Al cinema: QUATTRO FIGLIE (Les Filles d’Olfa), un film di Kaouther Ben Hania. Recensione

Les filles d’Olfa (Le figlie di Olfa), un fim di Kaouther Ben Hania. Con Hend Sabri, Olfa Hamrouni, Eva Chikhaoui, Tayssir Chikhaoui, Nour Karoui, Ichraq Matar, Majd Masstoura. Voto tra il 6 e il 7
Al cinema a partire da giovedì 27 giugno 2024.

Recensione scritta a Cannes 2013 dopo la proiezione in concorso di Les filles d’Olfa (questo il titolo originale).
La proiezione di questo film tunisino, quella di cui avevo il biglietto, era prevista alla 23.15 di venerdì 19 maggio, ripeto: 23.15 (e si trattava di un film del concorso, non di una sezione collaterale), diventate poi le 23.30 per via del ritardo accumulato dai precedenti screening in Salle Debussy. Risultato: uscita, per i pochi che hanno resistito, alle ore 1.20/25. Con la prospettiva anzi la certezza anzi l’obbligo di alzarsi la mattina dopo alle 6.45 per essere pronti alle famigrate prenotazioni on linr alle ore 7, non un secondo di ritardo altrimenti ogni speranza di prendersi i ticket più ricercati è perduta (almeno per quel giorno, ma delle volte anche per sempre, con solo un’ultima chance, la rushline). Per dire cosa sia questo Cannes 2023.
Ma torniamo al film di una regista di Tunisi, Kaouther Ben Hania, che si è fatta largo a Venezia qualche anno fa con L’uomo che vendette la sua pelle, gran successo anche di pubblico al Lido, replicato poi nel circuito arthouse di mezzo mondo e ribadito da una insperata nomination all’Oscar per il migliore film internazionale. La prima per la Tunisia. Insomma, il posto in concorso a questo Cannes Kaouther Ben Hania se lo è guadagnato.
Vediamo una signora, Olfa, una donna del popolo sui cinquant’anni, in primo piano frontale a cominciare a dire di sé, della sua vita personale e di quella delle sue quattro figlie, una vita che diventa anche, senza troppi sforzi, storia e cronaca della Tunisia degli ultimi quindici anni con tutte le sue rivoluzioni, tentativi di democrazia, restaurazioni, fino all’oggi. Olfa parla, si espone senza troppe velatuture, mentre la regista costruisce su e intorno a lei un film che è insieme, come si usa da tempo non solo in cinema, realtà e rappresentazione. Finzione e documentarismo. Tutto è vero, tutto è però ricostruito, Olfa è davvero Olfa, quanto racconta è accaduto (del suo caso hanno ampiamente parlato i media nazionali): è -à la Pirandello – realtà signori, realtà! Ma la regista ricorre a un dispositivo che sulle prime sconcerta e infastidisce, anche per una certa rozzezza nell’utilizzo, quello del re-enactment. Affida a Olfa e a un suo doppio, un’attrice che la interpreta, la ri-messa in scena della sua vita. E le quattro figlie? Due, le maggiori d’età, non ci sono più (scopriremo più tardi il loro destino), piante e compiante da Olfa che solo a sentire i loro nomi cade in lacrime, due attrici a loro molto somiglianti le interpreteranno. Le due minori, rimaste a casa con Olfa, nella rappresentazione interpreteranno-saranno sé stesse. E sul set si comincia a filmare la vita, benché duplicata, in parte da chi l’ha vissuta in parte da attrici e attori. Ecco la disgraziata giovinezza di Olfa in una famiglia poverissima e improntata al più feroce patriarcato. Ecco il suo ancor più disgraziato matrimonio con una prima notte che diventa uno stupro, l’arrivo delle quattro figlie, una dopo l’alta. E a seguire, l’infanzia e adolescenza delle ragazze. Sullo sfondo ma assai presenti e influenti i cambiamenti della Tunisia, dal regime di Ben Ali alla sua caduta nella “primavera tunisina”al caos che ne segue, non sempre benefico. Fino ai più recenti sviluppi conl’instaurazione di un nuovo regime sempre più autoritario. Anche se c’è (anche) un’attrice a interpretarla e duplicarla, Olfa è la vera star, interviene sul set, si impone, suggerisce posture e parole e dialoghi, si mette di fronte alla macchina da presa, se ne impssessa. A raccontarlo il film sembra contorto e artificioso e per la prima parte è così, si fatica a entrare nel dispositivo, oltretutto realizzato con una concitazione, un impeto esagerato e urlato e una certa grossolanità. L’estetica è sgargiante, tronfia, smaccatamente arty. Con dentro un eccesso di segni, un sovraccarico che sembra venire dalla tradizione del cinema-melodramma arabo, soprattutto egiziano, dalle novelas mediorientali e nordafricane. Un miscuglio non facile da digerire che cade spesso nel kitsch. Eppure nonostante il rigetto estetico-visuale suscitato in chi guarda e il contorto meccanismo adottato, il film a modo suo funziona narrativamente, e funziona sempre meglio. Attraverso Olfa e le sue quattre figlie scorre davanti a noi – e vista dal di dentro, da un microcosmo che senza sforzi si fa rappresentativo del macro -, la Tunisia pubblica e privata degli anni Duemila. Le ferree regole patriarcali e la sottomissione delle donne, il regime di Ben Ali, allora odiato e adesso, dopo i disordini che ne sono seguiti, nostalgicamente rimpianto (le immagini delle ragazze a far da cheerleader alle manifestazioni patriottiche del regime sono tra le cose più godibili). Poi la primavera tunisina con le speranze di un nuovo ordine democratico, speranze andate poi in parte disattese. E dunque ascesa dello jihadismo e fondamentalismo islamista per cui le due maggiori Olfa si convertono da una vita non certo soggiogata alle leggi coraniche all’islamismo più convinto e radicale, con tanto di adozione del velo integrale, il niqab. “Allora il niqab era diventato di moda, come oggi i tatuaggi”, commenta una delle figlie, ed è un’analisi che vale molto di più di certe dotte dissertazioni geopolitiche. Non si può dire oltre, se non che inevitabilmente c’entra anche, e parecchio, Daesh/Isis. Les filles d’Olfa non è il film sofisticato e “artistico” che pretende di essere, il gioco del doppio e del re-enactment resta rozzo. Eppure quante informazioni sul mondo arabo dell’ultima decade riesce a darci. Un film che per questa ragione, e non è una ragione da poco, resta, al di là dei suoi limiti film assolutamente da vedere. Stiamo a veder se la giuria lo premierà.
Aggiornamento al 28 giugno 2024: Les filles d’Olfa non ha ottenuto nessun premio ufficiale a Cannes, Ma da allora è stato distribuito in molti paesi, Stati Uniti compresi dove ha ottenuto una nomination all’Oscar 2024 nella categoria miglior documentario (oltre ad aver vinto un Gotham Independent Award e uno Spirit Award).

Dal sito degli Academy Awards: la cadidatura di Four Daughters (titolo inglse di Les fille d’Olfa) all’Oscar 2024 per il miglior documentario. Anche se il film mescola cinema del reale e ricostruzioni fictionali.

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