Il film da non perdere stasera in tv: LE MURA DI BERGAMO di Stefano Savona – sab. 22 giugno 2024

Le mura di Bergamo, un documentario di Stefano Savona (2023). Rai Storia, ore 23:35, sabato 22 giugno 2024. Anche su Rai Play.
Scandalosamente sottovalutato in patria, cioè da noi, mentre ricordo un applauso interminabile del pubblico tedesco alla sua proiezione alla Berlinale 2023 (sezione Encounters). Il miglior film, questo documentario (ma l’etichetta di “migliore” vale anche se estendiamo la ricognizione alla fiction), che mi sia capitato di vedere sul tema Covid. Una sconquasso sociale, un trauma individual-collettivo con cui, come spesso capita con i drammi che attraversiamo, non abbiamo mai fatto davvero i conti. Poche le testimonianze di quel tempo che non è esagerato definire tragico, soprattutto nella sua fase peggiore tra primavera 2020 e primavera 2021, e quelle poche distrattamente recepite, se non fastidiosamente rigettate. Mentre ci si è accapigliati su questioni ideologiche intorno ai vaccini, insomma tutto, anche la cagnara più ignobile pur di non confrontarsi con le ferite interiori e le tracce lasciate dalla malattia. Non c’è da stupirsi, nella storia lontana e recente si sono visti infiniti casi di rimozione collettiva dei traumi, guerre, epidemie, disastri naturali o indotti, preferendo come si usa dire voltare pagina, dirottare lo sguardo dal passato al futuro. Umano, troppo umano. Forse è anche per questo che Le mura di Bergamo di Stefano Savona (già autore di un docu premiatissimo su Piazza Tahrir e di uno ancora più potente, La strada dei Samouni, sulla disgraziata striscia di Gaza prima della situazione attuale), il quale va a ricostruire la storia del Covid nella sua fase più virulenta e nel suo luogo di massima distuttività, è stato tolto rapidamente dalle sale e virtualmente cancellato. Eppure, che memorabile affresco emerge dai racconti intorno al focolaio che divampò a Bergamo e nelle valli vicine nei primi mesi del 2020, morti a catena, a centinaia, a migliaia, subitaneee, in un contesto desertificato e come pietrificato dall’irruzione inprovvisa del virus e fors’anche da errori di valutazione e (in)azione. Savona attraverso le voci di chi è sopravvissuto e di chi ha visto ammalarsi e morire di fame d’aria i propri cari cerca di riannodare i fili non solo spezzati di quella stagione ma già dispersi, già sepolti e dimenticati. Lo fa puntando sulla pura fattualità e registrazione del reale, un reale di cui è parte costitutiva la panoplia dei sentimenti indotti nella “gente” dal virus, il terrore, la pietà, la solidarietà, l’impulso a fuggire e negare, l’abnegazione, la viltà, il senso di impotenza: riuscendo miracolosamente a non cadere nella doppia trappola del patetismo ricattatorio e dell’indignazione ideologizzata. I morti restitutiti, attraverso il racconto di chi era loro vicino, alla dignità, una dignità spesso negata dalla violenza del virus con il suo corredo di cadaveri accatastati negli obitori, nelle chiese, nei cimiteri, spostati quasi clandestinamente di notte su lugubri convogli militari. Ma la vera impresa, riuscita, di Stefano Savona è di sublimare questo materiale così pesantememte realista e ancorato alla necessità del dire e del denunciare in puro cinema di visione, di minaccia, di evocazione, di presenze-assenze fantasmatiche. In scene notturne abitate da uomini e donne in maschera e tute simil-spaziali da narrazione distopica, percosse dal suono degli allarmi e delle sirene, dalle rasoiate di luce dei fari. Di nuovo e di altro c’è ianche il racconto ora individuale ora corale di chi è stato vicino alla malattia e alla morte dei propri cari e cerca adesso di trovare un senso alla perdit, e al proprio essere tra i salvati e non tra i sommersi. Più che su sul Covid, un film sulla rimozione, sul nostro impulso a dimenticare il Male e sulla necessitò, invece, di guardarlo. E vedendolo non ho potuto non pensare a quel cinema sulla Shoah che, come il monumentale lavoro di Claude Lanzmann, ha osato in tempi di totale oblio sollevare il velo e re-imporre alla coscienza collettiva l’obbligo di ricordare e fare i conti con il passato. Anche il proprio.

Questa voce è stata pubblicata in cinema, Container, documentari, film, film in tv e contrassegnata con , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.