di molte inchieste giornalistiche.
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